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CISL. Unione sindacale territoriale di Perugia, 1950 - 1997

  • Ente
  • Intestazioni:
    CISL. Unione sindacale territoriale di Perugia, 1950 - 1997
  • Altre denominazioni: CISL. Unione sindacale territoriale di Perugia / CISL. UST di Perugia / CISL. Unione sindacale provinciale di Perugia [ dal 1950 al 1981 ] / CISL. USP di Perugia [ dal 1950 al 1981 ]
  • L'Unione sindacale provinciale costituisce la prima forma organizzativa assunta dalla Cisl (Confederazione italiana sindacati lavoratori) a Perugia, dal momento della sua nascita nel 1950, fino al 1981, anno in cui sarà sostituita dall'Unione sindacale territoriale. Quest'ultima resterà in attività fino al 1997 quando assumerà l'attuale forma di Unione sindacale comprensoriale (1). Parallelamente cresceranno e si svilupperanno i sindacati e le federazioni di categoria che, congiuntamente all'istanza sindacale territoriale, organizzano e rappresentano singoli settori del mondo del lavoro.
    Nel presente volume, frutto della collaborazione tra la Cisl di Perugia, l'Archivio storico nazionale della Cisl e la Soprintendenza archivistica per l'Umbria, sono pubblicati gli inventari di due consistenti fondi che raccolgono appunto le carte prodotte dalla Usp (Unione sindacale provinciale)-Ust (Unione sindacale territoriale) di Perugia, da un lato, e dai sindacati e federazioni di categoria di Perugia e dell'Umbria, dall'altro.
    La documentazione, ricca ed abbondante per quanto riguarda le unioni, più scarsa nel caso delle singole federazioni, permette di ricostruire la storia della presenza della Cisl a Perugia ed ha aiutato le archiviste, che hanno riordinato ed inventariato le carte, a ripercorrere l'evoluzione della struttura organizzativa e a tracciare così brevi linee di "storia istituzionale" di questo importante sindacato. Soprattutto è stato possibile analizzare le trasformazioni verificatesi tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta che hanno portato appunto alla costituzione delle unioni sindacali territoriali. Gli estremi cronologici della documentazione hanno però condizionato questa ricostruzione. Nonostante le carte inizino a datare dal 1950 fino al 1997, in realtà sono scarse per il primo quinquennio e ancora lacunose a partire dal 1955 fino alla metà degli anni Sessanta (2).
    Molto utili, ai fini dell'analisi della struttura organizzativa oltre che per studi riguardanti la politica sindacale, sono in genere i verbali delle riunioni dei vari organismi dirigenti e le carte riguardanti i congressi, soprattutto quelli locali. Per quanto riguarda l'Usp di Perugia, si trovano verbali della segreteria a partire dal 1954, del comitato esecutivo a partire dal 1955 e del consiglio generale dal 1959; più recenti sono invece i documenti prodotti dai vari organismi dirigenti delle federazioni di categoria. La documentazione sui congressi inizia dal 1965, anno di svolgimento del V Congresso provinciale, mentre nulla è rimasto dei primi quattro congressi dell'Usp, tre dei quali furono tenuti sicuramente nel 1955, 1959 e 1962 (3). Testimonianze di congressi di federazioni di categoria si hanno a partire dal 1969 e soltanto per alcune di esse.
    Documento prezioso per il nostro breve excursus storico-istituzionale è uno statuto, in forma di bozza, dell'Usp di Perugia, non datato, ma presumibilmente del 1959 (4). Dall'articolo 3 ricaviamo che "L'Unione sindacale provinciale esplica sul piano territoriale funzioni di collegamento e coordinamento e assiste le Federazioni provinciali ed organismi similari nella loro attività". All'articolo 7 sono poi elencati gli organi principali: il congresso, il consiglio generale, il comitato esecutivo, la segreteria, il collegio dei sindaci e il collegio dei probiviri.
    Il congresso è il massimo organo deliberante, che fissava le direttive generali dell'attività dell'Unione in armonia con gli indirizzi confederali; in particolare si pronunciava sulla relazione morale e finanziaria della segreteria, eleggeva i membri elettivi del consiglio generale, il collegio dei sindaci, il collegio dei probiviri e i delegati al congresso confederale. Ad esso si sostituisce, tra un congresso e l'altro, il consiglio generale, costituito da un rappresentante per ogni federazione provinciale di categoria od organismi similari, da un rappresentante per ogni unione sindacale di zona e da membri eletti dal congresso dell'unione. Membri senza diritto di voto sono inoltre il direttore di "Sindacalismo umbro" (5), quello provinciale dell'Inas (Istituo nazionale assistenza sociale) (6) e quello provinciale dello Ial (Istituto addestramento lavoratori) (7). Nel seno del consiglio generale sono eletti la segreteria, costituita da tre membri e il comitato esecutivo di dieci membri. Uno dei tre segretari è quello generale dell'Unione, eletto con votazione separata e rappresentante legale della stessa; tutti e tre sono inoltre membri di diritto dell'esecutivo, formato pertanto complessivamente da tredici persone. Per quanto riguarda invece la configurazione territoriale essa è definita nell'articolo 4: "Per la migliore esplicazione delle sue funzioni, l'Unione sindacale provinciale si articola in Unioni sindacali di zona e comunali". Alle federazioni di categoria è riconosciuta "autonomia funzionale" nel quadro delle norme dettate dallo statuto dell'Usp e delle direttive delle rispettive federazioni nazionali, fermo restando il "controllo sull'efficienza e vitalità democratica" delle stesse esercitato dall'Usp. È loro compito, inoltre, far conoscere alla segreteria dell'Unione i cambiamenti che avvengono negli organi direttivi ai vari livelli e l'ammontare dei contributi raccolti, nonché presentare i bilanci consuntivi e preventivi nel caso di amministrazione autonoma.
