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Società operaia di mutuo soccorso di Todi, Todi (Perugia), 1862 -

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1862 -
  • Intestazioni:
    Società operaia di mutuo soccorso di Todi, Todi (Perugia), 1862 -
  • Altre denominazioni: Società operaia di mutuo soccorso di Todi
  • "Il lavoro fa ricchezza", "L'unione fa la forza": queste parole sono scritte nei "medaglioni" dipinti alle pareti del grande salone delle riunioni della sede della Società operaia di mutuo soccorso di Todi, ed esprimono gli intenti e l'operato che l'Associazione ha sempre perseguito dalle origini ad oggi.
    La creazione di questo Sodalizio costituì anche per la città di Todi, come in questo periodo si verificava nel nuovo Regno d'Italia e pertanto anche in Umbria, un evento sociale di grande portata storica, poiché istituzionalizzava l'assistenza e la previdenza che avrebbero dato notevole serenità alla classe operaia.
    La Società operaia di Todi mosse i primi passi il 21 novembre 1861 per l'interessamento di un comitato promotore di cui era presidente il conte Girolamo Dominici; inoltre, ne fecero parte Paolo Leli, Angelo Angelini, Adriano Antonini e Bonaventura Umani, che venne nominato segretario. Il comitato, con un manifesto, esortava gli artisti ed operai della città di Todi ad associarsi secondo questa nuova forma delle società di mutuo soccorso, che assicurava: "Lavoro, aiuto nelle malattie e nell'impotente vecchiezza".
    La sua fondazione vera e propria risale al 2 gennaio 1862; purtroppo dei primi anni di attività non si hanno né i verbali delle delibere, né gli statuti e nemmeno il carteggio amministrativo. Tale Associazione venne denominata "Società di mutuo soccorso degli artisti ed operai di Todi" e mantenne questo nome fino al 1920 quando, con l'art. 1 dello statuto di quell'anno, fu cambiata la sua denominazione in "Società di mutuo soccorso di Todi". Il cambiamento venne fatto in quanto, come dichiarava in una relazione il presidente della Società, Mazzini Mezzoprete, "non ha ragione di esistere l'artifiziosa distinzione fra artisti ed operai, intendendosi dai fondatori per la parola artisti gli stessi artigiani, che non sono che ciò che oggi si chiamano più precisamente operai".
    La Società, secondo quanto dichiarato nell'art. 2 del regolamento del 1872, si costituì con "iscopo principale la fratellanza ed il mutuo soccorso, tende a promuovere l'educazione ed il miglioramento delle classi operaie, e si propone eziandio, per quanto il consentano i suoi mezzi morali e materiali, di cooperare al bene pubblico ed allo sviluppo delle libere istituzioni".
    La Società, infatti, si adoperò sia per lo scopo fondamen-tale che era, come enunciato nel suddetto statuto, la sovvenzione ai soci in caso di malattia e l'erogazione di una pensione in vecchiaia, che in altri modi per il miglioramento delle classi meno fortunate. Ad esempio, almeno fin dal 1869, ai soci che frequentavano le scuole notturne, veniva elargito un premio in denaro. Particolare attenzione fu posta nel partecipare alle attività che erano di aiuto ai soci e alla città. Per l'anno 1877 venne elargito un sussidio alla Congregazione di carità, da destinare alla riorganizzazione dell'Asilo infantile di Todi. La Società si occupò, insieme alla locale Congregazione e al Municipio, dell'impianto delle Cucine economiche che servivano per distribuire i pasti ai poveri; nell'adunanza del Consiglio generale del 4 agosto 1895 deliberò di concedere una somma di lire 350 per favorire tale iniziativa e continuò ad occuparsene concedendo sussidi al Comitato che le gestiva.
