Consistenza:
Il complesso documentario è collocato su scaffalatura metallica a muro disposta ad angolo.
Lo stato di conservazione della serie degli Atti è discreta: le buste presentano come problematica comune la rottura o la perdita dei lacci di chiusura, mentre l'intervento ha rilevato la perdita o la mutilazione di numerose camicie di protezione dei fascicoli. Le carte si sono mantenute in buono stato; i disegni tecnici sono stati interessati da qualche caso di muffa, a cui si è posto ovviato con l'utilizzo di carta non acida.
Lo stato di conservazione della serie dei Conti consuntivi e preventivi è invece buono. La collocazione separata delle carte, la tipologia documentaria e l'arco cronologico delle stesse hanno richiamato un minore interesse di consultazione rispetto ai fascicoli della serie degli Atti, preservando le carte in ottimo stato. Eccezionalmente, strappi e lacerazioni riguardano le camicie dei fascicoli estremi dei faldoni, così ridotte a seguito delle modalità di estrazione e inserimento in quelli, aperti solo sul lato corto superiore.
Le serie dei registri di protocollo, dei mazzi con i mandati di pagamento e con le reversali, dei libri di cassa sono collocate in pila nel ripiano inferiore della scaffalatura di destra. Lo stato di queste serie è discreto: si sono rilevati allentamenti nella cucitura dei fascicoli con alcuni distacchi di fogli dalla compagine, cadute di carte posteriori di legatura, piegature o strappi nelle copertine, qualche caso di muffa di lieve entità.
Storia archivistica: L'archivio storico consorziale che si è conservato è costituito da documentazione relativa agli anni 1811-1950 e ha pertanto inizio con le pratiche poste in essere dall'ente in età napoleonica, probabilmente a seguito della riorganizzazione burocratica dettata dal governo del Regno italico. Dell'archivio che documentò la vita del consorzio nel secolo precedente non vi è traccia, se non per un cenno rinvenuto nella copia di un atto di investitura d'acqua datato 1732, emesso a favore di una nobile famiglia del territorio, in cui si fa riferimento alla trascrizione di quel documento nel "Libro Decreti del Consorzio Menago" [1], operazione archivistica - la trascrizione - e tipologia documentaria - un libro dei decreti - proprie delle società di Antico regime.
Fin dall'inizio del XIX secolo il Consorzio Fiume Menago custodì il proprio archivio nell'ufficio consorziale a Verona, il cui fitto era voce distinta di spesa nel titolario in uso per la gestione finanziaria dell'ente. Responsabile della custodia e del funzionamento dell'archivio era il segretario consorziale.
Nello statuto del 1900 (art. 30) - che riprende quanto dettato dai regolamenti ottocenteschi - si specificava chiaramente che "al segretario incombe l'obbligo della conservazione dei catasti, mappe, statistiche consorziali e tutti i registri ed atti d'ufficio. Esso dovrà tenere un esatto protocollo degli esibiti, degli atti e dei contratti tutti del Consorzio, prestarsi alla corrispondenza colle Autorità e con chiunque occorresse, assistere alle sedute sì ordinarie che straordinarie dell'Assemblea dei consorziati e della Deputazione ed estendere i relativi processi verbali, compilare i consuntivi e preventivi, redigere i quinternetti di scossa e tenere in piena evidenza i giornali e registri di cassa, controfirmare tutti gli atti, contratti, processi verbali, reversali e mandati. Esso sarà responsabile del regolare andamento dell'ufficio, del pronto e sollecito disbrigo degli affari, spedizione degli atti e dell'osservanza dei contratti e specialmente dello Statuto e delle leggi vigenti in materia". Inoltre, si poneva in divieto assoluto sotto la responsabilità del segretario l'asporto, anche temporaneo, degli atti e registri del consorzio (art. 35).
