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Deputazione di storia patria per l'Umbria di Perugia, Perugia, 1896 -

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1896 febbraio 27 -
  • Intestazioni:
    Deputazione di storia patria per l'Umbria di Perugia, Perugia, 1896 -
  • Altre denominazioni: Deputazione di storia patria per l'Umbria di Perugia / Regia Deputazione di Storia patria
  • La Regia Deputazione di storia patria per l'Umbria fu istituita con regio decreto n. 74 del 27 febbraio 1896, per continuare l'attività della precedente Società umbra di storia patria; nel maggio del 1898 fu riconosciuta come ente morale (1).
    Scopo della Deputazione era di "... favorire gli studi storici e di provvedere alla conservazione e pubblicazione di documenti riguardanti la provincia di Perugia" (Statuto del 1898, art. 1) attraverso la pubblicazione periodica della rivista: Bollettino della R. Deputazione per l'Umbria; e quella occasionale dei "Fonti di storia"(2) . Al tempo stesso "Le sedute della R. Deputazione potranno anche tenersi in altre città della provincia [diverse da Perugia, sede dell'associazione; n.d.r.], a fine di meglio conoscerne gli archivi ed i monumenti e promuoverne la conservazione ed illustrazione" (Statuto del 1896, art. 15; Statuto del 1898, art. 19).
    Con nomina reale furono confermati presidente Luigi Fumi e vicepresidente Leopoldo Tiberi; fu nominato segretario-economo Vincenzo Ansidei e proclamati soci ordinari coloro che nello statuto della Società umbra costituivano la fascia di soci collaboratori (3).
    L'allargamento della Deputazione a nuovi soci, la necessità di rendicontare allo Stato sulle spese sostenute e sull'organizzazione delle attività, comportarono in questi primi anni un adeguamento e una strutturazione interna alla Deputazione, evidente anche nelle carte e coronata dall'emissione di un primo regolamento degli uffici della R.a deputazione, approvato dall'adunanza del consiglio tenuta il 17 settembre 1905 (4). La Deputazione umbra non si interessò - e non si interessa - soltanto all'edizione delle fonti storiche ma anche alla tutela del patrimonio monumentale e cittadino; infatti sono numerosi in archivio i carteggi e le relazioni su interventi di restauro in palazzi storici. A partire dal 1903, infatti, insieme alla Società romana di storia patria, incalzò il Ministero della pubblica istruzione perché intervenisse a frenare la cattiva abitudine delle amministrazioni comunali a cambiare i nomi delle vie (rischiando spesso di perdere la memoria storica racchiusa nella denominazione) (5). Inoltre a partire dal 1903 i soci della Deputazione si adoperarono per raccogliere in sede quanti più calchi di sigilli potessero e fotografie di monumenti; due raccolte ancora oggi conservate nella propria sede (6).
    Nonostante le ristrettezze dei finanziamenti e alcune difficoltà amministrative, dovute più che altro all'inesperienza, l'attività della Deputazione nei primi quindici anni pulsò instancabile, tanto che nell'adunanza del consiglio del 29 ottobre 1907 (7) si deliberò di aprire una seconda collana accanto a "Fonti", intitolata "Appendici al Bollettino". Nel frattempo l'attività di scambio di pubblicazioni con le altre deputazioni e società storiche, condizionò la nascita spontanea di una biblioteca della deputazione, che per mancanza di spazio, fu però consegnata alla Biblioteca comunale Augusta di Perugia (8).
    Nel 1915 giunse alla Deputazione la richiesta del Comitato nazionale per la storia del risorgimento perché raccogliesse materiale relativo alla guerra in atto, ma su tale argomento si conservano poche tracce (9). In questi anni - con la partecipazione dell'Italia al primo conflitto mondiale, l'attività della Deputazione fu inevitabilmente ridotta e risentì dei quotidiani disagi; l'istituzione però non chiuse.
    Quando nel 1921 iniziò a ripristinarsi la normalità, l'allora presidente Francesco Guardabassi (presidente negli anni 1921-1935), promosse la regolare uscita del Bollettino e la necessità di divulgare gli studi fatti e quelli in corso attraverso incontri fra i soci (10). Negli stessi anni emerse a Perugia la necessità di raccogliere in un unico luogo i documenti di tutto il territorio, tanto che, in assenza di un Archivio di Stato, la Deputazione si candidò essa stessa per la soddisfazione di tale compito (11).