    Ulteriori notizie sulla struttura organizzativa si ricavano anche da un "Verbale di consegna" dei giorni 5-9 giugno 1962 , redatto in occasione del passaggio della carica di segretario generale dell'Unione da Roberto Romei, che aveva ininterrottamente ricoperto tale ruolo dal 1953 al 1962 (8), a Roberto Pomini, che ne prese il posto in quest'ultimo anno conservandolo fino al 1978. Da questo verbale risulta che l'Usp, che aveva allora sede in piazza Italia (9), era così organizzata: a livello orizzontale esistevano otto unioni zonali (Assisi, Foligno, Città di Castello, Spoleto, Todi, Gubbio, Castiglione del Lago e Perugia) e tre unioni comunali (Nocera Umbra, Bastia Umbra e Marsciano), comprese nell'ambito territoriale delle zone; gli organismi verticali di categoria, regolarmente costituiti e funzionanti, erano invece le federazioni (10) e i sindacati (11). Sezioni sindacali aziendali, le cosiddette sas, erano in attività presso nove ditte della provincia, in particolare alla Luisa Spagnoli di Perugia (12) e leghe contadine nella quasi totalità dei comuni; la Cisl inoltre aveva propri eletti in numerose commissioni interne. Al momento delle "consegne" da Romei a Pomini "esiste lo statuto dell'Unione, il quale, in occasione del congresso dell'Unione provinciale effettuato in data 25/4/1962, è stato adeguato a quello tipo secondo la bozza rimessa dalla Confederazione".
    I temi organizzativi influenzano fortemente il dibattito interno di questo periodo; ne è testimonianza la relazione introduttiva al V Congresso provinciale del 1965, fatta da Roberto Pomini a nome della Segreteria (13). In essa Pomini individua nell'impegno al rafforzamento delle federazioni di categoria, all'allargamento del numero delle sas e delle leghe contadine, alla ristrutturazione delle unioni zonali attraverso lo spostamento di responsabili e la divisione più razionale dei compiti, la via da seguire per il miglioramento dell'Unione.
    L'Usp è ancora la struttura fondamentale della Cisl per tutti gli anni Sessanta. Soltanto con l'istituzione delle Regioni, agli inizi degli anni Settanta, si pone l'esigenza di una presenza organizzata e di una politica sindacale a livello regionale. Lo statuto confederale del 1973 prevedeva infatti la costituzione delle unioni sindacali regionali in quelle realtà in cui fossero presenti almeno due province (14). In Umbria la Cisl aveva già un Coordinatore regionale, ripetutamente espresso nella figura del Segretario provinciale perugino Roberto Pomini; il verbale di designazione del coordinatore, proprio nella persona di Pomini, sottoscritto da lui stesso, in qualità di segretario dell'Usp perugina e da Gastone Rapallini, Segretario dell'Usp di Terni , è conservato tra le carte del congresso provinciale del 1973 (15). In base alle norme in vigore, infatti, in una regione composta da due sole province, la scelta del coordinatore poteva essere fatta dai segretari provinciali nella figura di uno dei due.
