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Archivio notarile mandamentale di Montefalco

  • Collezione
  • Estremi cronologici: 1400 febbraio 1 - 1989 settembre 29
  • Consistenza: 1535
  • Consistenza: Il materiale documentario si presenta, in generale, in discreto stato di conservazione. I singoli pezzi particolarmemte rovinati e che necessitano di restauro sono stati opportunemente segnelati nel campo "Conservazione" delle singole schede unità.
  • Storia archivistica:
    Il Comune anticamente, in base al Motu proprio di Sisto V e alla legislazione successiva, aveva l'obbligo di fornire i locali per gli archivi gratuitamente (1) e questo spiega perchè ancora oggi molta produzione notarile si trovi presso i comuni.
    I locali forniti dovevano avere determinate caratteristiche che garantissero la sicurezza e l'integrità del materiale in essi conservato. Nel consiglio del 23 novembre 1588 viene stabilito, sulla base di quanto scritto negli " Ordini delli Superiori", di provvedere al reperimento di una stanza in cui conservare le "scritture delli notari tanto morti come vivi". A tale proposito, come stabilito dai "bandi overo capituli fatti da detti signori Superiori sopra il particolare dell'archivio" vengono eletti dal Consiglio magistro Adriano Morione e magistro Leonangelo de Simone con il compito di trovare la suddetta stanza nel palazzo dei Priori. Per la collocazione delle scritture erano previsti "credenzoni", o cassoni "di modo tale che siano secondo le forme et modo di detti bandi o capitoli". Per il pagamento delle spese sostenute doveva provvedere il comune tramite il tesoriere (2). Sempre nella stessa seduta consiliare viene appaltato il servizio dell'archivio al notaio Sinsidonio Piperonio. Nel consiglio del 20 ottobre 1591 viene individuata la sede per l'archivio sopra "la stalla che usava magistro Severino già tesoriere" (3). L'entrata era posta "a capo le schale della prima sala dove si fa il consiglio". A questo proposito va segnalato che dai registri delle Visite e decreti, risulta che non sempre i locali dove il comune di Montefalco conservava l'archivio notarile erano perfettamente idonei per l'uso: infatti nella visita effettuata da Rufinus Francia il 17 dicembre 1754, si fa presente che andrebbe rifatta la pavimentazione dell'archivio in quanto nei locali c'è umidità (4) e che l'archivista ha tempo 15 giorni, dopo di che incorrerà nelle pene pecuniarie previste dai Bandi generali. Tale problema viene rilevato dagli altri visitatori fino al 28 luglio 1769, quando Antonius Bonifazii di Cerreto, ancora una volta, nel visitare l'archivio, non può che constatare che l'umidità nei locali permane e che i lavori da fare sul pavimento non sono stati eseguiti nonostante le precedenti ammonizioni. Nella visita del 26 maggio 1802 (5) il visitatore Ioannes Aloisius decreta la necessità di acquistare armadi necessari "pro collocatione et conservatione omina rogituum in decto archivio existens ..." e di fornire di grata la finestra dell'archivio i cui locali danno sulla pubblica via. La grata è tuttora esistente nell'attuale sede.
    La necessità di avere spazi adeguati per la corretta conservazione del materiale porterà il comune a deliberare, nella seduta consiliare del 29 gennaio 1803, l'acquisto di nuove credenze, forse l'attuale terzo ordine, per riporvi in modo ordinato i protocolli dei notai defunti, altrimenti ammassati disordinatamente nei vecchi mobili per mancanza di spazio. La spesa verrà approvata nella seduta del 30 gennaio 1803 (6). Attualmente il materiale documentario è posto in credenze lignee, disposte lungo tre pareti perimetrali. Tale disposizione fisica dei documenti è di antica costituzione: probabilmente l'archivio dal 1588 in poi non ha subito spostamenti ed è sempre stato conservato nei locali attuali, un tempo sede della Matricola dei notai. A conferma di ciò si può citare l' "Inventario di tutti i singoli protocolli e cartolationi di essi esistenti in questo archivio pubblico della terra di Montefalco" dell'8 maggio 1759 (7), in cui viene descritto quanto conservato nell'archivio non in ordine cronologico, ma in base a come il notaio archivista ha trovato disposti i singoli pezzi all'interno delle credenze nelle quali probabilmente a tutt'oggi il materiale è conservato (8). Lo stesso avviene nella descrizione del materiale fatta nell'inventario del 1810 (9). Sicuramente in questa sede e negli stessi mobili, dovevano essere conservati i protocolli notarili al 1858 perché all'interno delle ante della parte inferiore della credenza ci sono delle targhette di carta con i nomi dei notai che dovevano essere collocati in origine in quelle scanzie: probabilmente targhette scritte dalla stessa mano di colui che ha rogato l'inventario del 1858 (reg. n.1531) e che in quell'occasione ha curato l'etichettatura del materiale inventariato.