    La necessità di rispondere meglio alle esigenze dei soci e di migliorare il funzionamento amministrativo portò, nel 1932, al rinnovo dello statuto. Nel nuovo statuto della R. deputazione per gli studi di storia patria nell'Umbria fu aumentato il numero dei soci (12), fu precisato il territorio d'azione della Deputazione e si chiarirono i compiti del presidente e di tutto il direttivo.
    Tra il 1934 e il 1935 la riforma degli istituti storici nazionali, sottoposti ad un attento controllo da parte del Ministero dell'educazione nazionale e della Giunta, comportò alle volte l'esclusione, altre volte le dimissioni di alcuni soci; ma la Deputazione non si scoraggiò e, nonostante le condizioni precarie e la stretta vigilanza, sotto la presidenza di Achille Bertini Calosso si incentivò l'organizzazione di convegni: nel 1939 a Orvieto in memoria di Fumi, nel 1942 a Gubbio sull'archeologia. La presidenza Bertini Calosso promosse inoltre l'apertura del Bollettino a tutti i contributi che fossero scientificamente validi senza limitazioni cronologiche (iniziativa che era già stata discussa nei primi del Novecento) (13) .
    Nel 1944 Andreani, sindaco di Perugia, promosse la raccolta di materiale relativo al periodo compreso fra il settembre 1943 e il luglio 1944, sotto la guida della Deputazione, Iniziativa alla quale risposero i comuni e le frazioni di Perugia, Narni, Collepino, Costacciaro, Spello, Montone, Civitella, Umbertide (Peretola Niccone), Lisciano Niccone, Città di Castello (14).
    A partire dal 1945 la Deputazione tornò a respirare grazie anche al sostegno della Giunta centrale per gli studi storici, a capo della quale si trovò il commissario Gaetano De Sanctis. Riprese l'attività di pubblicazione e si organizzò a Perugia per i giorni 26 e 27 aprile del 1946 il II convegno storico umbro (il primo fu quello di Orvieto del 1939).
    Nel 1947 tutte le deputazioni furono commissariate e per l'Umbria venne nominato commissario Achille Bertini Calosso. Tale figura donò nuovamente slancio e sicurezza alla Deputazione umbra che riprese l'attività editoriale, recuperando articoli già da tempo consegnati ma non ancora pubblicati, e quella congressuale, organizzando il III Convegno storico umbro a Gubbio.
    Emerse in questi anni la figura di Giovanni Cecchini (a capo della Deputazione dal 1955 al 1976), che divenne commissario straordinario nel 1955 (15) e fu sua iniziativa valorizzare la memoria di Bertini Calosso intitolandogli una Fondazione all'interno della Deputazione (16).
    Il 6 luglio del 1958, riunito il Consiglio della Deputazione, il presidente lesse una lettera di Emilio Ardu, che "con l'appoggio del socio prof. Ignazio Baldelli, propone che la Deputazione assuma l'iniziativa di una celebrazione del settimo centenario di Raniero Fasani e del Movimento dei Disciplinati, con un programma di massima che lo stesso p. Ardu traccia" (17). Tale iniziativa diventò effettivamente l'oggetto di un convegno che attirò a Perugia un folto pubblico dal 25 al 28 settembre 1960. Un altro socio della Deputazione, Raffaello Morghen, propose la realizzazione di uno schedario sui Disciplinati (oggi ancora presso la Deputazione) e l'interesse per questi studi fece sì che nel Consiglio del 24 febbraio 1963 si deliberasse un regolamento per il funzionamento, all'interno della Deputazione (18), di un Centro di documentazione sul Movimento dei Disciplinati. A partire dal volume LX (1963) il Bollettino accolse dunque anche una sezione apposita per gli studi del suddetto Centro mentre una collana specifica, i "Quaderni", fu aperta a partire dal 1965.
    Parallelamente a quella del Centro proseguì anche l'ormai consolidata attività della Deputazione che, oltre all'uscita regolare della rivista, riprese l'organizzazione di convegni: nel 1961 si realizzò il convegno storico regionale su Storiografia e storiografi in Umbria nel secolo XIX e, l'anno successivo, quello per la commemorazione della nascita della Deputazione di storia patria per la Toscana e l'Umbria.