    È, comunque, a partire dalla metà degli anni Settanta che si precisa, a livello nazionale e poi locale, il progetto di decentramento e ristrutturazione, varato nelle sue linee di fondo nel consiglio generale nazionale del 25-26 ottobre 1977 ed approvato in quella sede per la parte finanziaria con il cosiddetto "Progetto '80" (16). Attraverso questo processo di riorganizzazione le unioni sindacali provinciali si trasformano in unioni sindacali territoriali e sono potenziati compiti e funzioni delle unioni sindacali regionali, già ufficialmente costituite. Il piano inoltre prevede l'accorpamento di una serie di categorie in grandi federazioni (es. energia, scuola, sanità, trasporti) coerentemente con il disegno della realizzazione di politiche di settore, del controllo del mercato del lavoro e della razionalizzazione della politica salariale. Alla base dell'adeguamento e del rinnovamento della Cisl c'è l'obiettivo di migliorare la disponibilità di risorse finanziarie ed umane, attraverso lo sviluppo quantitativo e la redistribuzione della contribuzione tra le strutture. Si riconferma comunque, la scelta originaria di una Confederazione di sindacati, nella quale l'aspetto dell'autonomia e del ruolo delle singole categorie si affianchi all'azione di coordinamento delle linee politiche svolto dalle strutture orizzontali. Il tutto nell'ottica di uno stretto intreccio tra le istanze verticali e quelle orizzontali e del superamento della logica, praticata in passato, della ripartizione di compiti tra le une e le altre. "Le nuove politiche adottate dal sindacato rompono inesorabilmente lo schema secondo cui le categorie fanno solo la contrattazione e le istanze orizzontali affrontano solo i problemi generali. Oggi nessun quadro può prescindere dal conoscere e gestire politiche come quelle della scuola, della casa, della salute, dell'occupazione, ecc. Ciò significa valorizzare i quadri, accrescere le loro competenze, mettere o-rizzontali e verticali sullo stesso piano di dignità e professionalità" (17).
    In Umbria, il primo congresso dell'Usr (Unione sindacale regionale) si era intanto svolto nel 1977, mentre già dal 1976 era stata deliberata dal Comitato esecutivo dell'Usp perugina la costituzione delle unioni comprensoriali (18), anticipazione delle successive unioni sindacali territoriali.
    Dopo l'VIII Congresso provinciale del 1977, la segreteria passa da Roberto Pomini ad Ottavio Nulli Pero: nella sua relazione alla riunione del consiglio generale provinciale del 22 giugno 1978, si coglie il travaglio organizzativo in atto nella Cisl in questi anni. "Posto allora questo dato finale e avendolo presente come obiettivo, che è quello di strutturare la organizzazione se-condo un modello più corrispondente alle necessità di presenza e di gestione delle politiche del sindacato sul territorio, non resta che armonizzare a questo obiettivo qualsiasi altra scelta. Ed allora ecco che la realizzazione della struttura regionale, seppure avviata con ritardo, seppure ancora con limiti e carenze che sono proprie di una struttura che ha iniziato di recente il proprio funzionamento, tuttavia rimane sempre una scelta valida e coerente con il disegno politico, al cui perfezionamento semmai tutti debbono impegnarsi a dare il proprio contributo di idee e di mezzi, di disponibilità individuali e categoriali o di settore. Da questo indirizzo politico non è possibile sottrarci per compiere altre scelte. Ma se questa è già una scelta importante non vi è nemmeno dubbio che particolare attenzione debba essere rivolta ad un altro fatto politico altrettanto importante, che è quello del-la realizzazione dei comprensori e delle cosiddette strutture "sub-regionali" proprio per chiamarle con la definizione statutaria che gli è propria. Ovviamente queste iniziative vanno raccordate - e per la verità già lo sono - con quelle che sta prendendo e che prenderà la struttura regionale per armonizzarle tutte al raggiungimento dello stesso fine. A prima vista potrebbe sembrare che queste iniziative esulano dalla nostra competenza o meglio dal nostro ruolo (cioè quello della struttura provinciale) in quanto può sembrare più appropriato che vengano gestite dalla struttura regionale. Ma la nostra convinzione non è questa. Infatti noi siamo convinti che sarebbe sbagliato vivere questa fase transitoria della struttura provinciale in forma del tutto passiva, aspettando cioè che le altre strutture (regionali, comprensoriali o categoriali che siano) esercitino via via una sorta di "esproprio" di competenze nei confronti della struttura provinciale sino al suo completo esautoramento. La nostra convinzione è che noi come struttura provinciale in questa fase, dobbiamo esercitare un ruolo attivo, dando un contributo decisivo in direzione del definitivo assetto dell'organizzazione... È evidente però che dopo aver individuato questo ruolo ancora importante è necessario costruire su questo stesso le indispensabili integrazioni con la struttura regionale. A questo proposito vogliamo soltanto aggiungere che noi come segreteria abbiamo ben presente il ruolo della struttura provinciale ed i limiti entro cui deve essere esercitato, anche nella sua calibratura dal punto di vista politico per cercare di non creare alcuna duplicazione rispetto alla struttura regionale, e perciò senza alcun dispendio né di uomini né di mezzi, pur mantenendo attiva la nostra funzione attraverso la utilizzazione di tutte le energie disponibili al nostro livello. Concludiamo su questo argomento aggiungendo che nessuno può coltivare la illusione - perché di ciò si tratterebbe - di sfuggire ad un'ottica di impegno politico a livello regionale, o viceversa per qualsivoglia motivo. Non è possibile insomma per ognuno di noi operare nella struttura che preferisce, provinciale o regionale che sia, al di fuori di un disegno organico che risponda alle effettive esigenze della organizzazione a qualsiasi livello. Essere chiari su questo significa preparare le basi per procedere sul tracciato di una reale integrazione delle strutture della organizzazione per determinare la evoluzione nel senso delineato" (19) .
