Comune di Cossignano, Cossignano (Ascoli Piceno), sec. XIV -
Ente
Estremi cronologici: sec. XIV -
Intestazioni:
Comune di Cossignano, Cossignano (Ascoli Piceno), sec. XIV -
Altre denominazioni:
Comune di Cossignano
La prima testimonianza documentata del castello di Cossignano risale al 1039 in una donazione del signore longobardo Longino all’abbazia benedettina di Farfa, menzionante numerose proprietà possedute da Longino e in particolare in Cossignano, che apparteneva al comitatus fermano, ossia a un gastaldato minore di quel ducato.
I monaci dell'abbazia di Farfa con l'abate Pietro I, avevano, a quella data, già diversi possedimenti nel Piceno dato che vi si trasferirono a seguito della distruzione dell'abbazia avvenuta nell'898 dopo sette anni di resistenza ai saraceni.
L'abate si stabilì con i sui monaci, prima nel monastero dei SS. Ippolito e Giovanni, situato lungo l'Aso, poi, sul monte Matenano, dove costruì un castello e l'oratorio di Santa Maria.
Anni dopo, l'abate Ratfredo riportò i monaci a Farfa ma Santa Vittoria in Matenano rimase il centro religioso, politico ed economico degli interessi che i farfensi avevano nel Piceno, dove i possedimenti erano diventati così numerosi ed estesi, specialmente tra Tenna e Tronto, da costituire la circoscrizione giuridica che nelle Costituzioni dell'Albornoz, del 1357, sarà chiamata Presidato Farfense.
Altre notizie del castello di Cossignano si trovano nel cosiddetto "Quinternone di Ascoli Piceno": un codice membranaceo, attualmente conservato presso l'Archivio di Stato di Ascoli Piceno, contenente una raccolta di documenti selezionati e rispondenti alla realtà politica al momento della compilazione, avvenuta tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento. Nel codice le autorità del tempo hanno fatto copiare i documenti attestanti la sovranità giuridica del comune di Ascoli Piceno sul territorio. Costituito da 30 fascicoli contenenti ben 265 documenti trascritti più 10 inserti, il XXIX fascicolo (cc. 269r-276v con documenti dal n. 244 al n. 256) contiene quattro documenti, trascritti dalla stessa mano, riguardanti i patti di sottomissione di Cossignano ad Ascoli nel 1317 (documenti n. 244 e 245) e le vicende della chiesa di S. Paolo negli anni 1264 e 1299 (documenti n. 246 e 247).
Il documento n. 244, datato 1° agosto 1317, è una procura data dal parlamento generale del castello di Cossignano a Tomassino di Antonio, sindaco, per stipulare i patti di sottomissione al comune di Ascoli Piceno e il documento successivo, datato 17 agosto riguarda la stipula dei patti di sottomissione alla città di Ascoli rappresentata dalla presentazione del palio, dall'elezione del podestà del castello e dal contributo per l'esercito ascolano.
Nelle Constitutiones Aegidianae del 1357, Cossignano, come già ricordato, appare stabilmente inserita nello Stato della Chiesa, elencata fra le "terrae parvae" del Presidato farfense con 200 fumantes.
L’appartenenza al presidato farfense, sancita dalle stesse "Constitutiones", fu tutt’altro che pacifica, come mostrano i numerosi episodi di conflitto fra Ascoli e Fermo per il possesso di Cossignano, culminati nel 1388 con la spedizione armata dei fermani che, non riuscendo a recuperare il castello, distrussero il convento francescano sito sul vicino colle di S. Francesco.
Il presidato farfense, con sede prima a Santa Vittoria in Matenano, aveva lo scopo di decentrare l'attività giurisdizionale della curia del rettore ecclesiastico permettendo l'amministrazione della giustizia in periferia. La presenza del giudice e della congregazione del presidato dava a tutto il territorio una particolare configurazione unitaria, quasi una provincia almeno sul piano formale, pur rimandendo ferma l'appartenenza delle città, terre e luoghi del presidato al suo legato o governatore generale.