    Nel 1963 fu indetto il V Convegno storico regionale a Città di Castello, sulla produzione libraria e ancora, due anni dopo, il VI Convegno storico su Dante e l'Umbria, itinerante tra Perugia e Assisi. Altro convegno itinerante fu il VII del 1966, sui mille anni dell'abbazia di San Pietro, che si svolse parte a Perugia e parte a Casalina.
    Fin dal 1966 la direzione della Deputazione percepì la necessità di modificare nuovamente lo statuto, fatto che avvenne con dpr n. 245 del 28 gennaio 1972 (19). Il nuovo statuto aumentò il numero dei soci (categoria degli ordinari: 35; corrispondenti: 70; aggregati: senza limitazioni); ma soprattutto curò con maggiore attenzione le cariche amministrative della Deputazione. Sempre chiaramente furono definiti gli scopi editoriali della Deputazione, come pure quello di organizzare convegni e incontri, che infatti continuarono sulla scia dei precedenti. Regolare, con un volume l'anno (di due o più fascicoli) uscì negli anni a seguire il Bollettino, mentre nella collana sul Movimento dei disciplinati uscì il volume "Risultati e prospettive della ricerca sul Movimento dei Disciplinati", frutto del convegno tenutosi nel 1969 a Perugia; nella collana "Appendici al Bollettino", invece, furono pubblicati gli atti dei convegni su "I paesaggi rurali europei" (convegno del 7-12 maggio1973, atti pubblicati nel 1975: Appendici 12) e sui "Rapporti artistici fra le Marche e l'Umbria" (convegno Fabriano-Gubbio 8-9 giugno 1974, atti pubblicati nel 1977: Appendici 13); convegno internazionale il primo e interregionale il secondo.
    Sotto la presidenza Cecchini (1955-1976)- piuttosto centralizzata stando alle poche riunioni dei soci - la Deputazione dell'Umbria fu promotrice, presso la Giunta centrale per gli studi storici del Ministero, del ruolo che tali istituzioni avrebbero dovuto ricoprire alla luce del cambiamento dei tempi. Cecchini e altri soci della Deputazione avrebbero voluto che tali istituti assumessero il controllo delle attività culturali nelle varie regioni e, assecondando tale richiesta la Giunta centrale indì a Roma nel febbraio del 1964 un incontro di tutte le deputazioni e degli istituti storici. Il risultato fu la nomina di una commissione, formata da Cecchini, Gastone Manacorda e Mario Viora, con lo scopo di prendere visione delle realtà nazionali. Nel novembre del 1965, al secondo convegno degli istituti storici, la Commisione presentò una relazione della "Commissione per lo studio dei problemi delle Deputazioni e delle Società di storia patria"(20); si costituì anche una nuova commissione (Cecchini, Firpo, Frugoni, Giardina, Lombardi, Manacorda, Romeo, Valsecchi, Viora, Vitucci), che lavorò ad un progetto di legge, presentato alla Giunta centrale nel 1966, dal titolo "Relazione sul progetto di legge generale per gli istituti di altra cultura operanti nel campo della ricerca storica"; tale progetto fu però successivamente abbandonato.
    Tornando alla situazione propriamente umbra, l'Assemblea straordinaria dei soci ordinari del 12 gennaio 1975 (21) deliberò che il Centro sul movimento dei disciplinati venisse scisso dalla Deputazione e dichiarato ente autonomo. Paolo Brezzi, Giovanni Cecchini, Franco Mancini, Giocondo Ricciarelli, Leopoldo Sandri furono poi nominati membri della commissione per la redazione dello statuto, che ottenne l'approvazione con d.p.r. n. 1092 del 23 dicembre 1977. In questa nuova veste il Centro visse attivamente sotto la presidenza di Giovanni Cecchini e quindi di Ugolino Nicolini.
    Nel frattempo però Giovanni Cecchini, per ragioni personali e di circostanza, si dimise da presidente della Deputazione (Consiglio del 21 dicembre 1975 e Assemblea degli ordinari del 28 marzo 1976), che pure avrebbe voluto che continuasse la sua presidenza (22).
