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COMUNITÀ EBRAICA DI BOLOGNA

  • ca
  • Estremi cronologici: 1864 - 1999
  • Consistenza: 25 bb., 139 regg., 12 voll., 5 mazzi, 2 cartelle, 6 cc., 20 rotoli, 1 pergamena
  • Consistenza: ottimo
  • Storia archivistica:
    Gli archivi oggi conservati dalla Comunità ebraica di Bologna riflettono sostanzialmente con fedeltà le vicende storico-istituzionali. Va da sé che fin dall'inizio la produzione e la conservazione di documentazione non poté risalire molto oltre la prima, vera istituzione di un moderno "ente produttore", ovvero la creazione della Associazione Volontaria Israelitica; soltanto la serie dei Contratti - che peraltro in fase di riordino si sono ritenuti pertinenti piuttosto l'attività svolta dall'Opera del Tempio Israelitico, divenuta in prosieguo di tempo proprietaria degli immobili comunitari di Via de' Gombruti - si spinge all'indietro fino al 1830, raccogliendo i munimina dei pregressi passaggi di proprietà dei locali dove poi la Comunità e il Tempio si sono installati nelle loro varie fasi di vita.
    L'ordinario accumulo di documentazione deliberativa, amministrativa e contabile da un lato, e relativa al culto e alla beneficenza dall'altro dovette proseguire negli archivi dei due enti ebraici bolognesi nelle forme caratteristiche di due piccoli enti rispettivamente amministrativo e di culto: l'archivio della "Associazione Volontaria Israelitica" di Bologna, attiva dal 1864 al 1929, e della sua erede e continuatrice diretta dal 1930, prima come "Università israelitica di Bologna" poi come "Comunità ebraica di Bologna", conserva documentazione dal 1864, quella più antica essendo però relativa principalmente all'attività latamente "anagrafica" condotta dal rabbino, con la registrazione dei matrimoni celebrati e dei decessi intervenuti all'interno della Comunità; è l'archivio dell'Opera del Tempio Israelitico in Bologna, attiva - come già ricordato - dal 1911 al 1987, che conserva la documentazione più antica (a parte il diploma per il titolo dottorale di Ercole alias Moisé da Sciano, rilasciato dallo Studio bolognese il 24 maggio 1542, di proprietà della Comunità ebraica di Bologna ed aggregato all'archivio per motivi di pregio e di più sicura conservazione) nella serie dei Contratti, i già ricordati munimina della proprietà dei locali in cui storicamente si è sempre situata la Comunità ebraica bolognese. Entrambi questi enti non adottarono mai forme di gestione e di conservazione della documentazione molto complesse, limitandosi ad organizzarla intuitivamente secondo serie omogenee e non facendo ricorso, se non in maniera assai discontinua, alla prassi della protocollazione (e comunque mai della classificazione); soltanto alcuni dei fascicoli più antichi degli atti prodotti dall'Opera del Tempio Israelitico recano una semplice segnatura numerica, qui costantemente segnalata come "segnatura precedente", che non ha mostrato avere alcun particolare rilievo in un'ottica di riordinamento archivistico.
    Tutto ciò perdurò fino allo scompaginamento apportato dalle leggi antisemite e dai successivi provvedimenti di sequestro e di confisca di beni appartenenti indifferentemente "a persone di razza ebraica o ad istituzioni israelitiche" disposti a più riprese dalla Repubblica Sociale Italiana (1); danni gravissimi vi furono a seguito del primo bombardamento dei locali della Comunità avvenuto dell'ottobre 1943; tuttavia la gestione commissariale del patrimonio immobile e immobile sequestrato da parte del già ricordato commissario prefettizio Gino Terenzi, che continuò a incassare gli affitti degli immobili, a compilare i bilanci preventivi e i conti consuntivi, a redigere il carteggio d'ufficio, garantì in un certo qual modo la continuità istituzionale e della produzione e conservazione documentaria della Comunità ebraica bolognese, ancorché come "una comunità ebraica senza ebrei"; ulteriori danni vi furono quando il Tempio fu infine pressoché completamente distrutto da un'ulteriore incursione aerea, il 22 marzo 1944.
    Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, all'atto della ricomposizione fisica della Comunità - perché appunto, sotto il commissariamento, la continuità istituzionale sua e dell'Opera del Tempio non era mai venuta meno -, essa comunicò il 4 luglio 1946 all'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane che "a seguito di asportazioni operate nel settembre ed ottobre 1943 per opera dei reparti SS delle Forze Armate Germaniche sono venute a mancare diverse pratiche d'ufficio" (2), probabilmente soltanto atti recenti d'archivio corrente utili ai fini delle razzie e delle persecuzioni, e questa è l'unica notizia di dispersione strettamente archivistica che sia nota.
    Allo stesso modo, l'unico intervento archivistico postbellico che si conosca come condotto su queste carte - prima del presente intervento promosso dalla Soprintendenza Archivistica per l'Emilia Romagna e finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - data agli anni dal 1985 al 1988, quando Nicoletta Ruth Ottolenghi, operando all'interno della Comunità ebraica bolognese, realizzò un primo riordino fisico e condizionamento dei documenti che dovevano essere conservati sciolti, inserendo questi ultimi in carpette di cartoncino azzurro ben riconoscibili, e dando l'ordine tematico che qui si è rispettato alle tavole progettuali relative alle diverse edificazioni del tempio della comunità ebraica bolognese.

