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Benveduti, Polidoro, imprenditore, insegnante, bibliotecario, (Gubbio 1891 - Gubbio 1979)

  • Persona
  • Gubbio (Perugia) 1891-09-13 - Gubbio (Perugia) 1979-03-05
  • imprenditore, insegnante, bibliotecario
  • Intestazioni:
    Benveduti, Polidoro, imprenditore, insegnante, bibliotecario, (Gubbio 1891 - Gubbio 1979)
  • Polidoro Benveduti nacque a Gubbio (Perugia) il 13 settembre 1891 dal marchese Giuseppe Benveduti e da Maria Bonarelli, contessa di Castelbompiano (territorio di Ancona). Iiniziò gli studi a Gubbio, li proseguì prima a Spoleto e poi a Roma. Da studente collaborò alla "Giovine Italia" di Umberto Notari e ad altri giornali come "Umbria sportiva" di Terni, con articoli sull'aviazione. Nel 1909 a Roma aderì al movimento futurista e ne frequentò alcuni esponenti, quali Filippo Tommaso Marinetti, Luciano Folgore, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Anton Giulio Bragaglia e Fortunato Depero. Tra il 1913 e il 1914 organizzò varie serate in Umbria, la prima a Gubbio e, successivamente, a Bevagna, Spoleto e Nocera Umbra; queste serate non ebbero successo e, pare, si conclusero con lanci di uova e ortaggi, addirittura quella di Perugia si concluse con un pestaggio.
    Interventista, si arruolò volontario al primo corso di aviazione della grande guerra; venne assegnato alla compagnia aerostieri, dove rimase fino alla fine delle ostilità. In questo periodo, durante le ore libere, organizzò una litografia da campo, utilizzando una soglia di porta e due colonnine da altare di una chiesa distrutta; questa minuscola litografia produsse stampati anche a quattro colori.
    La delusione e il disordine del dopoguerra lo spinsero, come tanti altri giovani, ad aderire al fascismo (3) .
    Laureatosi nel 1918 in Scienze fisiche e naturali presso l'Università di Roma, tornò a Gubbio dove, nel 1920, pubblicò un saggio sulle Tavole eugubine ritenute il più importante testo di riti religiosi di tutta l'antichità classica; esse rappresentavano una specie di breviario, redatto ad uso del sacerdote e contenevano la descrizione dei riti religiosi in occasione delle feste, che dovevano rispettare un particolare cerimoniale.
    In quello stesso periodo iniziò gli studi sulla ceramica impiantando una fabbrica di maioliche, "La Mastro Giorgio", in cui trovarono lavoro numerosi operai; tale fabbrica adottò nuovi sistemi di produzione (forno elettrico e colaggi in serie) ed inserì decorazioni ispirate allo stile futurista.
    Ebbe modo di studiare la tecnica della ceramica antica in uso nel bacino del Mediterraneo che riproduceva i buccheri etruschi; ciò gli valse l'invito al primo Congresso Internazionale Etrusco (Firenze, 1928) e la medaglia d'oro alla prima Mostra nazionale della Ceramica (Pesaro, 1928). Ricostruì anche la tecnica della ceramica greca "vernice nera" (figure nere su fondo rosso e rosse su fondo nero), e dei vasi aretini "vernice corallina". Le ceramiche del Benveduti vennero pubblicate nelle prime annate della rivista "Domus" (4); un grande "bucchero" si trova nel Museo delle Ceramiche di Faenza; una coppia di "buccheri" è pubblicata nel quaderno "Umbria" della collana "Attraverso l'Italia" edita dal Touring Club Italiano. Quasi tutta la sua produzione venne assorbita dagli Stati Uniti.
    Nel 1929 uno dei suoi maggiori clienti americani ottenne di associarsi alla sua industria assumendone la direzione amministrativa, ma pochi mesi dopo la fabbrica chiuse.
