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Comune di Arrone, Arrone (Terni), 1860 -

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1860 -
  • Intestazioni:
    Comune di Arrone, Arrone (Terni), 1860 -
  • Altre denominazioni: Comune di Arrone
  • Dopo il 1860 il Comune di Arrone, per effetto dell'applicazione delle leggi piemontesi sugli enti locali, vide aumentare di molto le proprie competenze (dalla costruzione di strade all'arginatura dei corsi d'acqua, dall'istruzione obbligatoria alla sanità e all'assistenza) e il proprio organico. A seguito dell'estensione anche in Umbria della legge Rattazzi del 1857 sull'ordinamento provinciale e comunale che imponeva il suffragio elettorale su base censitaria e stabiliva che l'organo esecutivo del comune fosse, insieme al sindaco di nomina regia la giunta composta da due a otto assessori, anche in Arrone si procedette alle lezioni da cui uscì un consiglio composto dal sindaco Gaetano Turchetti, due assessori e undici consiglieri. Il consiglio comunale aveva poca autonomia, considerato che il sindaco era di nomina regia e che le riunioni si potevano effettuare, in via ordinaria, solo due volte l'anno e che il consiglio era sottoposto a pesanti controlli e mediazioni burocratiche. Solamente quando si apportarono modifiche alla predetta legge, i comuni godettero di maggiore autonomia, i cittadini elessero il sindaco e il consiglio poté essere convocato più volte. Gli amministratori comunali furono espressione delle grandi famiglie arronesi, i cui rappresentanti gestirono i potere fino al 1882 quando, con la riforma della legge elettorale, venne allargato il corpo elettorale e permesso ad altri ceti il diritto al voto e l'accesso alle cariche pubbliche. Per il divario tra le entrate (costituite dalla tassa focatico, dalle tasse sul bestiame e sulle carrozze pubbliche e private, dalle sovraimposizioni sui terreni e fabbricati, oltre che dagli affitti dei beni comunali) quantitativamente sempre uguali, e le uscite, progressivamente crescenti per l'aumentato numero dei servizi da approntare e per gli impegni economici legati alla coraggiosa politica di ammodernamento del paese, i bilanci di Arrone, prosperi fino al 1860, divennero in rosso. Il Comune fu costretto ad un sempre più frequente ricorso all'indebitamento sia con la Cassa Depositi e Prestiti, che con banche e privati cittadini; all'alienazione dei propri beni (boschi e pascoli dati in affitto per il pascolo o la semina) ridotti già di consistenza per l'occupazione abusiva di molti di essi, indebitamente dissodati e disboscati; all'insensibilità verso le legittime richieste avanzate dalle frazioni. Per i beni comunali, il cui affitto assicurava sicure entrate per il Comune, si era sollecitato da parte del governo un accertamento delle usurpazioni: per l'inadempienza e l'inerzia amministrativa verso tale richiesta il comune venne commissariato dal giugno al dicembre 1893. Il commissario straordinario Bosio, oltre che ad agire contro gli usurpatori di area fabbricabile pubblica in soli sei mesi riuscì a portare a termine la stima completa del patrimonio comunale occupato, lasciando agli amministratori il compito di impiegarlo nell'interesse del Comune (interesse che fu quello di assegnare i beni recuperati in enfiteusi). Nel verbale del 23 settembre 1897 si legge che tutte le proprietà rustiche del Comune, tolte lievissime eccezioni, passavano dal primo ottobre alle amministrazioni delle Società degli utenti usi civici, costituitesi nel territorio dell'antico Comune di Arrone, di quello di Buonacquisto e di Casteldilago. In tema di alienazione di beni comunali Occorre ricordare che i lavori di costruzione della Fabbrica d'Armi e poi dei grandi stabilimenti siderurgici ternani avevano richiesto fra l'altro, grande quantità di legname cui si fece fronte con un consistente disboscamento della Valnerina che interessò anche i boschi di Arrone. L'impellente bisogno di denaro portò nel 1903 a proporre al consiglio anche la vendita di alcuni oggetti d'arte sacra, vendita che poi non venne fatta per rispetto del sentimento religioso della popolazione. Per quanto riguarda le frazioni, occorre dire che l'amministrazione aveva provveduto a costruire alcune opere pubbliche, come la ricostruzione in ferro del vecchio ponte di Casteldilago, il miglioramento delle strade che collegavano gli agglomerati periferici al capoluogo, a partire dal primo tronco della strada per Polino, deliberato nel 1879, Ma poi nel programmare gli altri interventi, concentrò la quasi totalità degli interventi su Arrone, come l'elettrificazione ritenuta una spesa lussuosa a detrimento degli abitanti delle frazioni.
    Nel 1876 e poi nel 1879 il consiglio aveva respinto le petizioni dei rappresentati di Casteldilago che, non rassegnati alla perdita della loro autonomia e alla sottomissione ad Arrone stabilita con r.d. 17 marzo 1875 e desiderosi di usufruire dei benefici di un'amministrazione migliore, avevano richiesto l'aggregazione prima a Montefranco e poi a Torre Orsina. Nel 1910 la giunta aveva bocciato la richiesta del consiglio di amministrazione della Comunanza di Buonacquisto di avere una sezione elettorale separata da Arrone, che si attribuiva la maggioranza dei consiglieri, quando questa sarebbe spettata all'insieme delle frazioni. (se il numero dei consiglieri fosse stato ripartito per numero degli elettori delle frazioni).
    Nel 1870 era sorta una Società operaia in Arrone a cui il consigli comunale elargiva un contributo per le attività benefiche ed assistenziali. Ma tale società non poteva avere una significativa influenza politica: al contrario, in un comune ancora prevalentemente agricolo, l'inserimento di contadini negli stabilimenti industriali consentì la maturazione di una nuova coscienza politico-sindacale e la penetrazione in Valnerina dell'ideologia socialista. Come conseguenza di un prolungato contatto con l'ambiente politico e sindacale ternano prese vita in Arrone una sezione socialista e nel 1899, vennero eletti al consiglio tre rappresentati socialisti, Luigi Fioretti, Mattia Bonifazi e Gregorio Nobili. Nel 1902 le dimissioni del sindaco Mirabelli, incapace di fronteggiare la battagliera opposizione, portarono a nuove elezioni da cui venne fuori una fisionomia politicamente cambiata del consiglio comunale, che gestì la cosa pubblica con maggiore oculatezza e resse il comune negli anni della prima guerra mondiale e in quelli più travagliati del dopoguerra.
    Con l'avvento del fascismo ci fu la soppressione degli organi collegiali ed elettivi della locale amministrazione, a cui venne preposto il podestà di nomina regia. In Arrone non ci fu un periodo di stabilità, ma un inatteso avvicendarsi di nomine di podestà e commissari prefettizi dal 1927 al 1939. Dopo la caduta del regime fascista, per effetto del r.d.l. del 4 aprile 1944 n. 11, si ripristinarono le cariche del sindaco e della giunta nominati dal prefetto. Dopo il 1946, si ebbe la reintegrazione degli istituti elettivi: giunta, consiglio e sindaco.


    O. PANFILI, L. PIRRO, Storia di Arrone. Dalla modernizzazione del comune all'avvento del fascismo. Volume IV, Arrone, 1990, (Quaderni di studi e ricerche sociali, 19), pp. 7-30; 115-138.


  • Redazione e revisione:
    Pennoni Laura, 01/01/1995, ordinamento e inventariazione / Piccinini Rosanna, 01/01/1992, ordinamento e inventariazione