    Inoltre dal "Processo verbale di inventario e consegna dei mobili esistenti nell'archivio suddetto" redatto dal notaio conservatore Giuseppe Emiliani e dal sindaco di Montefalco Americo Camilli, in esecuzione di quanto prescritto dall'art. 146 del Regolamento sul notariato del 23 novembre 1879, si deduce che l'archivio notarile mandamentale il 25 luglio 1912 era conservato nella sede in cui ancora oggi si trova. Il materiale documentario è ancora collocato nelle credenze a tre ordini descritte in quel verbale, ma quando è stata presa visione dell'archivio, l'ordine dei pezzi non corrispondeva più a quello originario.
    Dall'analisi del carteggio dell'archivio comunale post-unitario di Montefalco è emersa una lettera datata Spoleto, 20 gennaio 1818 scritta dal delegato apostolico D.C. Lolli al gonfaloniere del comune di Montefalco perché gli invii una serie di informazioni relative allo stato in cui si trova l'archivio notarile del comune(10). Alla lettera è allegato lo "Stato del pubblico archivio" del 26 gennaio 1818 in cui, in apposite fincature, viene descritto il nome e cognome dell'impiegato addetto all'archivio (Calvi Fortunato); la sua moralità (ottima); il suo assegnamento o stipendio (non riceve stipendio, ma si trattiene gli utili che prima corrispondeva al comune come affitto annuo); stato del locale, degli armadi ecc. in cui si trova l'archivio (Viene definito ottimo lo stato del locale, che risulta essere quello attuale, e degli armadi); quale regolamento è obbligato ad osservare l'archivista (nessuno: deve solo fornire su richiesta la documentazione); data di conservazione della documentazione e se è provvista di inventario (la documentazione è in buono stato di conservazione ed è stato fatto un inventario nel 1810).






    (1) "Bando sopra l'osservanza dell'ordinationi dell'archivi eretti da N.S. Sisto Papa V in tutte le città, Terre, e luoghi mediate e immediate soggetti alla S, Sede Apostolica. Enrico del titolo di S. Pudentiana, prete cardinale Caetano della S.R.C. camerlengo", in Roma, per gli eredi di Antonio Blado stampatori camerali, 1588, art. 10.
    (2) ASCM, Consigli e riformanze, reg. n. 21, aa. 1586, gen. 1 - 1589, dic. 30, cc. 201v.-203r. L'archivio comunale preunitario non è stato ancora riordinato e manca di un inventario.
    (3) ASCM, Consigli e riformanze, reg. n. 22, aa. 1590, gen. 1 - 1592, dic. 27, c. 123rv.
    (4) ANMM,Visite e decreti, reg. n. 1516, c. 9v.
    (5) ANMM,Visite e decreti, reg. n. 1517,il registro non è cartulato.
    (6) ASCM, Consigli e riformanze, registro del 1803, gen.2 -1817, ott. 17, c. 1r; c. 3r.
    (7) ANMM, Inventari, reg. 1529 .
    (8) L'archivio, in base alle disposizioni del Motu proprio di Sisto V e al bando del Cardinale Albani del 25 agosto 1721 era custodito e conservato da un notaio archivista a cui il comune dava in appalto il servizio per la tenuta di questo archivio. Nella seduta consiliare del 14 agosto 1814 (ASCM, Consigli e riformanze, registro del 1803, gen.2 -1817, ott. 17, c. 101v.) ad esempio, viene riconfermato al notaio Pompeo Buccioli l'appalto di notaio archivista. Con il M.P. del 1822, artt. 64 e 65, si stabilisce che il notaio archivista non venga più eletto tramite l'appalto dell'archivio da parte del Comune, ma è "la Comune" che elegge l'archivista a vita tra i notai del Circondario e l'elezione deve essere approvata dal Prefetto degli archivi, questo per evitare lucri a discapito della qualità del servizio.