    Nel 1868, anno in cui si aprì una succursale della Banca del popolo di Firenze a Perugia con una agenzia anche a Todi, il Consiglio generale della Società, sentito il parere della direzio-ne, nella seduta in cui si discuteva sull'utilità di appoggiare que-sta istituzione, si espresse così: "attesa la immensa utilità della istituzione della Banca del popolo, considerando che anche altre società operaie del regno vi si sono associate, considerando che il fruttato delle azioni da prendersi in detta banca supera il frut-tato che si percepisce comunemente dalle casse di risparmio, considerando che tale istituzione ha per iscopo la eliminazione delle usure, la floridezza del commercio e che bene a ragione può chiamarsi libera istituzione, visto l'art. 2 dello statuto orga-nico, decreta l'acquisto di n. 5 azioni della Banca del popolo a favore di questa Società operaia". In seguito la Società si ap-poggerà a questa Banca per depositare i propri fondi. Più tardi, verrà fondata a Todi la Società industriale tuderte per l'interessamento di vari soggetti fra i quali Teodolo Alvi, all'epoca Presidente della Società, Eleuterio Branzani, Vespa-siano Morandi e Gabriele Mancini. Della Società industriale venne nominato presidente Giuseppe Comez e tra i consiglieri vi erano Angelo Ortenzi Angeli e Giuseppe Ferrotti; tutti questi erano anche membri della Società di mutuo soccorso di Todi. In seguito quest'ultima, anche per la crisi della Banca del popolo di Firenze, verserà gran parte dei propri fondi presso la Società industriale di Todi. Nel 1879 la Società industriale si trasformerà in Banca società industriale tuderte e, tra i soci fondatori, vi saranno parte dei nomi che avevano già fondato la Società industriale ed anche la stessa Società di mutuo soccorso. Proprio nel salone di quest'ultima, nel 1882, si riuniranno gli azionisti della Banca suddetta e daranno all'iniziativa il nome di Banca popolare; era direttore il già citato Giuseppe Comez, genero di France-sco Vecchi Ercolani, che fu una importante figura di presidente della Società dal 1864 al 1867 e dal 1877 al 1886. La Banca po-polare cooperativa di Todi, questo è il nome che prenderà nel 1883, si fondò quindi attraverso le vicende sopra descritte. La sua nascita, che si deve senz'altro alla attiva figura di Giuseppe Comez, che oltre ad essere un industriale, un commerciante, fu direttore di tale Banca per 33 anni, era stata preparata anche dalle idee innovatrici di Luigi Luzzatti, filosofo giornalista, presi-dente del Consiglio dei ministri (31 marzo 1910-30 marzo 1911) e professore di diritto costituzionale. Il Luzzati, infatti, si basò sulla tipologia di banca popolare che era nata in Germania, ad opera di Hermann Schulze-Delitzsch. Luzzatti, nel 1912, andò di persona a Todi, e fra l'altro si recò a far visita anche all'Associazione, ulteriore conferma del fatto che le due istituzioni ave-vano molti punti di contatto. Le banche del popolo, infatti, ave-vano come fine quello di andare incontro alle classi meno ab-bienti. La Società, che sicuramente vedeva questa similitudine di intenti negli scopi che avevano portato alla fondazione delle banche del popolo sarà sempre legata a questo Istituto, che utiizzerà per mettere a frutto i propri fondi in azioni, in depositi e in mutui. Tuttora, la Banca popolare di Todi esercita la funzione di tesoreria per la Società.
    La Società, così come erano solite fare tali associazioni, si dotò di una bandiera di seta, decretandone l'acquisto nella seduta del Consiglio generale amministrativo del 12 luglio del 1868; nello statuto del 1898, all'art. 58, venne specificato che i colori dovevano essere quelli "nazionali". Erano previste le fi-gure del portabandiera e di un suo vice, scelti ogni anno fra i soci più giovani. Infatti la Società, quando partecipava ad importanti eventi cittadini portava e porta tuttora con sé la propria bandiera. Nel 1903, in occasione dell'inaugurazione di un nuovo "vessillo", venne organizzata dalla Società una "grande fiera di beneficenza" a favore del fondo vecchiaia, con richiesta di vari contributi in oggetti o in denaro. Le richieste vennero accompagnate da una pergamena nella quale erano rappresentati i maggiori monumenti della città; copie di tale pergamena sono ancora conservate presso l'archivio della stessa. Le richieste di contributo furono inviate a varie istituzioni e personalità della politica e della cultura nazionale ed inoltre alle società consorelle. Il Re inviò una riproduzione della statua del Ratto delle sabine. Tra i vari personaggi a cui furono mandate delle richieste ci fu anche Gabriele D'Annunzio, che con la sua lettera autografa di rispo-sta, conservata presso l'archivio, offriva 50 lire alla Società.
    L'Associazione decise di festeggiare il proprio annniver-sario il 20 settembre di ogni anno, data tuttora rispettata; per i preparativi veniva nominata una Commissione che si occupava di decidere il giorno preciso della ricorrenza, l'organizzazione del banchetto e degli altri "divertimenti". Particolarmente imponenti furono le attività organizzate per il cinquantenario. Il programma prevedeva l'apposizione di una lapide che si trova ancora collocata nel salone della Società, un corteo, una commemorazione al Teatro comunale fatta dal deputato del collegio, Augusto Ciuffelli, la consegna di medaglie e diplomi ai soci be-nemeriti e fondatori, un banchetto sociale nella Sala maggiore del Palazzo comunale, una tombola, un servizio musicale, gran-diosi fuochi artificiali, una serata di gala al Teatro comunale con spettacolo lirico, corse di cavalli con fantino, bivacco nel pubblico giardino, servizio musicale e spettacolo al Teatro comunale .