    La struttura della Cisl, sia a livello nazionale che localmente, assume quindi la nuova forma sancita da diverse istanze collettive del sindacato, dall'Assemblea di Napoli del 1975, all'VIII Congresso confederale del 1977, al Convegno nazionale sul decentramento organizzativo di Roma del luglio 1978, alla Quarta assemblea nazionale dei quadri Cisl del 1979. La nuova organizzazione ha lo scopo di creare un modello che favorisca la gestione delle politiche del sindacato nel territorio e che permetta di moltiplicare le forme di autonomia al fine di sollecitare la partecipazione e di praticare la democrazia all'interno della Cisl. Prevede quindi un assestamento su due livelli, sia per le categorie che per le strutture orizzontali: quello regionale, rappresentato da un lato dall'Usr, con ruolo di direzione politica, elaborazione e direzione di vertenze regionali, sintesi della rappresentanza degli interessi dei lavoratori nei confronti delle controparti pubbliche e private e, dall'altro, dalle federazioni regionali di categoria, opportunamente accorpate; quello comprensoriale o sub-regionale, costituito da strutture sindacali territoriali, più piccole delle Usp, con istanza congressuale autonoma e struttura autosufficiente sia dal punto di vista politico che finanziario e con ruolo portante nell'organizzazione sindacale nel territorio e nel tesseramento. Ci sono inoltre le strutture di categoria territoriali e le leghe comprensoriali, in stretto rapporto politico ed organizzativo con le istanze precedenti, soprattutto nel campo del proselitismo sindacale e della conduzione di vertenze comprensoriali nonché nel contatto diretto con le strutture sindacali di base.
    Esistenti ancora le Usp di Perugia e di Terni e già in funzione l'Usr dell'Umbria, le unioni sindacali comprensoriali, individuate in numero di cinque in tutta la Regione (20) svolgono intanto le proprie assemblee organizzative tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980, assemblee precedute da quelle comprensoriali di categoria (21). Furono poi i congressi dell'anno 1981 a segnare il definitivo superamento delle strutture provinciali, sia di categoria che di unione, e la nascita del nuovo modello organizzativo decentrato: in Umbria si costituiscono quattro unioni sindacali territoriali, al posto delle cinque individuate inizialmente, con sede a Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello. La vecchia Unione sindacale provinciale di Perugia viene quindi suddivisa in tre nuove unioni territoriali: Alto Tevere, Eugubino, Gualdese; Assisi, Bastia, Fo-ligno, Spoleto, Valnerina; Perugia, Lago, Todi, Marsciano. La nuova organizzazione è presente a livello orizzontale e verticale, avendo ciascuna categoria la propria struttura autonoma regionale e territoriale.
    L'Ust di Perugia svolge il proprio congresso di fondazione dal 18 al 20 giugno del 1981. "La Cisl, un sindacato per gli anni '80: che opera in una visione progettuale; che realizza una maggiore presenza sul territorio; che vuole essere più partecipativo; che vuole cogliere le aspettative dei lavoratori e della società". Fu questo il titolo della relazione introduttiva al dibattito del segretario Ottavio Nulli Pero. Un congresso, vi si legge, "diverso da quelli svolti negli anni precedenti ... Finalmente questi congressi mettono infatti sul piano formale la parola fine ad una discussione che ci ha appassionato per quattro anni e che ci ha visto a volte più ottimisti a volte meno, in ordine al processo di decentramento e quindi anche in ordine alla definizione delle nuove strutture territoriali. Da oggi l'Unione sindacale provinciale di Perugia non esiste più, al suo posto sono ormai sorte tre unioni sindacali territoriali delle quali una è costituita proprio dal comprensorio del quale stiamo celebrando oggi il 1° congresso. Non vogliamo riaprire qui nessuna discussione in ordine alle scelte fatte in merito alle aree all'interno delle quali sono state individuate le nuove strutture anche perché, convinti o non, ormai questa è la scelta, salvo revoche che comunque al momento attuale non sono né ipotizzabili e tanto meno auspicabili... Detto questo mentre siamo ancora sul piano esclusivamente formale, ci preme fare sul problema del decentramento organizzativo, alcune considerazioni di carattere sostanziale. Infatti se è vero che sul piano formale la discussione può considerarsi conclusa, su quello sostanziale registriamo ritardi notevoli che debbono essere recuperati nel più breve tempo possibile anche attraverso la discussione, l'approfondimento e il consenso di tutti. Non pochi infatti sono ancora coloro, questa è la nostra impressione, che pur condividendo la scelta formale, ancora si attardano per diversi motivi, alcuni anche comprensibili, a mettere in pratica comportamenti sostanziali che diano un segnale concreto circa la volontà di camminare su questa strada" (22) .