    (9) ANMM, Inventari, reg. n. 1530.
    (10) ASCM, Carteggio amministrativo, b. 2 a. 1818
  • Contenuto:
    L'archivio è costituito da 1535 unità archivistiche (di cui 1431 registri, 100 buste, 2 tabelle e 2 unità archivistiche costituite, quest'ultime, da sei tabelle) e copre il seguente arco cronologico: 1400 - 1989.
    Dei suddetti pezzi 1385 sono costituiti dai protocolli originali dei notai che hanno rogato sulla piazza di Montefalco per un arco cronologico che va dal 1400 al 1866 e che rappresentano la produzione documentaria antecedente l'istituzione dell'archivio notarile mandamentale avvenuta nel 1879. Ci sono inoltre 97 buste di atti in copia e atti privati degli anni 1855-1984 che comprendono sia le copie che per legge i notai dovevano consegnare ogni quindici giorni all'archivio insieme agli originali (questo prima della costituzione dell'archivio mandamentale), sia le copie che dovevano essere conservate nel mandamentale in quanto gli originali dovevano essere versate nel competente archivio distrettuale (in base a quanto stabilito dal R.D. n.4949 del 1879). Infine vanno menzionati 53 pezzi, tra registri, buste e tabelle, di atti d'archivio degli anni 1543-1989, cioè quel materiale di carattere amministrativo, contabile, ecc. che il notaio archivista doveva compilare in base a quanto previsto dalla normativa vigente in materia, per il corretto funzionamento dell'archivio.
  • Criteri di ordinamento:
    L'archivio notarile mandamentale di Montefalco è stato riordinato in tre partizioni divise a loro volta in serie all'interno delle quali sono state poste in ordine cronologico le singole unità archivistiche.
    Nella partizione "Atti dei notai" viene descritta l'intera produzione dei notai roganti sulla piazza di Montefalco.
    Le copie che il notaio doveva consegnare in archivio sulla base di quanto stabilito dal Motu proprio del 1588 e dalla legislazione successiva fino al R.D. del 1875 n. 2876 con cui viene istituito l'archivio distrettuale sono state riordinate nella partizione "Atti di notai in copia e scritture private".
    La documentazione costituita dai registri inerenti la produzione d'archivio è stata riordinata nella partizione "Atti di archivio".
    Il materiale documentario è stato rinvenuto disposto in modo caotico all'interno degli armadi e non rispettava più l'ordine che gli era stato dato all'origine nell'inventario del 1959, redatto in occasione della richiesta di versamento di questo archivio nel competente Archivio di Stato da parte dell'Archivio distrettuale di Terni (1), in base a quanto stabilito dalla legge del 19 luglio 1957 e dall'art. 23 del Dpr 1963. Questo inventario si basa sulle tabelle del 30 ottobre 1858 (2), a loro volta scritte in base all'inventario redatto nel periodo napoleonico (3).
    Si è proceduto, quindi, al riordinamento strettamente cronologico della documentazione, riattribuendo ogni singolo pezzo al notaio che lo aveva prodotto e tenendo conto, quando era possibile, del suddetto inventario del 1959.
    Si è naturalmente effettuata anche la collazione dei singoli pezzi con quelli menzionati negli inventari rinvenuti, per la maggior parte, in un locale del sottotetto del palazzo comunale frammisti ad altra documentazione. Da queste collazioni sono emersi registri di un notaio non menzionato negli inventari a noi pervenuti, si tratta di Simon Pernicolae Augustinelli di Montefalco (aa. 1503-1506). In altri casi notai che non sono stati menzionati nell'inventario del 1959 ma i cui registri sono stati rinvenuti all'interno dell'archivio, sono invece presenti negli inventari anteriori. E' il caso di: Petrus Andreoli di Montefalco aa. 1400-1409 che manca nell'inventario del 1959, ma è presente nell'inventario del 1759 a c. 19 v.; Iustinianus ser Marini de Brancalupis di Montefalco aa. 1489-1517, non menzionato nell'inventario del 1959 ma elencato al n. 7 dell'inventario del 1858; Ioannes Franciscus Francisci di Montefalco aa.1497-1527, che manca nell'inventario del 1959 ma la cui produzione è descritta nell'inventario del 1759 a c. 19 r. con data 1409-1421 e nell'inventario del 1858 al n. 1. Si è potuto constatare che la documentazione descritta in questi strumenti è giunta sino ai giorni nostri senza subire gravi perdite: è risultata mancante la produzione di un solo notaio, ser Remigio di ser Nobili aa. 1483-1487 menzionato nell'inventario del 1759 a c. 20 r., nell'inventario del 1858 al n. 12 e nell'inventario del 1959 al n. 13.