È quindi utile ricordare i segretari che si sono avvicendati in questo oneroso incarico: Giovan Battista Menegatti (1808-1810), Giacomo Donisi (1810-1813), Achille Bombardi (1813-1818), Francesco Bernardi (1819-1824), Luigi Sabelli (1824-1826), Pietro Bonomini (1827-1861), sostituito prima in supplenza (dal luglio 1861) poi in forma definitiva (dal gennaio 1862) dall'avvocato Francesco Mario Canestrari, seguito quindi da Olimpio Verza (in carica dal 1869 fino al primo decennio del '900), Camillo Recchia (attivo intorno al 1911 fino al 1930) ed Enrico Simeoni (in carica fra il quarto e il quinto decennio del '900).
Per il sistema di organizzazione dell'ufficio adottato dall'ente, di cui si darà illustrazione a breve, trattare dell'archivio storico del consorzio significa nella sostanza trattare della serie degli Atti.
L'archivio fu oggetto di alcuni riordini intorno alla metà dell'Ottocento. I primi interventi riconoscibili datano agli anni '40-'50 del secolo e sono attribuibili all'allora segretario consorziale Pietro Bonomini, il quale ordinò la documentazione, più o meno tematicamente e cronologicamente, in sedici buste che si possono così descrivere: b. I, cause di antica data e attestazioni di investiture; bb. II-III, normative, documentazione relativa a scavi generali sessennali di inizio secolo ed a lavori straordinari; b. III.2, contratti di manutenzione del fiume; b. III.3, convocazioni dell'assemblea generale dei consorziati; b. IV, vertenze per abusi commessi dai consorziati e per competenze di spesa; bb. IV.2-IV.3, tasse ordinarie e straordinarie; b. V, abusi e contravvenzioni; b. VI, nomine delle cariche consorziali, contratti con l'ingegnere consorziale e documentazione relativa alla tenuta del catasto, rapporti dei custodi del fiume; b. VII-VIII-IX, normative, regolamenti, circolari governative ed istruzioni, reclami; b. X, richieste dei consorziati per esecuzione di lavori e rimborsi spese; bb. XI-XII, rotte agli argini, vertenze per permessi e lavori arbitrari. I bilanci, che per segnatura avrebbero dovuto essere posizionati in busta IV, furono collocati fisicamente in sei faldoni separati, che tuttora sono ben individuabili e costituiscono la distinta serie dei Conti consuntivi e preventivi.
Le buste organizzate da Bonomini furono riutilizzate negli interventi di ordinamento successivi e sono giunte fino ai giorni nostri, pur se cambiate nella numerazione progressiva, mantenendo la traccia di quell'organizzazione nelle annotazioni di mano dello stesso segretario, talvolta poco leggibili, apposte a matita sui dorsi.
Tra luglio e novembre del 1861, in corrispondenza alla supplenza di Francesco Mario Canestrari nella cura dell'ufficio di segreteria, furono nuovamente realizzati "il coordinamento e catalogo dell'archivio" nonché la riparazione degli scaffali dei due armadi dell'ufficio consorziale in cui andava riposto il materiale appena riordinato [2]. La risistemazione dell'archivio si era resa necessaria probabilmente a seguito di lacune e spostamenti di collocazione del materiale, tali da giustificare l'assegnazione di una nuova numerazione progressiva ai fascicoli, che ormai occupavano lo spazio di ventotto buste.
Nel 1869 Canestrari si fece latitante per non rispondere del reato di malversazione di cui si era macchiato, lasciando l'archivio consorziale in disordine. A seguito di ciò furono effettuate altre operazioni di riordino delle carte, durante le quali si evidenziarono manomissioni di importanti posizioni d'archivio e sottrazioni di numerosi documenti. Si mise pertanto mano al sistema di archiviazione al fine di uniformare la nuova sistemazione alla vecchia: da alcune lettere del 1900, che ripercorrono gli interventi in questione, si ha notizia che in quell'occasione "si raccolsero in varie buste (...) atti e documenti di epoche remote" e che della documentazione posteriore al 1869 veniva "sotto ogni forma curato il regolare andamento" [3].