    Praticamente la struttura delle Ust ricalca quella delle precedenti Usp, con la possibilità di articolazione in unioni zonali a seconda delle esigenze. Gli organi sono gli stessi: congresso, consiglio generale, comitato esecutivo, segreteria e collegio dei sindaci con competenze pressoché invariate (23). Sindacati e federazioni di categoria mantengono il rapporto di autonomia/dipendenza già previsto in passato.
    Le nuove strutture, attive sulla carta, ebbero in realtà difficoltà di funzionamento e, non tutte, garantirono una presenza stabile in ogni livello territoriale. Valutazioni critiche in merito all'articolazione scelta e decisa con i congressi del 1981 emersero sovente nelle varie istanze sindacali negli anni successivi. Anni in cui, al rodaggio organizzativo si aggiunsero le tensioni politiche determinate dal cosiddetto accordo di San Valentino del 14 febbraio 1984, sottoscritto con il governo e la Confindustria dalla Cisl e dalla Uil in contrasto con la Cgil. A seguito di questo accordo entrava così in crisi l'esperienza unitaria che si era sviluppata negli anni precedenti, sia a livello nazionale che locale, di cui si trova traccia anche negli archivi perugini della Cisl, in quelle carte prodotte dalla Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil e da alcune federazioni unitarie di categoria [Filia (Federazione italiana lavoratori industrie alimentari), Flc (Federazione lavoratori costruzioni), Fulta (Federazione unitaria lavoratori tessile e abbigliamento), Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici), Flo (Federazione lavoratori ospedalieri), Fulc (Federazione unitaria lavoratori chimici)]; carte relative appunto all'attività svolta dalla Cisl congiuntamente agli altri sindacati, a seguito di patti federativi.
    Fu, quella dell'unità sindacale, una fase politica ed organizzativa, iniziata nei primi anni Settanta, che si sviluppò in un'intensa stagione di lotte, frutto di una pressione dal basso che condizionò la politica dei vertici sindacali. Consigli di fabbrica e dei delegati, organismi di base dei singoli posti di lavoro, e consigli di zona, strumenti territoriali di direzione del movimento sindacale, furono le strutture sulle quali tentò di muoversi la difficile esperienza unitaria. Una politica sindacale sofferta, spesso in collisione con l'orgoglio d'organizzazione, che legava insieme i due capisaldi dell'unità d'azione e dell'autonomia di ciascun sindacato dai partiti, dalle ideologie e dagli schieramenti politici nazionali e locali. Una politica che naufragò contro lo scoglio della "concertazione", aprendo una fase di rapporti molto tesi all'interno del mondo sindacale. Lo testimonia ampiamente la relazione introduttiva del Segretario Ottavio Nulli Pero al II Congresso comprensoriale dell'Ust di Perugia del 1985 nella quale, a fronte di un positivo giudizio della reazione della Cisl alla crisi del rapporto con la Cgil, si coglie, in tutta la sua durezza, la gravità e la profondità del dissidio tra le due organizzazioni (24).
    Per quanto riguarda invece la presenza della Cisl nel territorio e quindi la valutazione degli effetti della riforma organizzativa del 1981, emerge la consapevolezza della difficoltà di gestione di una struttura complessa ed articolata, che rischia di soffocare la capacità propositiva di ogni singolo elemento e soprattutto la qualità del servizio reso ai lavoratori, il livello di partecipazione e l'azione di proselitismo. Nel documento conclusivo del congresso, pur ribadendo la validità politica della scelta del decentramento organizzativo, si riteneva comunque necessario avviare un confronto urgente tra l'Ust e l'Usr per la ridefinizione dei compiti delle due strutture, al fine di armonizzarne l'intervento ed evitare la sovrapposizione di competenze. Si giudicava positivamente l'accorpamento verificatosi a livello di federazioni di categoria, auspicando però il completamento del processo per quelle categorie, come la Flerica (Federazione lavoratori dell'energia, risorse, chimica ed affini) e la Flaei (Federazione lavoratiri aziende elettriche italiane), che non lo hanno ancora portato a compimento (25).
