Castello di Poggiodomo, Poggiodomo (Perugia), 1660 - 1817
Ente
Estremi cronologici: 1660 - 1817
Intestazioni:
Castello di Poggiodomo, Poggiodomo (Perugia), 1660 - 1817
Altre denominazioni:
Castello di Poggiodomo
Il paese di Poggiodomo si trova a circa 1000 metri di altitudine sulla valle del Tessino, tra i monti Maggio e Coscerno; la denominazione sembra derivare dal latino "podium" (pedana) e "domo" (mettere a coltura).
Nel XII secolo la montagna dell'Umbria sud orientale era compresa nel ducato di Spoleto che Papa Innocenzo III aveva ottenuto da Corrado d'Urselingen nel 1198; poco dopo l'ascesa al trono, Federico II occupò il territorio che tornò a far parte della chiesa nel 1230, quando l'Imperatore lo restituì al Papa. Successivamente a questa data, il vescovo Milone, a cui era stato assegnato il ducato di Spoleto, ordinò una ricognizione del territorio e in un documento del 22 ottobre 1233 ( Documenti storici inediti in sussidio allo studio delle memorie umbre raccolti e pubblicati per cura di Achille Sansi, parte I e II, Foligno, Stabilimento di P. Sgariglia, 1879, pp. 252-256) si legge che Usigni e Poggiodomo facevano parte dei possedimenti di tale Ducato. Non compaiono invece nelle ricognizioni del decennio successivo ma, in seguito a scontri tra Cascia e Spoleto come conseguenza degli sconvolgimenti causati dalle truppe di Manfredi in Valnerina e che causarono la distruzione di Usigni, grazie ad un documento del 23 ottobre 1276 (vedi nota sopra, pp. 334-336) siamo a conoscenza della donazione di quest'ultimo castello a Spoleto da parte di donna Mimaldesca di Oderisio, moglie di Nicola Barattali appartenente ad una nobile famiglia di Poggiodomo ed Usigni.
Nel corso del secolo seguente, prima Poggiodomo e poi Usigni scomparvero dagli elenchi dei possedimenti di Spoleto a favore di Cascia, che riuscì ad estendere la sua influenza a discapito del ducato, con i favori della Chiesa da cui era sempre più dipendente fino ad arrivare all'atto di sottomissione del 1404 presentato al Rettore del ducato che rappresentava l'autorità ecclesiastica.
In questo periodo i piccoli possedimenti del territorio erano strutturati in comunità amministrative, con una propria magistratura, composta da Massari ed un Consiglio costituito dai capifamiglia, la cui attività amministrativa era sotto il diretto controllo del Governatore di Cascia che ne autorizzava le adunanze e ne ratificava le decisioni, ed i cui beni ad uso collettivo, erano costituiti dalle terre coltivate dagli abitanti.
I secoli XV e XVI sono segnati da continui disordini tra piccoli centri per motivi di confini e faziosità; tra questi, Mucciafora che si unì a ribellioni in più di una occasione, finchè nel 1514 il Commissario pontificio non ne ordinò la distruzione e la confisca dei beni.
Con la discesa dei Lanzichenecchi nel 1527 ed il passaggio dei mercenari di Sciarra Colonna che imperversavano in Valnerina, alcuni centri, tra cui Poggiodomo, Usigni, Mucciafora e Roccatamburo si posero sotto la protezione di Spoleto ritenendo che potesse dare maggiori garanzie in questo senso; ma nel giro di qualche anno, le rivendicazioni di Cascia su quei centri trovarono conferma e la questione, che adì le vie legali, si concluse definitivamente nel 1536.
E' di questo periodo la crescita del fenomeno del banditismo che verso la fine del secolo XVI investì il castello di Roccatamburo il quale subì degli ingenti danni a causa di bande di briganti. ciò avvenne nonostante l'attenzione al problema da parte del governo centrale che intervenne ripristinando la Prefettura della Montagna ed un presidio militare a Norcia.
La Prefettura della Montagna, istituita da Papa Pio V nel 1569, comprendeva i territori di Norcia, Cascia, Cerreto, Monteleone, Montegallo, Montefiorito, Visso, Arquata e Labro; a capo vi era un Prefetto nominato direttamente dal Papa; esso risiedeva a Norcia ed aveva giurisdizione esclusiva sulle cause penali, anche se di fatto i suoi poteri si allargavano alla sfera legislativa ed esecutiva; la Prefettura continuò nella sua attività fino al 1816, con interruzioni tra il 1572 ed il 1583, nel periodo della Repubblica romana e dell'Impero francese.
Tra problemi politici e disordini nel 1559 un forte terremoto contribuì a danneggiare la già povera economia del territorio di Cascia.