Tutti gli interventi illustrati sono rilevabili negli strumenti di corredo conservati fra le carte dell'archivio, significativamente posizionati in un fascicolo di "Miscellanea di atti diversi senza importanza" [4].
Si ha innanzitutto un Repertorio delle posizioni del Consorzio Fiume Menago datato 1846, organizzato per fincature con l'indicazione del numero progressivo di posizione del fascicolo all'interno dell'archivio, delle ditte interessate, della materia e di eventuali osservazioni sulla pratica o sulla sua evasione. L'estensore del repertorio non è stato identificato ma di mano certa dell'allora segretario Pietro Bonomini sono le integrazioni relative alla documentazione prodotta dal 1846 al 1861. A supporto del repertorio fu prodotto un Indice dell'archivio consorziale in forma di rubrica alfabetica, con il quale era possibile reperire i fascicoli per oggetto delle pratiche o parti in causa; redatto dalle stesse mani del repertorio, che qui tuttavia operarono congiuntamente, e al pari di quello, l'indice si riferiva alla documentazione prodotta dall'inizio dell'800 fino al 1861 circa.
Fino al 1861-1862 si riferisce anche la documentazione descritta nel terzo mezzo di corredo rinvenuto, un Indice dell'archivio di mano di Francesco Mario Canestrari, che proprio in quegli anni aveva preso l'incarico di segretario. L'indice è il riflesso delle operazioni di sistemazione dell'archivio del 1861: un confronto fra la descrizione delle pratiche data dai precedenti repertori e quella dell'ultimo strumento mostra una sostanziale corrispondenza del materiale esistente ma anche lacune e spostamenti di collocazione, che hanno giustificato, come già detto, l'assegnazione di nuovi numeri ai fascicoli (nn. di posizione 1-273 in bb. I-XXVIII). Questa numerazione progressiva non è stata modificata dalla successiva gestione dell'archivio consorziale ma soltanto aggiornata, ed è la stessa su cui tuttora poggia il sistema di organizzazione delle carte.
Anche in questo caso, contestualmente all'indice fu approntato, sempre da Canestrari, un repertorio alfabetico delle posizioni d'archivio corredato in fine di una utile tavola di corrispondenza fra numero del fascicolo e busta di collocazione. Tale strumento fu integrato dal successivo segretario Olimpio Verza quanto alla documentazione di fine anni Sessanta e degli anni Settanta (nn. 331-379), rivelandosi testimonianza della risistemazione del 1869 effettuata a seguito della fuga di Canestrari e dell'aggiornamento dell'archivio.
Dai repertori appare chiaramente il sistema di organizzazione dell'archivio adottato fin dalla prima metà dell'Ottocento e sostanzialmente mai abbandonato.
Il consorzio mise a punto un metodo piuttosto semplice di conservazione degli atti, concependo l'archivio come una struttura lineare anziché come il riflesso di competenze e di attività riconoscibili in un titolario. Gli atti erano infatti organizzati in fascicoli, ciascuno dei quali, una volta creato, veniva dotato di un numero di posizione d'archivio, progressivo, e quindi inserito generalmente nella busta che conteneva il fascicolo con il numero immediatamente precedente. Il sistema poggiava pertanto sulla sedimentazione naturale non solo delle carte, all'interno di ciascun fascicolo, ma anche dei fascicoli, all'interno di ciascuna busta [5]. Gli indici redatti dai segretari consorziali appaiono infatti come semplici elenchi dei fascicoli, identificati in modo univoco da una segnatura costituita dal numero di posizione (in cifre arabe) e dal numero di busta (in numeri romani), la stessa riportata sulle camicie.
Il numero di posizione si configurò talvolta come una sorta di categoria, a cui venivano ricondotte nel tempo le pratiche afferenti. Ad esempio, nell'organizzazione degli anni '40 del XIX secolo la posizione 22 venne assegnata a tutte le convocazioni dell'assemblea generale dei consorziati, la numero 30 a tutti i conti preventivi e consuntivi; allo stesso modo, un esempio dei tempi più recenti è data dalla posizione 420 che fu attribuita alle tasse consorziali degli anni 1888-1930, la cui documentazione, poiché prodotta in tempi diversi, fu collocata in varie buste (bb. 39, 46, 47, 48, 49).