    Dal 1933 Polidoro Benveduti si mise ad insegnare materie scientifiche nella scuola secondaria di avviamento professionale di Gubbio. Vinto il concorso per la cattedra di Matematica e Scienze, assunse la direzione di una scuola di tipo industriale-artigianale e, contemporaneamente, organizzò un Istituto Magistrale che a un anno dalla fondazione, 1934, ottenne l'approvazione regia.
    Il professor Benveduti, intanto, proseguì ed approfondì le sue ricerche, appassionandosi ad ogni nuovo incarico. Con l'aiuto di Celso Bedini, uno dei suoi migliori allievi, aprì una piccola fabbrica sperimentale di carta a mano e una tipografia con torchio di legno e accessori. Realizzò carta vergata e filigranata, studiò la concia della pergamena e la preparazione degli antichi inchiostri.
    Polidoro Benveduti collaborò alla fondazione dell'Istituto di Patologia del Libro (1938), dove venne assunto, in seguito a concorso, in qualità di assistente; qui organizzò il reparto di tecnologia della carta e della stampa ed acquisì competenza sui sistemi di conservazione dei documenti. Cominciò a studiare e a realizzare microfilm di manoscritti e stampati e fornì vari prototipi; sperimentò, inoltre, un suo metodo di microriproduzione su lamine metalliche, che chiamò "microlibro".
    Nel 1940 vinse il concorso per le Biblioteche statali, ma fu comandato dal Ministero dell'Istruzione Pubblica alla Direzione Generale del Catasto a Roma, per organizzare un laboratorio dove studiare i mezzi tecnici di preparazione e la riproduzione della mappe catastali. In questo periodo gli fu conferito un premio nazionale per otto brevetti riguardanti le arti grafiche fotomeccaniche. Dal luglio 1940 entrò nei ruoli delle biblioteche governative come bibliotecario aggiunto, ma non prese servizio in quanto fu richiamato alle armi fino ai primi mesi del 1941.
    Nel 1942 lavorò a Roma alla Biblioteca Casanatense e alla Biblioteca Nazionale Centrale.
    Durante l'occupazione nazista di Roma, nascose in casa sua la famiglia dell'amico ebreo avvocato Ettore Ajò, perseguitato dalle leggi razziali. Segnalato ai tedeschi, fu trasferito in Alto Adige e, in seguito a tale trasferimento, perdette tutto il mobilio, la ricchissima biblioteca, i manoscritti di studi e ricerche cui aveva dedicato anni di lavoro. Durante la sua deportazione andarono perduti anche gran parte della documentazione e i relativi esperimenti compiuti a proposito del microlibro.
    Con il cambio di fronte, venne internato in un campo di concentramento americano a Cesenatico, dove subì un duro trattamento, sia per aver ammesso, nel corso dell'interrogatorio, di essere stato fascista, sia perché un'equazione di terzo grado che teneva in tasca, fu scambiata per un messaggio cifrato (5).
    Il 27 dicembre 1947, all'età di cinquantasei anni, si sposò con la nobildonna Clelia Etzi, dalla quale non ebbe figli ma che divenne sua collaboratrice in ambito lavorativo, infatti negli anni tra il '50 e il '60, fu titolare di una azienda di edizioni microfotografiche ed apparecchi lettori, denominata "Micron", e di una azienda di ceramiche artistiche, denominata "Ceramiche d'arte Clelia", entrambe con sede in Cagliari.
    Dal 1953 al 1961 lavorò alla Biblioteca universitaria di Cagliari, tenendone la direzione dal 1959, a seguito del trasferimento di Alberto Guarino, precedente direttore. In questo periodo riprese gli studi sui microfilm e sul microlibro, che riuscì a realizzare e la cui scoperta fu annunziata in occasione dell'ottavo Congresso dell'Associazione Italiana per le Biblioteche svoltosi a Cagliari dal 27 marzo al 1° aprile 1953. La prima copia del microlibro, considerato un nuovo strumento per la diffusione della cultura, fu presentato presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari nel dicembre di quell'anno e riproduceva il testo del "Cantico delle Creature" di san Francesco d'Assisi.
