Pignatelli, nobile famiglia napoletana, siciliana e pugliese, fra le più potenti del panorama italiano. Un esponente della famiglia, Antonio Pignatelli (Spinazzola, 13 marzo 1615 - Roma, 27 settembre 1700) diventerà Papa Innocenzo XII. Fanno parte della stirpe numerosi cardinali, viceré di Sicilia e un santo, San Giuseppe Pignatelli di Fuentes (1737 - 1811), canonizzato nel 1954 da Papa Pio XII: la sua celebrazione cade il 14 novembre. Nella famiglia convergeranno le eredità in titoli e apparentamenti di tre grandi genealogie europee, tanto che alla fine i rappresentanti della famiglia ne porteranno tutti e quattro i cognomi: Pignatelli Aragona Tagliavia Cortes.
Molti autori tracciano un'origine longobarda dei Pignatelli. Le prime memorie documentate risalgono al 1102 con Lucio Pignatelli, Conestabile di Napoli. Poi Rodolfo (1150), inviato da Guglielmo I di Sicilia a Papa Adriano IV. Successivamente Giovanni invece compare fra coloro che sottoscrissero un privilegio in favore della città marinara di Amalfi.Nel sud Italia i Pignatelli appoggiarono l'avvento di Carlo I d'Angiò, tanto che nel 1269 Bartolomeo Pignatelli, arcivescovo di Cosenza ebbe in compenso la signoria di Caserta per la sua famiglia e l'iscrizione dei consanguinei nei seggi di Nido e Portanuova del Patriziato di Napoli.[1]. Secondo il testo di un antico documento dell?Archivio Pignatelli di Monteroduni, due appartenenti alla nobile famiglia parteciparono alla Prima Crociata nel 1094[2]. Lo stesso documento sottolinea l'episodio epico che starebbe alla base originaria del cognome "Pignatelli", racconto riportato in altri antichi volumi di ricostruzione genealogica: Landolfo era un ufficiale del Re ruggero e in combattimenti al palazzo imperiale di Costantinopoli, dopo un ennesimo assalto, se ne ritornò con un bottino. Era una serie di tre pignatte o tre grandi vasi d'argento.
La sequenza genealogica Pignatelli continua con Riccardo (1250).
In tempi successivi venne Tommaso, Governatore d'Atri (1431) e nel XV secolo la famiglia si suddivise nei tre tronconi principali rappresentati da Carlo, Stefano e Palamede.
Per essere più precisi, la famiglia ampliò sempre più la propria sfera d'influenza, tanto da accumulare titoli a Napoli, Aversa, Bari, Benevento, Lucera, Tropea, Roma, Venezia, oltre che in Sicilia, Spagna e Messico[3]. Ettore Pignatelli, conte e successivamente duca di Monteleone, fu per diciotto anni, presidente del Regno di Sicilia, durante il regno dell'imperatore Carlo V. Non molto fortunato in battaglia, in quanto fu fatto prigioniero in uno scontro contro l'armata francese. In precedenza fu ambasciatore in Spagna per cercare di perfezionare il matrimonio fra il primogenito di Federico d'Aragona e la figlia di Ferdinando il Cattolico.[1]
Ettore Pignatelli
L'accumulo di poteri e feudi nella famiglia Pignatelli avvenne spesso con matrimoni fra i componenti degli stessi tre rami della famiglia.
Ettore III, IV duca di Monteleone (1572 - 1622) , capitano generale di Catalogna e viceré di Barcellona, gran conestabile e grande ammiraglio di Sicilia, discendente di Carlo (precedentemente citato), cooperò alla cacciata dei Mori dal regno di Valencia (1609). Sposò Caterina Caracciolo, contessa di Sant'Angelo dei Lombardi. Dal matrimonio nacque Geronima, l'ultima di questo ramo, nonché V duchessa di Monteleone, contessa di Borrello, viceregina di Aragona nel 1655. La soluzione per ovviare all'estinzione della progenie, venne proprio da un parente vicino. Geronima fu data in sposa a Fabrizio Pignatelli, V marchese di Cerchiara , III principe di Noja, centro fra Basilicata e Lucania. Vengono così a trovarsi nelle stesse mani altre cinque signorie: il Ducato di Monteleone, il Contado di Borrello, la Baronia di Mesiano e Rosario e la Contea di Sant'Angelo di Lombardi per successione Caracciolo dalla contessa Caterina.
Papa Innocenzo XII, invece, appartiene al ramo di Palamede Pignatelli, dei marchesi di Cerchiara e di Spinazzola, principi di Minervino (signoria ereditata per successione Carafa). Fu proprio la discendenza Pignatelli del Pontefice a unire altri tre cognomi prestigiosi (Aragona, Tagliavia, Cortes) e, conseguentemente, a legarsi in parentela con Ferdinando Cortes, il Conquistatore del Messico. Tutto risale al matrimonio di Ettore Pignatelli, marchese del Vaglio, con Giovanna Aragona Tagliavia Cortes, figlia di Stefania Carrillo Cortes, nipote del Conquistatore. L'unione di questa mole di cognomi, ricchezze e potere venne articolato nel 1639 nei documenti firmati dal notaio palermitano P. Graffeo (o Grifeo). Alla morte della nobildonna Stefania Carrillo, anche i titoli messicani di marchese di Valle Oaxaca e conte di Priego finirono nelle mani di Ettore e Giovanna.[4]
Poi, Nicolò, duca di Monteleone, principe di Castelvetrano, anche lui viceré in Sicilia e Sardegna nel periodo 1719-1722; Diego, principe di Castelvetrano, cavaliere nel 1724 del Toson d?Oro, grande Almirante e gran connestabile del Regno di Sicilia, colonnello di un reggimento di corazzieri a Napoli; il tenente generale Francesco, Conte di Laino e marchese di Acerra, vicario generale delle due Calabrie incaricato dei soccorsi dopo il terremoto del 1783 e in seguito aiutante di campo di Ferdinando IV di Napoli durante le vicende della Repubblica Partenopea, fu anche vicario generale del regno e presidente della suprema giunta di guerra dalla fuga del re alla venuta dei francesi, per seguire poi il re nell'esilio in Sicilia, ancora alla guida della Sicilia, Domenico, nobile napoletano, arcivescovo di Palermo, con cedola reale del 31 maggio 1802, eletto presidente e capitan generale del regno.
Esponente di spicco della famiglia fu Giuseppe Pignatelli di Fuentes (San Giuseppe Pignatelli, 1737 - 1811), figlio di Antonio, capostipite della linea familiare dei conti di Fuentes e di Maria Francesca de Moncayo Blanes y Centelles, contessa di Fuentes. Entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù e subì tutte le vicissitudini legate alla soppressione dell'Ordine da parte di Papa Clemente XIV, mantenendo i contatti con i confratelli e preparando la ricostituzione dell'Ordine che avvenne nel 1801. Salì all'onore degli altari nel 1954.
Valerio Pignatelli di Cerchiara fu un romanziere di discreto successo nel periodo tra le due guerre, ed autore tra l'altro di romanzi di cappa e spada ambientati in epoca napoleonica, aventi come come protagonista l'antenato Andrea Pignatelli di Cerchiara, ufficiale al seguito di Gioacchino Murat.
Bibliografia:
Carlizzi Luciana, Fonti per la storia di Monteleone e terre convicine, esistenti nell'Archivio di Stato di Napoli (1416-1826) a cura di Luciana Carlizzi, 2001 - Rubettino editore, Soveria Mannelli ( CZ)