    La stessa Assemblea dei soci ordinari, dopo lunga discussione, elesse come presidente Lorenzo Meloni (anni 1976-1984). Negli otto anni che seguirono la rivista Bollettino uscì regolarmente, anche se le ristrettezze economiche la ridussero ad un solo fascicolo l'anno (23). Vennero realizzate altresì importanti pubblicazioni tra cui "Annali tipografici di Orvieto" (Fonti 11, 1977); la "Raccolta di voci bibliografiche" (Fonti 13, 1977) (24) dell'area di Terni; il volume primo del Codice diplomatico del Comune di Perugia; il terzo e il quinto volume della collana di Sassovivo.
    A Spoleto il 25 ottobre 1981 si tenne l'incontro su "Bibliografia e archivistica nella ricerca storica in Umbria"; l'11 e 12 dicembre dell'anno successivo gli istituti storici umbri si incontrarono invece a Orvieto per riflettere sul loro futuro (25).
    Nel 1981 ripresero inoltre le convocazioni delle assemblee generali dei soci, interrotte dal 1966. La presidenza Meloni si ricorda anche per il cambio di sede da palazzo dei Priori a quella che è ancora oggi la sede dell'ente, palazzo della Penna, e per il lavoro di schedatura dei numerosi volumi costituenti la Biblioteca. Quest'ultimo impegno fu affidato a Stefano Branda, laureato in filosofia, e assegnato alla Deputazione secondo i termini della legge sull'occupazione giovanile (26).
    Due anni prima che scadesse il mandato, una brutta malattia colpì il presidente Meloni e ciò, inevitabilmente, ridusse le iniziative della Deputazione.
    L'assemblea degli ordinari, riunitasi il primo luglio 1984, approvò la candidatura a presidente dello spoletino Giovanni Antonelli (anni 1984-1996), dirigente dell'Amministrazione archivistica centrale e già direttore del Centro di studi sull'alto medioevo di Spoleto. Un personaggio l'Antonelli, che seppe offrire tutta la sua esperienza alla crescita della Deputazione e aprì l'associazione alle collaborazioni. Durante il suo mandato, rinnovato nel 1988 e poi nel 1992, le convocazioni del consiglio furono frequenti durante tutto l'anno; regolare fu anche la convocazione dell'assemblea annuale dei soci ordinari e, a partire dal 1990, si introdusse la consuetudine di riunire tutti i soci in apertura dell'anno accademico. Per ciò che riguarda le pubblicazioni, accanto al Bollettino, la cui uscita si mantenne regolare, possono citarsi numerosi volumi, nonché gli atti dei convegni qui di seguito elencati (27). Pure l'attività convegnistica fu vitale; si programmarono e si realizzarono quasi un convegno l'anno: "Società e istituzioni dell'Italia comunale: l'esempio di Perugia (secoli XII-XIV)", Perugia 1985; "Signorie in Umbria tra medioevo e rinascimento: l'esperienza dei Trinci", Foligno 1986 (edito nel 1989); "Esercito e città dall'Italia agli anni Trenta", Spoleto 1988 (edito nel 1989); "Luigi Pianciani tra riforme e rivoluzione", Roma-Spoleto 1990; "Braccio da Montone e i Fortebracci", Montone 1990. Inoltre, nell'attuale sede, la Biblioteca continuò a raccogliere pubblicazioni edite da altre deputazioni e da vari istituti storici, che solo essa in Umbria possiede.
    Una battuta d'arresto subì, invece, il Centro sul movimento dei disciplinati a seguito della morte di Ugolino Nicolini, suo presidente (avvenuta il 21 luglio 1991). Mancando iniziative e coordinamento l'inattività del Centro portò l'assemblea dei soci ordinari del 1995 a deliberare il riassorbimento di questo, al fine di unire forze e risorse. Tale iniziativa fu presa in un momento in cui la Deputazione stava definendo le celebrazioni del suo primo centenario dalla nascita, avvenute nel febbraio del 1996, di cui gli atti compongono il primo fascicolo del Bollettino XCIII,1996.
    Successivamente fu la volta della presidenza di Mario Roncetti (dal 1996 al 2000), che portò avanti l'attività della Deputazione con zelo e cura, supportato anche dalla segretaria Paola Pimpinelli. Il sostegno del Ministero fino a quel momento abbastanza cospicuo divenne sempre meno sostanzioso tanto che iniziò una lenta erosione del capitale della Deputazione. Si presentano domande per finanziare le pubblicazioni alle banche e alle fondazioni locali.