    A seguito del congresso del 1985 Claudio Ricciarelli prende il posto di Ottavio Nulli Pero, come segretario territoriale, conservandolo fino al 1993. È sua la relazione introduttiva alla II Assemblea organizzativa comprensoriale tenuta a Perugia nel maggio 1987: "Una Cisl più forte per affermare nel lavoro che manca e in quello che cambia i valori della solidarietà sociale, dell'autonomia contrattuale, della democrazia sindacale". "Le questioni organizzative oggi per la Cisl a tutti i livelli non possono più essere collocate fra gli aspetti secondari della nostra attività perché spesso l'efficacia delle nostre strategie politiche è strettamente connessa alla efficienza delle strutture organizzative e se queste ultime non sono sufficientemente armonizzate e funzionali alle strategie sindacali, concreto diviene il rischio di trasformarci in una organizzazione dalle ottime idee ed elaborazioni politiche ma scarsamente organizzata per farle valere e transitare nella società. Necessita quindi, in una logica di unitarietà confederale, una maggiore flessibilità ed articolazione organizzativa, nuove conoscenze e professionalità, se vogliamo davvero alzare di più il nostro sguardo verso nuovi orizzonti, essere punto di riferimento di nuovi strati sociali, di nuove figure professionali, di settori e attività nuove, di pezzi importanti di realtà produttive, delle fasce sociali più emarginate (di giovani, disoccupati ed anziani) che si sviluppano in una realtà in rapida e continua trasformazione ... Necessita perciò uno spostamento di attenzione, non trascurando i settori forti e tradizionali della organizzazione e del mondo del lavoro, per raccogliere le sfide e le opportunità derivanti da una diversa articolazione sociale dei lavoratori ..." (26) . Critico è il bilancio dell'esperienza del decentramento, cui si attribuiscono effetti contraddittori. Si manifesta già l'esigenza della revisione del numero e della delimitazione geografica delle Ust, come possibile soluzione per una migliore funzionalità di alcune categorie, cui viene riconosciuto un ruolo primario nell'azione sindacale, ma di cui si lamenta la scarsa autonomia organizzativa, finanziaria e politica. "Occorre perciò una semplificazione nelle articolazioni delle strutture, una maggiore chiarezza nei loro compiti e funzioni, un uso più mirato e finalizzato delle risorse al proprio interno. Si deve inoltre assumere come prioritaria, la necessità di dare operatività alle strutture di categoria territoriale, quando l'esistenza di queste è posta in alternativa con quella regionale, perché crediamo che si realizzi soprattutto a livello territoriale la legittimazione vera della categoria nel rapporto di tutela con i propri iscritti, in quello di proselitismo e di contrattazione con le naturali controparti nei luoghi di lavoro." Proposte concrete per la soluzione di questi problemi vengono formulate nello specifico per ciascuna categoria, prospettando consorzi o accordi a livello intercomprensoriale e, nel caso delle federazioni pluricomposte frutto degli accorpamenti degli anni precedenti, riconoscendo autonomia organizzativa ed identità sindacale ai singoli settori a livello territoriale. Seppellita ormai l'esperienza unitaria, la Cisl ribadisce la propria autonomia sindacale, rivendicando la necessità di regole e norme per una comune azione con Cgil e Uil nelle strutture di base, nella contrattazione e nella consultazione dei lavoratori.
    Tutto il fermento organizzativo di questi anni, il dibattito e le discussioni intorno alla migliore articolazione possibile per massimizzare i risultati della politica e dell'azione sindacale, trova sbocco nella nuova struttura dell'Ust di Perugia, le cui dimensioni territoriali sono allargate con l'accorpamento in essa dell'Ust di Città di Castello. La III Assemblea organizzativa territoriale, che si svolse a Perugia il 4 e 5 ottobre 1991, sancì questa fusione, già deliberata dal consiglio generale regionale. "Non è questo un passo indietro rispetto al passato e neanche la presa d'atto di un fallimento delle politiche di decentramento organizzativo realizzato negli anni '80, che pure hanno avuto i loro limiti e prodotto risultati nel complesso positivi ...", recitava nella propria relazione il Segretario Claudio Ricciarelli (27). Il presupposto politico alla base di questa scelta organizzativa viene indicato nel ritorno, a livello istituzionale, ad una configurazione più tradizionale, con ruolo preminente dell'istanza comunale, provinciale e regionale. La delimitazione territoriale delle Ust e delle categorie deve ad esso uniformarsi e prevedere una struttura per ogni provincia dell'Umbria, presupponendo tra l'altro la sicura istituzione della terza provincia di Foligno-Spoleto. Contemporaneamente all'accorpamento si decide un potenziamento delle strutture della Cisl nelle zone. Questa scelta, apparentemente contraddittoria, è invece presentata come un naturale antidoto a tentazioni di centralizzazione. L'obiettivo è quello di avere un responsabile, con funzioni di coordinamento dell'attività sul territorio, per ciascuna della quattro zone della provincia di Perugia (Media Valle del Tevere, Lago Trasimeno, Alta Valle del Tevere e Eugubino Gualdese) e di dar vita ad unioni sindacali comunali nelle realtà più significative dal punto di vista della presenza della Cisl.