    Il microlibro consiste in una lamina di ridottissime proporzioni e di spessore sottilissimo, costituita di alluminio, resistente alle temperature elevate, agli acidi e agli agenti atmosferici, dunque non soggetta a deterioramenti; questa lastra viene impressa su entrambe le facce con sistemi simili a quelli usati per una comune lastra fotografica, ricevendo così indelebilmente il testo scritto che si vuole conservare, entro uno spazio minimo. L'inventore ideò anche un apparecchio di lettura, semplice ed economico, costituito da un sistema di piccole lenti, che poteva essere comodamente contenuto in un piccolo astuccio (6).
    Questa tecnica, applicata all'editoria o alla mappatura catastale, avrebbe consentito di risolvere problemi di conservazione e di consultazione, a costi molto ridotti, ma purtroppo non venne compresa ed apprezzata come avrebbe meritato e rimase solo un'intuizione geniale.
    Nel 1958 Polidoro Benveduti fu nominato anche direttore dell'archivio storico comunale di Gubbio.
    Il 10 giugno 1960 gli fu conferito dal principe Cesare D'Altavilla Sicilia- Napoli, capo della Real Casa Normanna, Sovrano Gran Maestro degli Ordini Cavallereschi Ereditari di Famiglia, il grado di Grande ufficiale nell'Ordine di San Giorgio di Antiochia o delle Crociate.
    Messo in pensione il 1 ottobre 1961, da Cagliari tornò a vivere a Gubbio. Nonostante fosse ormai quasi cieco, grazie alla conoscenza mnemonica dei documenti e dei testi e alla loro collocazione nell'archivio storico di Gubbio, continuò a coltivare innumerevoli interessi, compresa la paleografia, proseguì gli studi e trasmise le sue conoscenze ad un folto gruppo di giovani trasformando la sua casa in un salotto intellettuale (7).
    Fu anche uno dei soci fondatori del Rotary Club di Gubbio, costituito il 26 giugno 1963, e ne fu presidente dal 1969 al 1970. Il club, che dal 1968 al 1979 ha assunto la denominazione di "Club di Gubbio e Gualdo Tadino", ha sempre sostenuto iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale del territorio (8).
    Polidoro Benveduti morì a Gubbio il 5 marzo 1979, all'età di ottantotto anni.
    Tra le numerose pubblicazioni di Polidoro Benveduti si segnalano:

    -Studi sulle tavole eugubine. Serie I, Gubbio, tip. Romitelli, 1920;
    -Di una nuova iscrizione umbra, Gubbio, Scuola Tip. Oderisi, 1931;
    -Note sul restauro librario, in "Bollettino del R. Istituto di Patologia del Libro", I, fasc. I, gennaio-marzo 1939, pp. 28-34;
    -Diagnosi precoce delle infezioni microbiche della carta, in "Bollettino del R. Istituto di Patologia del Libro", I, fasc. III, luglio-settembre 1939, pp. 153-155;
    -Un verso di Dante nella interpretazione di un cartaio, in "Bollettino del R. Istituto di Patologia del Libro", I, fasc. IV, ottobre-dicembre 1939, pp. 228-231;
    -Contributo alla storia degli strumenti scrittorî portatili, in "Bollettino del R. Istituto di Patologia del Libro", II, fasc. II, aprile-giugno 1940, pp. 64-70;
    -La gelatinatura della carta, in "Bollettino del R. Istituto di Patologia del Libro", II, fasc. III, luglio-settembre 1940, pp.111-113;
    -Economia sarda nel sec. 15, Sassari, Gallizzi, 1956;
    - I ceri di Gubbio e la loro storia, Gubbio, tip. Vispi e Angeletti, 1968.

  • Condizione giuridica: coniugato