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Soprintendenza dei Musei e degli Scavi archeologici delle Marche, Ancona, 1907 -

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1907 -
  • Intestazioni:
    Soprintendenza dei Musei e degli Scavi archeologici delle Marche, Ancona, 1907 -
  • Altre denominazioni: Soprintendenza dei Musei e degli Scavi archeologici delle Marche / Soprintendenza alle Antichità delle Marche / Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche
  • La storia dell'attuale Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche si lega a quella del Museo Archeologico di Ancona ed ha inizio con l'unità d'Italia quando Lorenzo Valerio, nominato Commissario generale straordinario della regione, istituisce con suo decreto la Commissione per la conservazione degli oggetti d'arte e di antichità per le quattro province marchigiane, con sede principale in Ancona.
    Carlo Rinaldini, segretario della Commissione, cerca di favorire la nascita nella città dorica di un museo civico dotato di materiale epigrafico da lui raccolto, di un primo nucleo di oggetti acquistati dalla stessa Commissione e di altri donati da privati. L'iniziativa, tuttavia, non ha buon esito e, solo nel 1868, l'idea del museo riprende vigore grazie al nuovo segretario prof. Carisio Ciavarini che propone la creazione di un Gabinetto archeologico delle Marche.
    Il progetto viene approvato ed il comune assegna alcune stanze del Regio Istituto Tecnico di Ancona quale sede della raccolta archeologica, incrementata con monete e reperti acquisiti in vario modo o provenienti da ritrovamenti fortuiti.
    Nel 1877, con R. Decreto n. 3280 del 29 aprile, abolita la Commissione unica regionale e sostituita da quattro Commissioni provinciali, il Gabinetto archeologico assume la denominazione di Museo di Ancona dipendendo dal Commissario Speciale per i Musei e gli Scavi per l'Emilia e le Marche (organo periferico della Direzione Generale degli Scavi e Musei del Ministero dell'Istruzione Pubblica), con sede a Bologna.
    A partire da questi anni, il Museo e le sue raccolte sono interessate da una serie di trasferimenti e trasformazioni. La prima sede di via S. Martino è sostituita da alcuni saloni del Palazzo degli Anziani, residenza municipale, e dal 1884 il materiale archeologico viene ospitato, con la Pinacoteca civica, nel fabbricato demaniale di S. Domenico. Alla fine del secolo il Museo, ancora incrementato da nuovi reperti provenienti da scavi, trova spazio presso il convento degli Scalzi e, nel maggio 1906, è dichiarato autonomo e denominato Museo nazionale delle Marche.
    Un anno più tardi (L. n. 396 del 26 giugno 1907) nasce istituzionalmente la Soprintendenza degli Scavi e dei Musei archeologici delle Marche, con sede in Ancona e competenza sulle quattro province marchigiane e su quelle di Teramo e Chieti. Il prof. Innocenzo Dall'Osso, chiamato a dirigere l'ufficio, arricchisce il patrimonio museale grazie a nuovi scavi ed all'acquisto di collezioni private. Dal 1924, inoltre, la tutela della Soprintendenza si estende anche sul territorio di Zara. Con il nuovo Soprintendente prof. Giuseppe Moretti, poi, il Museo Archeologico Nazionale viene trasferito nei restaurati locali dell'ex convento di S. Francesco alle Scale e, il 9 ottobre 1927, inaugurato in forma solenne da Vittorio Emanuele III.
    Un generale riordinamento del settore, nel 1939, ricomprendendo l'istituto di Ancona tra le Regie Soprintendenze di III classe, gli assegna il territorio umbro alla sinistra del Tevere ed elimina le competenze sulle due province abruzzesi. Tale competenza sarà mantenuta fino al 1949 quando, con la costituzione dell'Ispettorato Archeologico per l'Umbria venne ceduta, ad eccezione di quella sui territori dei comuni posti al confine con le Marche mantenuta almeno fino al 1951, come attestato dalla documentazione d'archivio.
    Durante il conflitto mondiale il museo dorico, chiuso e con il materiale archeologico stipato nella torre di S. Francesco alle Scale, subisce gravi danni a causa dei ripetuti e violenti bombardamenti alleati che colpiscono la città ed il porto dorico.
    Il difficile cammino del primo dopoguerra vede il prof. Giovanni Annibaldi, Soprintendente alle Antichità delle Marche, principale artefice della rinascita dell’Istituto: nel 1958 viene riaperto il Museo Nazionale di Ancona presso l’attuale e prestigiosa sede del cinquecentesco Palazzo Ferretti, che ospita in quegli anni anche gli uffici amministrativi.
    La travagliata storia del museo subisce una nuova dura prova con il sisma anconitano del 1972 che arreca danni strutturali alla sede, chiusa per i lunghi lavori di restauro e riaperta al pubblico nel 1988. Gli allestimenti e gli apparati didattici proposti nel rinnovato Museo Archeologico Nazionale delle Marche sono offerti in un articolato percorso espositivo costituito da varie ed ampie sezioni dedicate alla Preistoria, all'Età del Bronzo, alla Civiltà Picena ed alla ricchissima collezione di monete e medaglie.
    Nel corso degli anni l'articolazione degli uffici della Soprintendenza e la professionalità del personale ha permesso la nascita o il consolidamento di vari servizi, quali il Laboratorio di Restauro e Fotografico con annessa Camera RX, l'attività di archeologia subacquea, la presenza dell'Ufficio Esportazione Oggetti per l'Arte Contemporanea, il rafforzamento della tutela grazie al controllo delle aree archeologiche, svolto congiuntamente all'Arma dei Carabinieri, attraverso periodici sorvoli con elicottero; la Biblioteca interna, specificamente dedicata all'archeologica e, su richiesta, consultabile da studiosi e studenti universitari.
    Grazie alla recente apertura al pubblico di nuove sedi museali ed al rinnovo di quelle già presenti (Musei Archeologici Statali di Ascoli Piceno, Arcevia, Cingoli , Urbisaglia e Antiquarium Statale di Numana), basandosi sul coordinamento della politica culturale sul territorio in accordo e fattiva collaborazione con Enti ed Istituzioni locali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, oltre l'istituzionale ruolo di ufficio preposto alla salvaguardia, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico marchigiano, ha assunto valenza di polo culturale regionale.
    Promuovendo ed organizzando mostre qualificate, fornendo indirizzo scientifico ed impulso alla nascita di musei civici, incrementando le funzioni di ricerca e studio, la Soprintendenza offre alla collettività molteplici servizi ed un aggiornato panorama del patrimonio archeologico marchigiano incrementato da nuovi ed importanti siti, indagati recentemente, della civiltà Picena e di quella romana, sino a testimonianze di epoca medievale; contesti culturali che a breve completeranno con le loro sezioni il Museo Archeologico Nazionale di Ancona.