Questo sistema, che impedì il formarsi di serie di atti sulla base di competenze d'ufficio, permise tuttavia di ricondurre, anche se in maniera non sistematica, le buste a macroargomenti, di cui sono traccia i titoli scritti sui dorsi, in parte ricalcanti i precedenti assegnati dal segretario Bonomini. Altre scritte di mano della seconda metà del Novecento interessano i dorsi delle buste 2-12, a testimonianza degli interventi di spostamento effettuati sulle carte dopo il 1950, estremo cronologico del complesso archivistico, sconvolgendo l'ordine dei fascicoli e rendendo non più riconoscibile il sistema di organizzazione dell'archivio messo a punto dall'ente.
Il consorzio fu soppresso ufficialmente nel 1983 ma già negli anni '50 e '60 versava in condizioni di difficoltà tanto da deliberare nel 1977 il proprio scioglimento, trasferendo i compiti istituzionali al Consorzio di bonifica delle Valli Grandi e Medio Veronese.
Se gli atti degli ultimi due decenni di attività dell'ente furono verosimilmente acquisiti dai nuovi uffici competenti per l'espletamento degli affari non ancora conclusi, la parte restante dell'archivio - che è oggetto dell'inventario - fu invece conservata con ogni probabilità da Samuele Antonietti, membro della deputazione consorziale almeno fino 1950 [6]. Il materiale cartaceo trovò collocazione a Fumane nella villa storica Ravignani, di proprietà degli Antonietti, dove rimase anche quando i beni della famiglia, archivio compreso, entrarono in possesso per via matrimoniale della famiglia Benati.
Tra il 2004 e il 2005 i Benati, intenzionati a vendere la proprietà dell'immobile, hanno ceduto onerosamente l'archivio a Gianfrancesco e Giuseppe Ferrarini antiquari di Cerea, i quali lo hanno temporaneamente custodito presso il Museo dell'antico artigianato del legno con sede nello stesso comune, da loro gestito in qualità rispettivamente di direttore e conservatore.
Nel 2005 i fratelli Ferrarini hanno donato l'archivio al Comune di Cerea, la cui amministrazione ha ritenuto di depositarlo, almeno temporaneamente, presso la Biblioteca civica "Bruno Bresciani" per garantirne la valorizzazione [7].
Nello stesso 2005 l'archivio è stato dichiarato di interesse locale dalla Regione Veneto ai sensi dell'art. 41 della legge regionale 5 settembre 1984 n. 50.
L'archivio si trova tuttora fisicamente collocato nella sezione di storia locale della biblioteca comunale di Cerea.
[1] Biblioteca comunale di Cerea (d'ora in avanti BCC), Archivio storico Consorzio Fiume Menago (d'ora in avanti ASCFM), Atti, b. 17, fasc. 142, s.fasc. "Opposizione del nobile Sebastiano Murari dalla corte Brà all'escavo del fiume Menago assunto dal nobile Peccana", vol. "Nob(il) Ho(mo) Sig(nor) Co(nte) Lodovico Vidman. Consorzio Menago contro Conti Salvi et quiscumque. Vedi Processo Convenzione Consorzio".
[2] BCC, ASCFM, Atti, b. 28, fasc. 265 "Canestrari dottor Francesco Mario. Supplenza nelle mansioni di segretario, indi segretario interinale".
[3] BCC, ASCFM, Atti, b. 25, fasc. 244 "Miscellanea di atti diversi senza importanza", docc. del 13 novembre e 15 novembre 1861; b. 27, fasc. 268 "Spese d'ufficio e stampe", docc. del 30 ottobre, 11 e 23 novembre 1861; b. 35, fasc. 336 "Fitto d'ufficio. Spese varie d'ufficio e stampe [da] 1869 a ***", docc. del 21 marzo e 5 aprile 1900.