    Seppur lentamente, viene delineandosi l'evoluzione della struttura organizzativa verso l'attuale forma. Al IV Congresso del 1993 il ruolo di coordinamento e di armonizzazione delle Ust è ancora riconosciuto, ma appare chiaramente il rafforzamento della funzione di elaborazione e di direzione dell'azione e della politica sindacale da parte dell'Usr, a fronte di una forte centralizzazione del processo politico istituzionale delle decisioni, con l'attribuzione di competenze sempre più estese alle Regioni (28). Successivamente la discussione si orienterà proprio verso il rafforzamento della presenza zonale e l'eliminazione dell'intermediazione della struttura territoriale, mantenendo al solo livello regionale l'istanza congressuale. Flessibilità, snellezza, necessità di diminuzione dei costi finanziari, oltre alle considerazioni di carattere politico già citate, sono alla base delle scelte effettuate negli ultimi anni.
    La scarsità di documentazione del periodo più recente di attività dell'Ust di Perugia non ha permesso, purtroppo, di seguire in dettaglio l'evoluzione dell' "autoriforma" della Cisl, così definita dal nuovo segretario generale dell'Unione Giuseppe Bolognini in un documento del 1994 (29). Il risultato finale, cioè l'eliminazione della struttura territoriale e la riattivazione di quelle comprensoriali, prive però di autonomia finanziaria ed attività congressuale, sembra , comunque, il "naturale" sbocco di quelle linee già individuate nei primi anni Novanta.


    1) L'Unione sindacale comprensoriale di Perugia è coordinata dall'Unione sindacale regionale dell'Umbria e non ha alcuna istanza congressuale né autonomia finanziaria.
    2) Lo stesso prof. Giancarlo Pellegrini, autore di un saggio storico sull'Usp di Perugia dal 1955 al 1962, pur avendo avuto l'opportunità di consultare le carte dell'archivio Cisl prima del trasloco dalla sede di via Ciatti a quella in via Campo di Marte, già in quell'occasione non ebbe modo di ricostruire in det-taglio i fatti avvenuti dal 1950 al 1955 per mancanza di documentazione. In una nota al titolo del suo saggio, alla pagina 319, il prof. Pellegrini giustifica la scelta dei limiti temporali della sua ricerca proprio con la "scarsità del materiale d'archivio rinvenuto, andato distrutto per gran parte, per il periodo oggetto del saggio, nei numerosi spostamenti di sede dell'Usp". Cfr. G. PELLEGRINI, "L'Unione sindacale provinciale di Perugia tra il 1955 e il 1962: un'esperienza di autonomia", in CENTRO STUDI NAZIONALE CISL, CESOS CENTRO DI STUDI SOCIALI E SINDACALI, "Itinerari sindacali. Organizzazione e politica: storie della Cisl nelle realtà territoriali", a cura di E. SANTI, A. VARNI, Roma, Edizioni del Lavoro, 1982, vol. 1, pp. 319-429.
    3) Non è stato possibile stabilire la data esatta del primo congresso dell'Usp di Perugia neanche servendosi della memoria orale di alcuni anziani dirigenti sindacali. È comunque presumibile che tale assise si sia svolta nel 1951, anno in cui si tenne il I Congresso confederale della Cisl.
    4) Archivio dell'unione sindacale territoriale già unione sindacale provinciale della Cisl di Perugia, d'ora in poi AUSTGUSPCP, Attività interna ed organizzazione. Congressi, b. 2, fasc. 2, sottofasc. 1.
    5) Si tratta di un periodico che fu pubblicato dal marzo del 1957 al gennaio del 1959 a cura delle Usp di Perugia e di Terni e diretto da Roberto Romei. Pres-so il nostro archivio sono conservati alcuni numeri originali di questo giornale, segnalati in inventario tra gli allegati a stampa; esiste inoltre un volume stampato nel 1980 dalla Segreteria dell'Usr umbra, in occasione del trentesimo anniversario della Cisl, nel quale sono stati raccolti tutti i numeri del periodico. Quest'ultimo è conservato tra le opere a stampa e descritto nel relativo catalogo. Cfr. CATALOGO DELLE OPERE A STAMPA, "Monografie", b. 1.
    6) L'Inas, Istituto nazionale assistenza sociale, è l'ente di assistenza della Cisl, con funzione assicurativa e previdenziale.
    7) Lo Ial, Istituto addestramento lavoratori, è l'ente per l'istruzione professionale dei lavoratori della Cisl.
    8) AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività organismi dirigenti provinciali territoriali e nazionali", b. 11, fasc. 3, sottofasc. 3.
    9) Gli uffici Cisl si spostarono poi in via Mazzini, via Ruggero d'Andreotto, via Ciatti ed infine via Campo di Marte, sempre a Perugia.
    10) Si trattava delle seguenti federazioni: abbigliamento, alimentaristi, ausiliari del traffico, autoferrotranvieri, edili, elettrici, metalmeccanici, federlibro, tessili, commercio, statali, parastatali, fidel, ospedalieri, bancari, coloni, mezzadri e coltivatori diretti, Fisba, pensionati.