    Sotto la presidenza di Attilio Bartoli Langeli (dal 2000 ancora in atto), il consiglio, più volte, fu posto nella condizione di dover rispondere all'autore di una ricerca che il lavoro presentato sarebbe stato pubblicato soltanto con garanzie sulla copertura della spesa. Tale situazione finanziaria, però, non ha ridotto l'attività della Deputazione - i cui soci e abbonati sono andati sempre aumentando - anzi al contrario la politica del presidente attuale e del Consiglio tendono a incentivare le pubblicazioni, scopo principale dell'associazione.
    Nel 2000 è stata deliberata la nascita di una nuova collana intitolata "Statuti comunali dell'Umbria", diretta dal socio Maria Grazia Nico Ottaviani (28).
    Alla fine del 2006 risale l' intenzione del consiglio di modificare lo statuto, dopo che già nel giugno 2006 l'assemblea generale dei soci ordinari aveva deliberato che fosse sufficiente la maggioranza per l'approvazione di modifiche allo statuto vigente.



    1) A seguito di tale riconoscimento fu rinnovato lo statuto. Cfr. Statuti e regolamenti, n. 3.
    2) Nello statuto del 1896, tali edizioni sono esplicitamente indicate all'art. 16, dove pure sono illustrati precisamente i contenuti delle pubblicazioni. Lo steso si ha per l'art. 20 dello Statuto del 1898.
    3) I soci ordinari sono scelti fra i soci collaboratori e risultano essere la categoria più insigne dei soci. Le altre categorie sono in ordine gerarchico decrescente: soci collaboratori; aggregati; corrispondenti; oltre che i benemeriti (coloro che acquistino due azioni di lire 50 ciascuna) e gli onorari (i più insigni cultori delle discipline storiche). I soci ordinari, partecipavano all'adunanza generale da tenersi ogni anno con voto deliberativo (i soci collaboratori e quelli aggregati invece avevano solo voto consultivo). Statuto della R. Deputazione per gli studi di storia patria nell'Umbria, artt. 2 e 12.
    4) Verbali del consiglio, Reg. B (va indicato il numero di reg. nella serie), cc. 42v-53v.
    5) Si ricorda che la legge che assegnava alle deputazioni il compito di approvare il cambio di denominazione delle vie o l'attribuzione di nuovi nomi, risale al 1927.
    6) L'intento fu illustrato ai soci nella circolare sull'opera dei soci della R.a Deputazione, 31 marzo 1905. si veda anche la relazione di Scalvanti sul primo lavoro fatti assemblea del 1906.
    7) In Bollettino (XIV) 1908, p. VI.
    8) Nel 1905 fu istituito un registro d'ingresso delle pubblicazioni, che vengono consegnate al bibliotecario Francesco Briganti.
    9) Relativamente a quanto sopra si precisa che nell'adunanza del consiglio del 21 novembre 1915, Verbali del Consiglio 1908-1917, p. 138, si discute sul compito della Deputazione riguardo alla "Raccolta di documenti relativi alla guerra italo-austriaca", occuparsi di storia contemporanea, pur non essendo un compito proprio pertinente a questo ente ma, non essendoci altri in Umbria che potesse farlo, gli toccava. Si legge che l'invito proveniva da una circolare ministeriale.
    10) Lettera di Guardabassi del 7 aprile 1922. Guardabassi cerca di dare nuova forza alla Deputazione coinvolgendo quanto più possibile i soci: egli per inciso è il primo presidente a convocare riunioni straordinarie per discutere di argomenti particolari e importanti, quali ad es. Vedi Verbali del Consiglio n. 7.
    11) La questione sorse proprio relativamente al ritrovamento di carte dei Podestà di Perugia sequestrate a Gardone Riviera, sul lago di Garda. Se ne discute all'Adunanza straordinaria del 19 marzo 1922, in Verbali del Consiglio n. 7.
    12) I soci ordinari da venti passarono a trenta. Si ricorda che tutti gli ordinari insieme costituivano il consiglio e chi non partecipava alle riunioni o non giustificava l'assenza era considerato dimissionario. Statuti e regolamenti (1932), art. 9.
    13) Vedi adunanza dei soci ordinari del 1908.
    14) Tale materiale è tutt'ora conservato presso l'archivio, si veda la serie Carteggio amministrativo.