[4] BCC, ASCFM, Atti, b. 25, fasc. 244 "Miscellanea di atti diversi senza importanza".
[5] Questa organizzazione delle carte non è del tutto anomala guardando alle vicende di altri consorzi di bonifica: si veda TOGNON 2005, pp. 82-83.
[6] Le vicende dei consorzi di bonifica hanno dimostrato pratica non del tutto insolita la conservazione dei documenti da parte degli amministratori od anche dei professionisti con incarichi consorziali e competenze giuridiche come avvocati od ingegneri: si veda TOGNON 2005, pp. 80-81.
[7] Verbale di consegna del 9 giugno 2005 a seguito di deliberazione della Giunta comunale n. 33 del 3 marzo 2005.
Contenuto: Il complesso archivistico copre un arco cronologico che va dal 1811, con gli atti prodotti dal consorzio durante il governo napoleonico, al 1950; ai secoli XVI-XVIII risalgono i frequenti antecedenti allegati in copia otto-novecentesca alle pratiche. Risulta mancante la documentazione relativa alle funzioni espletate dall'ente fino agli anni '70 anteriormente al suo scioglimento.
Come di norma per gli archivi consorziali, è qui presente sia la documentazione tipica di ogni organismo collettivo (statuti e verbali degli organi direttivi, liti e vertenze, corrispondenza, contabilità, bilanci e mandati, rendiconti, mastri e giornali di cassa, protocolli) sia la documentazione specifica dell'ente relativa alle sue competenze, nella fattispecie la regolamentazione delle acque, i lavori idrogeologici, la riscossione dei contributi esattoriali e via dicendo; tale documentazione specifica è a sua volta riconducibile a due grandi settori, uno tecnico (mappe, disegni, planimetrie) ed uno fiscale (catasti, matricole, ruoli dei proprietari e possessori, vertenze con i consorziati).
La specificità dell'archivio del Consorzio Fiume Menago è data dal fatto che, per il sistema di ordinamento adottato dall'ente, la serie degli Atti comprende documentazione relativa a diverse competenze - segreteria, contabilità e ragioneria, contenzioso, catasto, servizi tecnici - includendo anche tipologie documentarie che in alcuni momenti storici dell'attività dell'ente sono state sistemate in serie separate.
In particolare, si sono individuate le seguenti serie: Atti (1811-1950); Protocolli (1869-1943); Conti preventivi e consuntivi (1811-1842); Mandati di pagamento (1860-1950); Reversali (1910-1917, 1925-1927); Libri di cassa (1903-1932). La consistenza fisica è di 9 registri, 103 mazzi e 60 buste
Criteri di ordinamento:
All'inizio dell'intervento di riordino il complesso documentario si presentava in un apparente stato di ordine, con le buste collocate sugli scaffali secondo il numero progressivo di corda, con i registri e i mazzi raggruppati a parte. Non vi era alcuno strumento di corredo ad uso della consultazione; un elenco di consistenza era stato redatto dal personale dell'istituto conservatore contestualmente all'atto di donazione del materiale.
Per avere un primo riscontro sullo stato reale dell'archivio, già durante i sopralluoghi finalizzati alla stesura del progetto ed ancora ad inizio intervento si è proceduto attraverso la consultazione dei registri di protocollo ad una verifica a campione della corrispondenza o meno fra segnatura assegnata alla documentazione dall'ente produttore e la sua reale collocazione fisica, riscontrando un esito negativo. In particolare si sono cercati lo statuto consorziale del 1903 e i relativi incarti che, stando alle registrazioni di protocollo, avrebbero dovuto trovarsi nelle posizioni 355 e 451 rispettivamente nelle buste 38 e 43, dove tuttavia non vi era traccia di tali fascicoli. Ciò ha reso evidente che lo stato dell'archivio non rispecchiava, non del tutto almeno, l'ordine originario voluto dal consorzio.
