Cartari-Cohelli-Febei, Orvieto (Perugia), sec. XVI - XIX
Famiglia
Luogo:
Orvieto
Estremi cronologici: sec. XV I - XIX
Intestazioni:
Cartari-Cohelli-Febei, Orvieto (Perugia), sec. XVI - XIX
I produttori di questo fondo appartengono a tre importanti casate orvietane: Cartari, Cohelli e Febei. Tra la fine del Cinquecento e per tutto il Seicento queste famiglie strinsero vincoli matrimoniali che ebbero come effetto il passaggio di proprietà delle carte e, di conseguenza, il progressivo accorpamento di esse fino ad arrivare alla famiglia Febei Piccolomini. Gli estremi genealogici riflettono le fasi temporali di aggregazione delle carte, che alla fine sono confluite in un unico "corpus" archivistico.
I Cartari si erano imparentati con i Cohelli nel 1571, attraverso il matrimonio di Giulio Cohelli e Giuditta Cartari, dai quali nacque Giacomo, redattore, tra l'altro, di un "Memoriale" conservato nell'archivio e studiato da Erminia Irace. La madre di Giacomo, Giuditta Cartari, apparteneva a uno dei due rami principali in cui si era divisa la famiglia: quello orvietano; l'altro ramo, invece, rappresentato da Flaminio Cartari e dai suoi discendenti, aveva indirizzato la propria attività tra Bologna e Roma esercitando le professioni legali e prestando servizio presso l'amministrazione pontificia. Questa differenziazione di attività e gli incarichi romani procurarono alla famiglia l'ingresso nel ceto patrizio a Orvieto, ottenuto nel 1563. Un aspetto rilevante nella storia della famiglia Cartari è proprio una produzione notevole di carte, tra cui spiccano e si distinguono le scritture memorialistiche, oggi distribuite tra l'Archivio di Stato di Roma e l'Opera del Duomo di Orvieto.
I Cohelli, famiglia originaria di Civitella d'Agliano, da mercanti di panni erano diventati nel corso del XV e XVI secolo importanti proprietari terrieri e avevano ottenuto la cittadinanza orvietana nel 1542. La parentela stretta con i Cartari e la scelta di professioni in ambito ecclesiastico e giuridico accelerò e favorì notevolmente l'ascesa sociale, secondo le dinamiche tipiche del periodo. Nel 1588 il ramo della famiglia Cohelli - Cartari decise di avvalersi del diritto di cittadinanza orvietana e di trasferirsi in città; vi stabilì la residenza e fece registrare i propri beni nel catasto cittadino.
Il legame con i Febei (peraltro già imparentati a loro volta con i Cartari) si consolidò con il matrimonio tra Giuditta Cohelli, figlia di Baldassarre di Giulio, e Carlo Febei, cosicché - come scrive Giacomo Cohelli nel suo "Memoriale": "la casa Febei di Orvieto ereditò tutta la roba di Giacomo e della casa Coelli". Notizie delle vicende famigliari sono tramandate da un altro piccolo "Memoriale" redatto da Giulio Teodorico Febei e proseguito dal nipote (Memoriale "Febei" 1670 - 1728).
Proprio Giulio Teodorico aveva ristabilito il legame con i Cartari sposando Maria Virginia (21 aprile 1667), ultima dei figli di Carlo, che rimase poi unica erede del padre, morto senza testamento (Memoriale "Febei", 1670 - 1728).
L'ultimo legame parentale stretto con i Piccolomini spiega i motivi per cui il fondo di cui si parla fosse conservato dalla contessa Maria Cristina Piccolomini Febei nella villa di San Giorgio presso Orvieto. Il vincolo con la casata Piccolomini risale al matrimonio di Maria Virginia Febei (pronipote di Giulio Teodorico Febei) con Emilio Piccolomini. Dal matrimonio nacquero più figli. Uno di essi, Francesco Maria, assunse nel cognome anche quello materno, originando così il ramo Piccolomini Febei.
Come si vede, è tutto un intersecarsi di storie e di lignaggi che si rispecchia nelle carte fin dal primo manoscritto, dove le memorie di Casa Cohelli si sedimentano su quelle di Casa Cartari. Scorrendo i testi, si incontrano i protagonisti, nomi illustri di avvocati e alti prelati: Carlo e Flaminio Cartari, l'abate Giovan Battista Febei vescovo di Acquapendente, Pietro Paolo Febei vescovo di Bagnoregio, Francesco Maria Febei arcivescovo e commendatore dell'antico ospedale romano di S. Spirito in Sassia, Giuseppe Febei Piccolomini, camerlengo dell'Opera del Duomo di Orvieto.