Di diversa tendenza fu il secolo XVII, segnato dall'attenuazione dei disordini e controversie e da una certa ripresa economica che si affievolì però intorno alla metà del secolo seguente, ricordato anche per i terremoti che scossero più volte il territorio, il più significativo dei quali fu quello del 1703 che causò numerose vittime nel casciano.
A Poggiodomo, dal 1660, prima data utile per una ricerca d'archivio documentata, i consigli erano tenuti con licenza del Governatore di Cascia ed adunati per ordine dei tre Massari che dal 1685 si ridussero a due.
Il Camerlengo aveva il compito di amministrare i denari della cassa e tenere conto dell'entrata e dell'uscita; queste erano date dall'affitto del forno, del macello, dei pascoli e terreni e dagli emolumenti dovuti agli ufficiali e salariati. Venivano retribuiti anche un predicatore, un maestro ed un medico; da maggio a settembre era nominato un guardiano per controllare e verificare gli eventuali danni dati dal bestiame ai campi.
Dai capitoli del forno del 1760 annotati nel registro dei Consigli contrasseganto dal n. 3, il fornaio era tenuto a panificare tutto il grano acquistato dalla Comunità e il pane doveva essere venduto alle famiglie secondo il numero dei componenti e nella quantità stabilita da due deputati; non poteva essere acquistato da forestieri e portato fuori dal territorio. Doveva inoltre essere somministrato ai castelli di Usigni, Mucciafora e Roccatamburo ogni volta che gli venisse ordinato dalla Comunità. Il grano doveva essere macinato nei molini ed il pane cotto nei forni del castello, una volta per ciascuno; ogni contravvenzione a queste norme, era passiva di sanzione pecuniaria.
Nel corso dei secoli XVII e XVIII l'attività amministrativa del castello, da quanto è possibile evincere dai verbali delle riunioni del Consiglio, resta pressochè immutata, sia per quanto riguarda la gestione ordinaria che le figure degli amministratori e salariati.
Dal 1784 al 1795 ai consigli è presente il delegato del Governatore di Cascia.
Dell'avvento della I Repubblica romana (1798 - 1799) non restano tracce nella documentazione archivistica se non in un verbale del Consiglio del 1° aprile 1798, in cui i Massari discussero di ordinaria amministrazione; la seduta fu tenuta su licenza dei cittadini municipali di Cascia alla presenza di due cittadini Massari. In questa fase il Ducato di Spoleto fu sostituito dal Compartimento del Clitunno, che comprendeva anche la Valnerina e la Montagna, suddiviso a sua volta in cantoni entro i quali, delle vecchie comunità pontificie, solo quelle con più di 10.000 abitanti formavano una propria municipalità e le altre furono raggruppate fino al raggiungimento di questo numero.
Con la Restaurazione, fino a tutto il 1800, vi fu un periodo di transizione nel governo e il Consiglio viene autorizzato solo su ordine dei Massari per tornare poi da gennaio 1801 su licenza del Governatore, quest'ultimo di nuovo installato a Cascia.
In seguito all'editto del cardinale, segretario di Stato, Ercole Consalvi del 22 giugno 1800, lo Stato pontificio venne riorganizzato e furono istituite sette Delegazioni apostoliche, con a capo un Delegato del Papa, tra cui Spoleto da cui dipendeva Cascia e conseguentemente Poggiodomo e gli altri castelli di Usigni, Roccatamburo e Mucciafora.
La composizione degli amministratori resta la stessa fino all'inizio del periodo francese (1809 - 1814) di cui sono rimaste esigue testimonianze documentarie (vedi registri contabili dell'Archivio dei Possidenti di Poggiodomo). Tra la fine del 1806 ed il 1814 troviamo una grande lacuna nei i consigli comunali, come nel resto della documentazione di carattere comunale. L'Umbria fu annessa all'Impero con la legge del 17 maggio 1809 e fu proprio in questo periodo che Poggiodomo fu elevato a Mairie (comune) e compreso nel Dipartimento del Trasimeno, Circondario di Spoleto, Cantone di Cascia. All'interno dei Cantoni, i Comuni erano amministrati da un Maire (Sindaco) e da un Consiglio municipale; nel 1810 fu istituita l'anagrafe comunale.
Successivamente alla caduta dell'Impero francese, le norme previste dalla seconda Restaurazione, contenute nel Motu Proprio di Pio VII del 1816 ed integrate dal decreto del cardinale Consalvi del 1817 sul nuovo assetto territoriale ed amministrativo dei luoghi pontifici, entrarono in vigore da gennaio 1818; fino a quella data, la gestione amministrativa del castello restò invariata e le scritture rispecchiano la consueta struttura fino al termine del 1817.