    (1) M. Sarfatti, Contro i libri e i documenti delle Comunità israelitiche italiane. 1938-1945, in Saggi sull'ebraismo italiano del Novecento in onore di Luisella Mortara Ottolenghi, a cura di L. Picciotto, t. II, Roma, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, 2003 [= "La Rassegna mensile di Israel", vol. LXIX, n. 2 (Maggio - Agosto 2003 / Yiar - Av 5763)], pp. 369-385, alle pp. 377-378.
    (2) Ibidem, p. 376.

  • Contenuto:
    Accanto alle carte delle due principali istituzioni ebraiche bolognesi, si sono poi accumulati - sia prima che dopo la Seconda Guerra Mondiale - numerosi piccoli archivi aggregati della consistenza generalmente di un solo fascicolo o di una sola cartella, in parte prodotti dalle ben note associazioni filantropiche ed assistenziali internazionali ebraiche (Joint, OSE, ORT, KKL), le cui tracce si reperiscono praticamente in tutti gli archivi delle Comunità ebraiche italiane moderne, ma anche di enti di attività assistenziale (la Società di misericordia israelitica, il Comitato italiano di assistenza agli emigranti ebrei, il Comitato di assistenza per gli Ebrei in Italia) e culturale (il Gruppo giovanile ebraico di Bologna e il Gruppo universitario sionistico Tehijà, ovvero "Resurrezione") dalla breve vita ma che testimoniano dei rapporti con il sionismo in formazione, nonché minuscoli veri e propri "archivi privati", composti a volte anche soltanto di poche carte.
  • Criteri di ordinamento:
    Il presente inventario è stato realizzato nella piena applicazione - per quanto possibile - del metodo storico al riguardo della ricostruzione dell'ordinamento originario delle carte.
  • Notizie di intervento: Il presente inventario è stato realizzato rispettando in maniera sistematica il tracciato previsto per la descrizione archivistica dagli standard internazionali ISAD(G) (1), facendo poi ricorso al programma per la descrizione archivistica "Sesamo" 3.1, prodotto e distribuito dalla Regione Lombardia. Ci si è quindi attenuti alla massima analiticità possibile nella descrizione fino al livello della singola unità archivistica, in particolare dando sistematicamente conto di tutti gli elementi inderogabili della stessa descrizione archivistica, con particolare riguardo alla denominazione, alla datazione e alla consistenza di ogni entità ad ogni livello descrittivo: a ciò si è fatta eccezione soltanto quando si è reso necessario omettere dati sensibili, nel rispetto più in generale delle norme sui limiti di consultazione della documentazione ora vigenti, e che naturalmente interessano buona parte della documentazione più recente conservata in questi archivi. Per il resto si è fatto ricorso alle pratiche e ai modelli oggi comunemente diffusi nella descrizione archivistica; in particolare: - l'uso delle virgolette alte ("") e delle parentesi quadre ([]) nelle intitolazioni delle unità archivistiche distingue rispettivamente le intitolazioni originali riportate dalla documentazione e quelle attribuite in corso d'opera; - le abbreviazioni cui si è fatto ricorso sono state esclusivamente quelle più intituitive e correntemente in uso, e cioè: art./artt. = articolo/i, b./bb. = busta/e, b/n = bianco e nero, c./cc. = carta/e, ca. = circa, fasc./fascc. = fascicolo/i, n./nn. = numero/i, num./numm. = numerato-a/numerati-e, p./pp. = pagina/e, reg./regg. = registro/i, s. d. = senza data, vol./voll. = volume/i. (1) Cfr. La traduzione italiana delle ISAD(G), "Rassegna degli Archivi di Stato", LV (1995), nn. 2-3, pp. 392-413; nell'agosto 2004 è stata resa disponibile la seconda versione, per cui cfr. ora: ISAD(G): General International Stardard Archival Description. Second Edition, Ibidem, LXIII (2003) [ma 2004], n. 1, pp. 59-190.
  • Redazione e revisione:
    Angiolini Enrico, 02/10/2008, riordino e inventariazione