Archivio notarile di Montefalco, Montefalco (Perugia), 1588 - 1879
Ente
Estremi cronologici: 1588 - 1879
Intestazioni:
Archivio notarile di Montefalco, Montefalco (Perugia), 1588 - 1879
Altre denominazioni:
Archivio notarile di Montefalco
L'archivio notarile di Montefalco ha origine dalle disposizioni generali di Sisto V che con il Motu proprio del 1° agosto 1588 creò, in tutto lo Stato pontificio, gli "Archivia publica et generalia" nei quali dovevano confluire ed essere conservati tutti gli strumenti, le apoche, le cedole, le scritture pubbliche e private dei notai (1).
E' in seguito a queste disposizioni che i notai iniziano a versare la loro produzione documentaria nell'archivio notarile di Montefalco.
Le prime testimonianze dell'esistenza di questo archivio si trovano nella riformanza del 23 novembre 1588 in cui il consiglio stabilisce di reperire nel palazzo dei Priori una stanza atta alla conservazione delle scritture notarili (2). Prima del Motu proprio di Sisto V le norme che regolavano l'attività dei notai erano stabilite dagli statuti comunali. Nel caso del comune di Montefalco, ci sono giunti due statuti: uno, il più antico, del 1524 (3) e l'altro del 1692 (4). Dalla lettura degli statuti si può vedere che il comune regolamentava il proprio rapporto con il notaio che doveva supportare i diversi ufficiali comunali nell'espletamento delle loro funzioni. Inoltre si pone molta cura nello stabilire il compenso che il notaio può richiedere nella stipulazione dei diversi atti, nelle cause civili e criminali e quali tasse il notaio debba pagare al comune (5). Nella Rubrica XXXI (6) si stabilisce che i notai e gli ufficiali del podestà o del vicario, debbano mostrare a tutti coloro che ne facciano richiesta "tutte e singole scritture e atti de criminali e civili" sotto pena di 25 libre di denari. In base a questa rubrica i notai di Montefalco potevano "esse scritture in publica forma extrahiri e publicari". Inoltre nella Rubrica LXXXIII (7) si decreta che un notaio di Montefalco che non eserciti o non abbia esercitato pubblicamente la professione nella suddetta città o nel suo distretto, non possa rogare atti per nessun abitante di questo comune, sotto pena di 100 libre di denari da corrispondere metà alla "Camera della Romana Chiesa" e metà al comune. Questo valeva per tutti gli atti esclusi i testamenti.
L'archivio notarile fu oggetto di minuziosa e frequente normativa durante i secoli XVII e XVIII, ma sostanzialmente le disposizioni non si discostarono da quelle stabilite nel Motu proprio del 1588. Inoltre le vicende storiche attraversate dallo Stato Pontificio durante la fine del '700 (Repubblica Romana 1798-1799) e gli inizi dell''800 (Impero francese 1809-1814), non creeranno cambiamenti di particolare rilievo nella gestione degli archivi notarili in Umbria, ad eccezione del diverso modo di datare i documenti (8), fino alla Restaurazione, quando nel 1822, papa Pio VII, con il Motu proprio del 31 maggio, decreterà la concentrazione degli archivi notarili esistenti, nei "Capo luoghi di Provincia, , nelle Città di Governo Distrettuale, e nei paesi ov'è fissata la residenza dei Governatori." (9). Questo perché, come viene detto nella premessa del Motu proprio, la diffusione degli archivi nei piccoli paesi, se aveva facilitato l'accesso alla documentazione da parte della popolazione, non sempre aveva coinciso con la perfetta conservazione delle carte per mancanza di "luoghi opportuni e dei notai che veglino alla loro custodia". Questo comportò la chiusura di molti archivi notarili il cui materiale documentario confluirà negli archivi rimasti.
E' il caso di Montefalco, città sede di mandamento, nel cui archivio notarile comunale confluiranno gli archivi notarili dei comuni di Giano e Castel Ritaldi.