Preso atto di questo, si è dato inizio alla schedatura dei pezzi archivistici facilmente riconoscibili come unità a sé stanti (registri di protocollo, mazzi dei mandati di pagamento e delle reversali, libri di cassa). Poi si è passati alle sei buste della serie dei Conti preventivi e consuntivi, infine si è rivolta l'attenzione alla serie degli Atti, la più cospicua del complesso documentario: nel caso di queste due ultime serie, come unità documentaria di base per la redazione dell'inventario si è scelto il fascicolo. Di ogni pezzo preso in esame si sono individuati titolo e/o contenuto, parti in oggetto e materia, estremi cronologici, consistenza, eventuali segnature precedenti, richiami o rinvii, note di varia natura, e a ciascuno è stato assegnato un numero provvisorio.
Per quanto riguarda la serie degli Atti, la schedatura ha permesso di registrare le posizioni assegnate ai fascicoli prima dei riordinamenti del 1861 e del 1869, nonché di verificare la maggiore cura e l'incremento della produzione documentaria che hanno caratterizzato la gestione dell'archivio dopo il 1869. Ad esempio sulle camicie dei fascicoli anteriori a questa data è frequente riscontrare un primo numero di posizione a penna nell'angolo superiore sinistro, di mano del segretario Bonomini, poi depennato e sostituito dal nuovo numero scritto con matita rossa o blu dalla mano del successore nell'incarico Canestrari; l'attività del segretario Verza è facilmente riconoscibile per l'uso di camicie colorate (rosa e viola), per la scrittura posata e calligrafica, per l'uniformità dei titoli.
Momento fondamentale del lavoro è stato rinvenire in un fascicolo di miscellanea il corredo interno dell'archivio, vale a dire gli indici e i repertori ad uso d'ufficio, con i quali è stato possibile raggiungere una maggiore chiarezza nella conoscenza del sistema di organizzazione dato alle carte - non basato, come giova ricordare, su di un titolario - e procedere con maggior sicurezza nella schedatura.
In mancanza del titolo di un fascicolo a causa della perdita della camicia si è infatti ritenuto di adottare nel nuovo inventario il titolo ricavato, quando possibile, dai mezzi di corredo originali, inserendolo fra virgolette, perché coevo alla pratica e non di elaborazione moderna, ma entro parentesi quadre, trattandosi comunque di un'integrazione. Ugualmente si è ricorsi al titolo assegnato dai repertori per attribuire una denominazione d'insieme a quei sottofascicoli aventi tutti la medesima posizione d'archivio riconducibili senza dubbio alcuno al medesimo oggetto (un esempio fra tanti è il fasc. 46 in b. 11). Infine, gli strumenti di corredo hanno rappresentato un utile mezzo per verificare lacune nel materiale, confrontando le date estreme in essi eventualmente indicate e le date effettive della documentazione conservatasi.
Tuttavia, addentrandosi nel lavoro si è constatata subito la frequente presenza di fascicoli sciolti o smembrati, camicie mutile (probabile conseguenza, vista la sistematicità del caso, di operazioni di strappo per il riutilizzo della carta), fogli sciolti e carte singole. Tali unità sono state schedate in un secondo momento, quando si è raggiunta una certa conoscenza del sistema di ordinamento delle carte, cercando di rilevare quei dati (parti in causa, oggetto, materia, data e soprattutto elementi di segnatura) utili alla loro ricollocazione storica. Si è così verificato che talvolta le carte sciolte erano solamente fuoriuscite dal fascicolo di pertinenza collocato, correttamente o meno, dentro la medesima busta in cui esse si trovavano in confusione, talaltra erano del tutto fuori posto. Attraverso l'analisi degli elementi di schedatura raccolti è stato possibile ricondurre tali carte ai fascicoli di provenienza: degli spostamenti si è cercato di render conto con una tavola di raffronto, che si allega all'inventario.