    All'interno della produzione di ogni notaio si è provveduto a riordinare i registri non solo seguendo l'ordine cronologico, ma anche basandoci sulla loro tipologia. In base a quanto detto si sono individuati i protocolli, dopo i quali sono stati posti, ove presenti, le copie esibite al posto degli originali, i bastardelli e quei registri in cui il notaio roga atti di un unico tipo, cioè i testamenti, le memorie, gli atti rogati per conto dei monasteri, ecc.
    Un cenno particolare meritano i registri dell'archivio notarile di Giano, confluiti a Montefalco a seguito del Motu proprio di Pio VII del 1822. Questi registri, come dimostrano gli inventari dell'archivio notarile di Montefalco redatti nel 1858 e nel 1959, sono stati da sempre considerati come parte integrante dell'archivio e mai come fondo a se stante. Tenendo conto di questo, si è provveduto, nel riordinamento, a lasciarli all'interno della produzione notarile di Montefalco, senza estrapolarli. Si è comunque fornito un elenco sia dei protocolli che dei registri inerenti la produzione d'archivio del notarile di Giano nella nota 14 della scheda "Soggetto produttore" nella pagina "Complesso archivistico" del presente inventario.
    Contemporaneamente a questa operazione si è proceduto all'individuazione del materiale frutto della produzione d'archivio e delle copie degli atti notarili. La scarsità di questa tipologia documentaria, ci ha indotto ad effettuare ricerche presso i locali del palazzo comunale dove, in un locale nel sottotetto, sono stati rinvenuti registri e carte sciolte, per lo più esibite, accatastati in modo caotico su delle scaffalature. Questo materiale, a causa della sua mole e del cattivo stato di conservazione (soprattutto le esibite necessitano, prima ancora di essere riordinate, di un immediato intervento di depolverizzazione) dovrà essere fatto oggetto di interventi di riordinamento successivi. Per ora la documentazione relativa all'archivio notarile è stata separata da quella inerente l'archivio storico comunale e il giudiziario e condizionata, divisa per secoli, in buste (sec. XVI bb. 5, sec. XVII bb. 22, sec. XVIII bb. 26, sec. XIX bb. 13).
    Per quanto riguarda le copie conservate in archivio dal 1855 al 1989, queste erano già condizionate in buste, ma per la maggior parte non erano fascicolate: si è quindi provveduto a creare fascicoli là dove mancavano e a riordinarle per numero di repertorio e cronologicamente all'interno del notaio che le aveva prodotte, seguendo l'ordine già esistente nelle buste là dove questo ordine non c'era più.
    La documentazione costituita dai registri inerenti la produzione d'archivio è stata ritrovata con le esibite in un locale nel sottotetto del palazzo comunale. Si è provveduto a riordinarli all'interno delle rispettive serie per ordine cronologico.
    Per quanto riguarda il materiale inerente il carteggio amministrativo e la contabilità dell'archivio notarile mandamentale, ritrovato all'interno delle credenze dell'archivio in modo disordinato, si è provveduto a riordinarlo cronologicamente e a condizionarlo in fascicoli pluriennali all'interno di due buste.
    Va inoltre detto che il materiale segnalato nella fincatura "osservazioni" dell'inventario del 26 maggio 1959 come "carte varie e confuse", "carte varie", "rotolo piccolo di carte alla rinfusa", "fascicolo carte sparse" è stato preso in esame e reinserito all'interno dei protocolli di appartenenza, nel caso in cui si trattava di notule preparatorie dei contratti, o tolto dall'archivio notarile perché produzione dell'archivio comunale o giudiziario.



    (1) ANMM, Carteggio, b. 1526 fasc. 7.
    (2) ANMM, Tabelle, nn. 1534-1535.
    (3) ANMM, Inventari, reg. n. 1530.
  • Bibliografia:
    Briganti Francesco, L'Umbria nella storia del notariato italiano. Archivi notarili nelle provincie di Perugia e Terni.
    Mazzatinti Giuseppe, Gli archivi della storia d'Italia.
    Emiliani Giuseppe, I notai di Montefalco.