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Ospizio degli esposti di Novara

  • Ente
  • Sede: non indicata
  • Estremi cronologici: sec. XV - 1975
  • Le vicende dell’esposizione a Novara e del suo Istituto, deputato all’accoglimento dei fanciulli abbandonati, sono legate a quelle dell’Ospedale maggiore fin dalle più remote notizie. L’assistenza a poveri e infermi, insieme alla cura degli infanti abbandonati, viene richiamata nella bolla di Sisto IV del 12 novembre 1482, con la quale i sette ospedali cittadini erano riuniti in quello di San Michele. Il primo regolamento dell’Ospizio degli esposti risale al 1516, restando in vigore per tutta l'età moderna: disciplinava la vita quotidiana degli infanti ospitati, il loro modo di vestire, le razioni alimentari, il lavoro giornaliero, stabiliva che le ragazze dovessero avere un abito di colore verde e lavorare nella gestione della casa che le ospitava. Il successo presto diffuso dalle sue funzioni provocò problemi di gestione del numero degli infanti, che a fine Cinquecento erano oltre 250. Nel 1517 un breve del papa Leone X ne proibì l’accesso per quelli provenienti al di fuori della città e diocesi di Novara. I divieti furono ripetuti fino al Settecento, a testimonianza di una persistente pressione di infanti abbandonati di cui si desiderava l’accoglienza presso l’ente. In epoca francese l’assistenza pubblica e la beneficenza divennero competenza del Ministero del culto; l’amministrazione degli ospedali e dei luoghi pii nelle città erano affidate alla Congregazione di carità. Nel 1807 la materia assistenziale venne infine affidata al Ministero dell’interno. Durante la Restaurazione le regie patenti 15 ottobre 1822 posero il mantenimento dell’Ospizio a carico del pubblico erario, con l’intenzione di sottoporre il controllo sull’operato dell’ente all’amministrazione statale. Ma pur avendo una propria sede, una propria contabilità e un proprio archivio, l'Ospizio continuò a rimanere concretamente incardinato nell'amministrazione dell'Ospedale maggiore della carità di Novara, controllato dal Consiglio comunale cittadino. Dal 1º gennaio del 1870, con la soppressione della ruota, gli Ospizi degli esposti delle città di Novara, Vercelli e Biella assunsero il titolo di Ospizi provinciali per gli esposti cui, passando sotto la competenza della Deputazione provinciale, venne assegnato un nuovo regolamento. L'ente fu soppresso insieme a tutti gli altri brefotrofi e all'ONMI nel 1975.
  • Tipologia: ente di assistenza e beneficenza
  • Redazione e revisione:
  • Bibliografia:
    L'Ospedale maggiore della Carità. Memorie storiche
    Gli archivi dell'Ospedale maggiore della Carità. Alcuni appunti, in "Bollettino storico per la provincia di Novara", LXXIII, pp. 26-32
    L'Archivio dell'Ospedale della Carità di Novara, in M.F. Baroni, L'Ospedale della Carità di Novara. Il Codice vetus: documenti dei secoli XII-XIV, pp. VII-XXXI
    L'Ospedale maggiore della carità di Novara. Storia per immagini della più antica istituzione assistenziale novarese
    L’Archivio dell’Ospedale maggiore della carità di Novara e l’Ospizio degli esposti: sedimentazioni archivistiche e vicende istituzionali sull’assistenza tra Sesia e Ticino, in "Assistance, protection et cotrôle sociale dans les états de Savoie et les états voisins" (giornata di studi, Nice, 27-29 novembre 2019)
    La casa della carità di S. Michele e gli Esposti di Novara, in "Bollettino Storico per la Provincia di Novara", XIX, fasc. I, pp. 4-17
    La ruota di Novara
    L’Archivio dell’Ospizio degli esposti, in "Lo scrigno della memoria", Secondo volume, pp. 57-73