Il passo successivo alla schedatura preliminare è stato ricostituire l'ordinamento originario del materiale.
Le problematiche maggiori hanno riguardato ancora una volta gli Atti. In particolare, l'analisi del contenuto delle buste dopo l'operazione di schedatura ha evidenziato il verificarsi di vari casi: alcune conservavano ancora quanto era stato loro assegnato dai segretari consorziali (ad esempio bb. 6, 10, 17, 18); alcune conservavano tutti i fascicoli originariamente in altra busta senza manomissioni significative (ad esempio, in b. 25 era il contenuto di b. 32, in b. 27 il contenuto di b. 40, in b. 35 il contenuto di b. 27); altre conservavano fascicoli riconducibili a più buste, spesso non relazionabili fra loro né per competenze dell'ente né per materia né per estremi cronologici; altre ancora includevano miscellanee raccolte senza un criterio individuabile e gruppi di carte sparse. Da segnalare che le buste 21-23, 25-32 erano divenute una sorta di serie parziale raccogliendo molta della documentazione di bilancio, comportando tuttavia lo spostamento in altro luogo dei loro originali fascicoli, divenuti così non più rintracciabili.
Lo stato della serie anteriore all'intervento è parzialmente documentato dalle note di contenuto scritte sui dorsi delle buste 2-12 da una mano attribuibile alla seconda metà del Novecento, quindi estranea all'attività dell'ente produttore e ritenuta, per tale motivo, non vincolante nelle operazioni di riordino.
L'impossibilità di utilizzare i registri di protocollo e i repertori d'ufficio per reperire la documentazione, e soprattutto il riconoscimento di un sistema forte e univoco adottato per archiviare le pratiche e documentato chiaramente dai repertori conservatisi hanno motivato la scelta di operare lo spostamento fisico del materiale cartaceo restituendone la posizione originaria.
La fase di ordinamento ha evidenziato alcune significative conseguenze delle manomissioni alle carte. La documentazione più antica ha infatti subito nel tempo mutilazioni notevoli, tanto che a seguito dell'attuale intervento alcune buste accolgono documentazione quantitativamente limitata: un caso significativo è la busta 2 che doveva contenere, fra l'altro, le posizioni 7-8 relative alle "Escavazioni generali sessennali 1822, 1828, 1834, 1840-42, 1846-47, 1854" ridotte ad un unico fascicolo di una ventina di carte di sole copie conformi delle perizie e delle relazioni dei secoli XVIII-XIX per la programmazione degli scavi, mentre mancanti sono tutti gli atti di quella posizione. Al contrario, le buste create a partire dagli ultimi tre decenni del XIX secolo, periodo di fervente attività del consorzio, risultano ora molto corpose perché vi sono stati ricondotti tutti i fascicoli di pertinenza. A seguito dell'intervento risultano invece svuotate le ultime due buste, 53 e 54, perché erano state utilizzate per raccogliere i fascicoli degli ultimi decenni privi di segnatura, il materiale miscellaneo e gran parte delle carte sciolte poi ricondotte alle rispettive pratiche.
Alcune problematiche si sono presentate nel trattare la documentazione prodotta tra il 1930 e il 1950. Una tenuta non più ottimale dell'ufficio di segreteria in quel periodo ha comportato da un lato la creazione di fascicoli a cui non sono stati assegnati, né sul registro di protocollo né sulle singole camicie, codici di classificazione o segnature, dall'altro la formazione di diversi fascicoli di miscellanea generalmente denominati "corrispondenza", "esercizio" o "varie". Inoltre, l'analisi dei registri di protocollo di quegli anni ha evidenziato l'esistenza di posizioni d'archivio (con numeri superiori al 550) non rinvenute in forma di fascicolo nelle buste della serie, ma testimoniate da carte sciolte già confluite nelle miscellanee e, sull'esempio di tale stato di fatto, qui collocate in fase di riordino se trovate sparse.