    15) Decreto del 20 marzo 1955, nomina necessaria a causa della malattia e morte di Achille Bertini Calosso.
    16) Cecchini infatti ottenne contributi da vari enti per la creazione di una Fondazione intitolata al predecessore, Achille Bertini Calosso. Come indicato nel regolamento della Fondazione, gli interessi maturati dal modesto capitale dovevano essere dati in premio all'autore di un opera di storia umbra. Tale regolamento, Premio d'incoraggiamento agli studi storici "Achille Bertini Calosso", approvato dall'assemblea degli ordinari del 12 febbraio 1961 (Verbali delle assemblee generali, n. 4, pp. 21-23), fu modificato il 3 aprile 1966. Il regolamento, ancora in vigore - per cui ogni tre anni si bandisce il concorso per l'attribuzione del premio- è riportato nell'articolo di P. Pimpinelli, La deputazione di storia patria per l'Umbria, in Bollettino XCIII (1996), fasc. I, p. 35.
    17) Adunanza del Consiglio direttivo del 6 luglio 1958, in Bollettino LVII (1960), p. 156.
    18) l'art. 3 del Regolamento recita: "Il Centro dipende direttamente dal Consiglio direttivo della Deputazione ... il Consiglio direttivo delega a presidente del Centro ... il presidente della Deputazione stessa".
    19) Lo statuto fu approvato dall'assemblea generale dei soci ordinari del 18 aprile 1971, Verbali delle assemblee generali, n. 4, pp. 113-120 e poi ripreso alla seduta successiva (10 ottobre 1971), quando fu approvato all'unanimità; stesso registro precedente, pp. 120-129. Nella stessa seduta fu approvato il regolamento relativo, pp. 130-133.
    20) Edito a Roma, Giunta centrale per gli studi storici, 1965.
    21) Verbali delle assemblee generali, n. 4, pp. 151-155. Come indicato nel verbale furono chiesti finanziamenti a vari enti, primo fra tutti il C.N.R., che agli inizi del 1975 ammontavano già a 4 milioni di lire.
    22) Si legga la sua relazione all'Assembela ordinaria dei soci ordinari del 28 marzo 1976, in Bollettino LXXIII (1976), pp.185-194.
    23) In questi anni nel "Bollettino" non comparì più la sezione dedicata alla Bibliografia umbra in quanto la Regione dell'Umbria aveva avviato una rivista relativa allo stesso oggetto, e con molte più risorse.
    24) Sempre nel 1977, nella collana Fonti, con il n. 12 fu edito di Costanzo Tabarelli, Documentazione notarile perugina sul convento di Monteripido nei secoli XIV e XV.
    25) Una relazione sull'incontro di Spoleto si trova in Bollettino LXXXI (1984), pp. 279-309; a p. 311 si trova invece un breve trafiletto sull'incontro di Orvieto il cui titolo fu Storia locale nella regione.
    26) Nel 1982, quando ormai Stefano Branda aveva ultimato l'inventariazione degli oltre diecimila volumi presenti in Biblioteca questa fu aperta per cinque giorni la settimana. Il fascicolo relativo all'attività di Branda si trova in Carteggio, n (1985), b. 2. Di un precedente ordinamento del materiale si trova traccia nel registro di cassa del 1948, in data 23 dicembre, dove è segnato un pagamento di lire cinquemila a favore dello studente Mariano Brufani, per il riordinamento della Biblioteca.
    27) Si fa riferimento a: Alberto Grohmann, L'imposizione diretta nei comuni dell'Italia centrale (in collaborazione con l'Ècole Française de Rome, Fonti 18, 1986); il secondo e terzo volume del Codice diplomatico del Comune di Perugia (Fonti 17 e 19, rispettivamente 1985 e 1991); di John Grudman, The Popolo at Perugia. 1139-1309 (Fonti 20, 1992); Massimo Vallerani, Il sistema giudiziario del Comune di Perugia (Appendici 14, 1991); Giovanni Riganelli, Passignano sulTrasimeno; la ristampa anastatica di Serafino Siepi, Descrizione di Perugia, con Annotazioni storiche a cura di Mario Roncetti (Fuori serie, 1994).
    28) Collana inaugurata dallo Statuto di Cannara (secolo XVI), edito nel 2001.
  • Redazione e revisione:
    Marconi Laura, 01/09/2005, ordinamento e inventariazione