Dell'archivio di Giano è stato ritrovato, nella soffitta del palazzo comunale tra il materiale caoticamente ammassato su scaffalature e costituito da esibite e documentazione relativa al giudiziario (materiale ora diviso, imbustato e riordinato per secoli), l'inventario che venne compilato appositamente in occasione della consegna del materiale documentario all'archivio notarile comunale di Montefalco.
La documentazione è tuttora conservata nell'archivio notarile mandamentale di Montefalco, mentre, per quel che riguarda il materiale documentario dell'archivio notarile comunale di Castel Ritaldi, questo è stato dapprima versato nell'archivio di Montefalco, ma in un secondo tempo è stato trasferito nell'archivio notarile di Spoleto (10). Infatti ad oggi nell'archivio notarile mandamentale di Montefalco non è conservata, ad eccezione del suddetto inventario, alcuna documentazione dell'archivio notarile comunale di Castel Ritaldi, fatta eccezione del protocollo del notaio Innocentius Nannis di Colle del Marchese (11), comune appodiato di Castel Ritaldi come risulta dal riparto del 1817 .
Con il "Regolamento per l'esecuzione della legge sul riordinamento del notariato" del 1875, negli artt. 146-150 si stabilisce che gli archivi notarili esistenti in città sede di tribunale "s'intenderanno di diritto trasformati in archivi del distretto dove hanno la sede". In questi archivi doveva confluire tutto il materiale documentario fino ad allora conservato negli archivi notarili sorti in località prive di tribunale. Ciononostante i comuni aventi un archivio notarile potevano, entro sei mesi dall'uscita della legge, fare richiesta al Ministero della Giustizia di poter conservare la propria documentazione. Nel caso in cui il comune, una volta autorizzato a conservare l'archivio, non ne curasse la custodia e la manutenzione, il Governo poteva ordinare il trasferimento della propria documentazione nell'archivio del distretto.
Montefalco ha conservato il proprio archivio notarile, costituito da tutte le copie e dagli originali dei notai cessati prima dell'Unità, cioè da tutta quella documentazione frutto della legislazione pontificia.
(1) E. Lodolini, in "Fonti e studi del Corpus Membranarum Italicarum ", Gli archivi notarili delle Marche, III, Roma, 1969, pp. 9-10.
(2) ASCM, Consigli e riformanze, reg. n. 21 cc. 201v.-203r., aa. 1586, gen. 1 - 1589, dic. 30. L'archivio storico comunale di Montefalco ad oggi non è stato ancora riordinato e non si ha un inventario del materiale che lo costituisce.
(3) ASCM, Statuto 1524, compilato al tempo di Martino V (1417.1431).
(4) ASCM, Statuto 1692. Quest'ultimo è la copia in volgare redatta dal "dottore in legge" Giovanni Francesco Guarini dello statuto del 1524.
(5) ASCM, Statuto 1692, "Capitoli e ordini e tasse da osservarsi dai notari di Montefalco alle cause civili e criminali" cc. 84 v.-86 r.; "Tasse e pagamenti che si contengono nelli capitoli della matricola" c. 86 r.
(6) ASCM, Statuto 1692, c. 21 v.
(7) ASCM, Statuto 1692, c. 41 r.
(8) Durante il periodo della Repubblica Romana (1798-1799), l'intestazione della data nei protocolli notarili è: " Libertà, religione, uguaglianza. Anno 6 della Repubblica Francese e primo della Romana?", mentre nel periodo dell'Impero francese (1809-1814) l'intestazione diventa: "Impero francese. Regnante Napoleone imperatore de' Francesi, re d'Italia e protettore della Confederazione del Reno".
(9) "Motu proprio della Santità di nostro Signore Papa Pio settimo, in data 31 maggio 1822, sulli notai ed archivi esibito negli atti romani del segretario di Camera", Roma, presso Vincenzo Poggioli stampatore della R.C.A., Titolo VI, "Degli archivi" .
(10) ANMM, Inventari, reg. n. 1527.
(11) ANMM, Atti dei notai, reg. n. 593.