Tra i fascicoli del 1930-1950 ci sono anche quelli relativi alla corrispondenza: non si è costituita per essi una distinta serie, nonostante l'evidente ordinamento ad annum, perché una simile operazione non avrebbe rispettato il criterio di archiviazione dei fascicoli adottato dall'ente, che ha sempre inserito tutti gli atti - lettere, rapporti, relazioni e corrispondenza varia - in un unico complesso seriale.
Nel portare a termine il riordinamento della serie degli Atti rispettando l'originario sistema di organizzazione delle carte, si è pertanto proceduto in due modi.
Per i fascicoli creati prima del 1930 è stato mantenuto il numero progressivo di posizione, nonostante ciò abbia comportato lacune o salti nella sequenza numerica. Si è rispettato l'uso, così come è stato interpretato e adeguandosi ad esso quando necessario, del 'bis' nel caso di fascicoli aventi lo stesso numero ma di pari livello, dei numeri romani (I, II, III, etc.) nel caso di sottofascicoli, delle lettere minuscole (a, b, c, etc.) per gli eventuali sotto-sottofascicoli.
Ai fascicoli creati dopo il 1930 è stato assegnato un numero di corda secondo una nuova sequenza partendo dal numero 1, poiché si è ritenuto che la continuazione della sequenza numerica precedente sarebbe stata operazione eccessivamente arbitraria. In questo secondo caso l'ordine dei fascicoli è stato dato in base alla tipologia documentaria e, in secondo luogo, alla data di inizio della pratica o al primo estremo cronologico della miscellanea, avendo come filo conduttore le annotazioni sui dorsi delle buste: le buste 50-53 contengono pertanto, nell'ordine, atti, conti preventivi e consuntivi, corrispondenza, settimanali, disegni singoli che non è stato possibile ricondurre con assoluta certezza ai fascicoli d'origine, e miscellanee.
Da segnalare, infine, la mancanza di due unità di condizionamento, cioè le buste 38 e 42, a cui si è ovviato nel seguente modo: i due fascicoli superstiti della originaria busta 38 sono stati inseriti nella precedente unità 37, non riscontrandosi problematiche rispetto al contenuto di questa; per la 42 si è adottata una nuova unità di condizionamento.
L'antica serie dei Conti preventivi e consuntivi di fatto non ha subito manomissioni di sorta, se non qualche lieve spostamento nella sequenza dei fascicoli all'interno dei faldoni, certo frutto di disattenzione. Non si è ritenuto di estrapolare dalla serie degli Atti tutta la restante documentazione relativa ai bilanci dell'attività finanziaria dell'ente successiva al 1842, perché perfettamente inglobata nel sistema di organizzazione dell'archivio adottato a partire dal 1861. La serie è stata quindi sistemata ordinando i fascicoli cronologicamente e assegnando loro un numero di corda di nuova sequenza.
I registri di protocollo sono stati ordinati in base agli estremi cronologici della registrazione in essi contenuta; di fatto la sequenza corrisponde alla numerazione apposta in numeri romani in rosso da mano d'ufficio novecentesca sulla copertina di ciascun libro, ad eccezione dell'ultimo.
Ugualmente sono state trattate le serie dei mandati di pagamento, delle reversali e dei libri di cassa, i cui pezzi sono stati ordinati cronologicamente.
Tutti i registri e i mazzi sono stati collocati sul ripiano inferiore della scaffalatura di destra che attualmente ospita il complesso archivistico, dove già si trovavano prima dell'intervento di riordino.
L'inventario è stato corredato da indici dei nomi propri e dei toponimi; da un glossario utile a dare chiarimenti sulla frequente terminologia tecnica o dialettale in uso nei fascicoli; da due tavole di raffronto, di cui la prima relativa alle annotazioni dei dorsi delle buste, la seconda agli spostamenti di sottofascicoli, unità documentarie e carte sciolte effettuati in fase di riordinamento.
Strumenti di ricerca interni:
Rubriche
Redazione e revisione:
Benedusi Roberta, 31/12/2007, riordino e inventariazione
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