Su queste basi papa Sisto V, con il breve Postquam nos del 13 dicembre 1586, staccava anche formalmente dal governo della Marca le città e terre già facenti parte dell'antico presidato farfense e cioè la città di Ripatransone e Montalto, Rotella, Monterubbiano, Patrignone, Porchia, Montedinove, Force, Santa Maria inLapide (Montegallo), Montefiore, Castignano, Cossignano che, con l'aggiunta di Montefortino e Montemonaco, staccate dalla prefettura della Montagna che aveva per capoluogo Norcia, costituirono un "gubernum distinctum et separatum", dando vita ad una nuova provincia.
Montalto ne divenne il capoluogo e sede perpetua e definitiva del governatore e di tutte le altre magistrature.
Questo territorio divenne quasi uno stato cuscinetto tra quelli di Fermo ed Ascoli e fu diviso amministrativamente in tre zone: della montagna con Force, Montelparo, Santa Vittoria, Montegallo, Montemonaco e Montefortino; della marina con Offida, Montefiore, Monterubbiano, Ripatransone, Castignano e Cossignanoe mediana o di collina con Montalto, Patrignone, Montedinove, Porchia e Rotella.
Tra i rappresentanti di queste tre zone venivano estratti tre deputati che per tre anni dovevano risiedere a Montalto per curarne direttamente gli interessi comuni.
Le città e terre, e fra queste anche Cossignano, che entrarono nella nuova struttura amministrativa conservarono comunque lo stato di "immediate subiectae" alla Chiesa e tutte, compresa Montalto, erano su un piano di perfetta parità sia di fronte al preside che al governo centrale.
A tutte le comunità venne concesso o riconfermato il diritto alla libera elezione dei deputati alla congregazione del presidato e del podestà il cui nominativo doveva essere approvato dalla Sede apostolica.
Durante il periodo napoleonico, Cossignano, face parte del Distretto primo di Fermo del Dipartimento del Tronto, Cantone quarto di Ripatransone.
A seguito del Motu proprio di papa Pio VII sull'organizzazione dell'amministrazione pubblica del 1816, Cossignano risultava nella Delegazione di Ascoli, Governo distrettuale di Montalto come comune unito al luogo di residenza del governatore di Offida.
Nel riparto dei governi e delle comunità dello Stato pontificio con i loro rispettivi appodiati del 1817, Cossignano era comune unito al luogo di residenza del governatore di Ripatransone nella Delegazione di Ascoli, Distretto di Montalto. A quella data Cossignano aveva una popolazione di 1011 abitanti.
A seguito del Motu proprio di Leone XII del 1824, Cossignano entrò a fa parte della Delegazione di Fermo e Ascoli, Distretto di Fermo, ed insieme a Massignano fu comune avente il Podestà soggetto al governo di Ripatransone.
Nella "statistica numerativa delle popolazioni dello Stato pontificio alla fine del 1853 col ripartimento territoriale modificato secondo i cambiamenti cui è andato soggetto dopo il 1833 fino allepoca presente", Cossignano rimase comune unito alla residenza governativa di Ripatransone all'interno della provincia di Fermo con una popolazione di 1343 abitanti.
Infine, con Regio Decreto del 22 dicembre 1860 n. 4495 portante la nuova circoscrizione territoriale delle Marche, Cossignano è entrato a far parte della provincia di Ascoli, circondario di Fermo, mandamento di Ripatransone.
Redazione e revisione:
Forani Jessica, 30/04/2012, schedatura, inventariazione e riordino
Bibliografia:
G. LUZZATO, "Archivi marchigiani" in <<Atti e memorie della R. Deputazione di Storia Patria>>, nuova serie, vol. VII, 1911 - 1912, pp. 371 - 467. La scheda relativa all'archivio comunale di Cossignano è a p. 451
BORRI GIANMARIO, G. BORRI, "Il Quinternone di Ascoli Piceno", Fondazione Centro italiano di studi sull'alto medioevo, Spoleto 2009
CIAFFARDONI CAROLINA, C. CIAFFARDONI, "Stato di Ascoli", in Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi 20, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991
LAUDADIO VALTER, V. LAUDADIO, "Cossignano e i suoi documenti medievali", Roma 2008