    11) Si trattava dei seguenti sindacati: Sinascel, postelegrafonici, ricevitori postali, dipendenti Ispettorato dell'agricoltura, dipendenti Ministero difesa esercito, dipendenti Ufficio regionale del lavoro, dipendenti Anas, dipendenti monopoli di Stato, dipendenti aiuti internazionali, dipendenti Ministero agricoltura e foreste, dipendenti Sezione provinciale alimentazione, uscieri giudiziari, dipendenti Inam, dipendenti Inps, dipendenti Inadel, dipendenti Enpas, dipendenti Ufficio contributi agricoli unificati, dipendenti Università per stranieri, dipendenti comunali, segretari comunali, dipendenti OO. PP (Opere pie), dipendenti amministrazioni provinciali, dipendenti ospedale civile, dipendenti ospedale psichiatrico, dipendenti case di cura, sindacato tabacchine.
    12) In un periodo in cui la rappresentanza si esprimeva con l'elezione dei membri del proprio sindacato nelle commissioni interne, la Cisl sperimentò anche in Umbria, in polemica con la Cgil, questa originale struttura, che ve-niva considerata come un più incisivo strumento di contrattazione a livello aziendale. A tal proposito cfr. G. PELLEGRINI, op. cit., p. 336.
    13) AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Congressi", b. 1, fasc. 1, sottofasc. 10
    14) Ibid., b. 8, fasc. 2.
    15) Ibid., b. 3, fasc. 3, sottofasc. 10.
    16) Cfr. CISL. SETTORE ORGANIZZATIVO CONFEDERALE, "Per una nuova politica organizzativa della Cisl", Roma, Arti grafiche Wanzer, 1978, in AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Convegni", b. 18, fasc. 2.
    17) cfr. CISL. SETTORE ORGANIZATIVO CONFEDERALE, "Convegno nazionale sul decentramento organizzativo", s.l., s.e., [1978], p.16. AUSTGUSPCP, Attività interna ed organizzazione. Convegni, b. 18, fasc. 2.
    18) cfr. la relazione della Segreteria all'VIII Congresso dell'Usp di Perugia, tenuto a Foligno nel 1977. AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Congressi", b. 3, fasc. 4.
    19) AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività degli organismi dirigenti provinciali, territoriali e nazionali", b. 10, fasc. 1, sottofasc. 32.
    20) Si tratta dei seguenti comprensori: 1° Alta Valle del Tevere, Eugubino, Gualdese; 2° Perugino, Valle Umbra nord, Tasimeno, Pievese; 3° Valle Umbra sud, Spoletino, Valnerina; 4° Media Valle del Tevere, Orvietano; 5° Ternano Amerino Narnese. Tale ipotesi di ripartizione territoriale in 5 Unioni sindacali comprensoriali, proposta dalla segreteria regionale e già sottoposta all'esame del comitato esecutivo del 20 settembre 1979 fu presentata alla riunione del consiglio generale regionale del 22 ottobre 1979. Cfr. AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività degli organismi diri-genti provinciali, territoriali e nazionali", b. 13, fasc. 1, sottofasc. 2.
    21) Carte relative a queste assemblee organizzative si trovano in AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività degli organismi dirigenti provinciali, territoriali e nazionali", b. 11, fasc. 4.
    22) AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Congressi", b. 5, fasc. 2, sottofasc. 1.
    23) A tal proposito si possono vedere gli statuti conservati nell'archivio dell'Usp-Ust. Cfr. AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Congressi", b. 5, fasc. 2, sottofasc. 1, 3, 6.
    24) Cfr. Ibid., b. 6, fasc. 3, sottofasc. 1.
    25) Cfr. il documento conclusivo del II Congresso Ust Cisl di Perugia del 1985 in AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività degli organismi dirigenti provinciali, territoriali e nazionali," b. 12, fasc. 4, sottofasc. 6.
    26) Cfr. Ibid., b. 14, fasc. 4, sottofasc. 2.
    27) Cfr. ibid., b. 14, fasc. 4, sottofasc. 3. Su questo argomento si può consultare anche la b. 13, fasc. 2, sottofasc. 8 della stessa sottoserie.
    28) Cfr. La relazione di Claudio Ricciarelli al IV Congresso territoriale della Ust di Perugia del 1993 in AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Congressi", b. 7, fasc. 5.
    29) Giuseppe Bolognini fu nominato segretario generale dell'Ust di Perugia nella riunione del consiglio generale dell'aprile del 1993, sostituendo Claudio Ricciarelli ed ha ricoperto questa carica fino al 1997. Cfr. AUSTGUSPCP, "Attività interna ed organizzazione. Attività degli organismi dirigenti provinciali, territoriali e nazionali", b. 14, fasc. 4, sottofasc. 3.


  • Redazione e revisione:
    Robustelli Giovanna, 01/01/1999, ordinamento ed inventariazione / Santolamazza Rossella, 01/01/1999, ordinamento ed inventariazione / Fratta Cristina, 06/05/2010, riversamento in Sesamo