Ma il personaggio più noto è senz'altro Carlo Cartari (1614 - 1697), che è il produttore di gran parte delle carte. Carlo era nato a Bologna da Giulivo (discendente per linea materna dai Febei) e Laura Beccoli di Gubbio (parente di Vincenzo Armanni) e aveva sposato Maria Maddalena Marabottini: legame, questo, che spiega in parte la fitta corrispondenza intrattenuta con il nobile erudito orvietano Filidio Marabottini. La famiglia apparteneva alla cosiddetta "nobiltà di toga". I suoi componenti maschi avevano abbracciato professioni giuridiche che li avevano portati a ricoprire posizioni di rilievo all'interno dell'amministrazione pontificia.
Addottoratosi in legge, Carlo ricoprì gli incarichi di Vice Prefetto dell'archivio di Castel S. Angelo e di avvocato concistoriale (1642). Fu autore di opere di erudizione storica e genealogica, come era in uso nel periodo, compilati con cura e metodica raccolta di notizie, e si distinse per il suo impegno nel riordino di archivi e biblioteche, tra le quali la biblioteca dell'arcivescovo Francesco Maria Febei e quella Altieri. Morì nel 1697 all'età di 84 anni (1).
1. Bibliografia: E. IRACE, "Libri di famiglia in età moderna: i Memoriali Alvi a Todi, Cartari e Coelli a Orvieto", in "Bollettino dell'Istituto storico - artistico orvietano", L - LVII, 1994 - 2001 (2002), pp. 433 - 451; F. ORSINI - M. BETTOJA, "Lo stemmario Cartari dell'Archiivo dell'Opera del Duomo di Orvieto", ibid., pp. 501 - 553.
Sulla figura di Carlo Cartari si veda: O. FILIPPINI, "Conservare e scrivere. Carlo Cartari, archivista nella Roma dei Papi del XVII secolo", estratto da "Conservación, reproducción y edición. Modelos y perspectivas de futuro". VII Congreso Internacional de Historia de la Cultura Escrita. Sección 1a, Alcalá de Henares, 2004, pp. 154 - 164 (Letras de Alcalá, 1); EAD., "Tra prossemica e poliorcetica. Scrupolo e diritto di spoglio nei rapporti tra il prefetto di Castel Sant'Angelo ed il proprio principe nella Roma del Seicento", estratto da "Archivio della Società romana di storia patria", 127 (2004), pp. 215 - 244; EAD., "De 'casa' en 'Casa'. Orden archivístico y orden bibliotecario, entre prestigio y fama, en la Roma del Seiscientos. ¿Un 'cuerpo sin alma'?" estratto da "Cuadernos de Historia Moderna", 30 (2005), pp. 151 - 182; EAD., "Aspetti della costituzione della memoria archivistica pontificia in età moderna", estratto da "Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento", 31 (2005), pp. 87 - 103; EAD., "Memoria familiare e scritture d'archivio. Carlo Cartari nella Roma del Seicento", estratto da "Mélanges de l' École française de Rome Italie et Méditerranée", 118 - 1 (2006), pp. 141 - 161; EAD., "Avant l'écriture, devant l'écriture de l'Histoire: Carlo Cartari, préfet des archives pontificales de Castel Sant'Angelo (XVIIe siècle)", estratto da Les historiographes en Europe de la fin du Moyen Âge à la Révolution, Paris 2006, pp. 357 - 378; EAD., " 'Per la fuga non disinteressata di notizie'. Michele Lonigo dall'Archivio vaticano alle prigioni di Castel Sant'Angelo (1617). I costi dell'informazione", estratto da Offices, écrit et papauté (XIIIe-XVIIe siècle), études réunies par A. JAMME et O. PONCET, Rome 2007, pp. 705 - 736; EAD., "Sì per servizio della Sede Apostolica come per cautela di lui stesso. L'offizio d'archivista per Carlo Cartari prefetto dell'Archivio papale di Castel Sant'Angelo nel XVII secolo", estratto da "Offices, écrit et papauté" cit., pp. 763 - 787 (Collection de l' École française de Rome, 386).
Redazione e revisione:
Andreani Laura, 13/03/2005, riordinamento ed inventariazione / Rossetti Carlo, 13/03/2005, riordinamento ed inventariazione
Bibliografia:
Andreani Laura, Rossetti Carlo, "L'archivio dell'Opera del Duomo di Orvieto e i suoi archivi aggregati: organizzazione e gestione"