    La Società partecipò ad eventi cittadini e locali, come nel 1905, quando fu presente ad un comizio organizzato a Foligno in favore della costruzione della ferrovia trasversale Umbra (Fo-ligno-Todi-Orvieto-Talamone). Inoltre, con l'allora presidente Umberto Bianchi, si fece promotrice per la costituzione in Todi di un Comitato permanente cittadino sempre per la stessa ferrovia . Più tardi, nel 1906, questo comitato trovò opposizione da parte del municipio di Todi, la cui attenzione si era spostata sulla costruzione della ferrovia Centrale umbra . In un'altra occasione, con la delibera del Consiglio generale del 16 luglio 1907, concesse l'uso del salone sociale ad un Comitato provvisorio cittadino per effettuare un comizio in appoggio alle "acque potabili" .
    La Società partecipò anche ad eventi di portata nazionale, come nel 1904, quando aderì al Comitato romano per le onoranze alla visita del capo di stato francese Loubet. L'Opificio di colleganza di Venezia, in ricordo di tale occasione, offrì un quadro tuttora conservato dalla Società .
    Un'altra iniziativa, che dimostrava tutto il reale interesse di questa Associazione per le classi meno abbienti, fu la fondazione, nel 1909, di una Biblioteca popolare circolante La Società, inoltre, diede vita a varie attività commerciali come un Magazzino granaglie e dell'olio, una Macelleria, una Rivendita del vino ed infine ad una Cooperativa di consumo. Con l'organizzazione di queste di queste attività la Società fu ancora più integrata nel tessuto cittadino. Anche se l'Associazione si dichiarerà sempre apolitica, svolse comunque un importante ruolo nella vita politica della città, che sarà sempre più evidente con il progressivo, anche se lento, affermarsi del socialismo. Infatti, nelle elezioni amministrative comunali del 1912 risultarono eletti sei consiglieri socialisti, Mezzoprete, Casei, Pellegrini, Branzani, Simoni e Pensa, tutti membri della Società.
    Con l'avvento del fascismo, la Società, pur partecipando passivamente alle iniziative del partito, tentò di non essere eccessivamente controllata, come nel 1924 quando rifiutò l'iscrizione alla Federazione provinciale dell'Umbria del Sindacato italiano delle cooperative, dicendo che la tassa di iscrizione era troppo alta. Più tardi, la Società, decise comunque di iscriversi ai sindacati fascisti e non poté evitare di essere commissariata; ciò avvenne con il decreto prefettizio n. 302 del 4 giugno 1927. Comunque il fatto che i soci respinsero in toto lo statuto redatto, in linea con il regime, dal Commissario prefettizio, può far pensare che mantennero sempre una certa autonomia. Di tali vicende si parlerà più avanti.
    La Società, per la propria amministrazione, riuniva i suoi organi sociali, come emerge dai verbali almeno fin dal 1866, a palazzo Fredi ed in un altro locale, considerato come ufficio, dell'ex convento di San Fortunato. In seguito, nel 1873, con contratto del 15 novembre, la Società acquistò dalla Congregazione di carità di Todi il "locale tutto" detto di S. Antonio, escluso chiesa e sacrestia, utilizzando il fondo vecchiaia, che diventò la sede sociale .
    La Società conserva ancora una lapide, con la scritta: "questo ospedale per gli infermi scottati dal fuoco sacro e alloggio de pellegrini 1746, che ne documenta l'uso precedente . Del fab-bricato acquistato faceva e fa parte anche un grande salone nel quale, già dal 1874, erano stati appesi 12 quadri rappresentanti vari emblemi e segni di arti e mestieri. Questi quadri, vennero donati alla Società dal socio Luigi Agostini che li aveva fatti realizzare dal pittore Domenico Bernardini . Nello statuto del 1906, all'art. 1, si dichiara per la prima volta che la sede sociale era, pertanto, in via Pianciani, attuale via Roma, dove si trovano i locali del suddetto fabbricato . Nel tempo furono effettuati vari lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, come nel 1890-1891 quando vennero effettuati importanti restauri al fabbricato per 1.414 lire e 85 centesimi . Questi locali sono tuttora la sede della Società e, con l'impegno dell'attuale presidente Amedeo Milordini, sono stati affrontati lavori, sia per la sede dell'archivio, sia per il suddetto salone delle riunioni. Dopo questo restauro tale salone, per ammissione dell'attuale presidente, potrà tornare ad essere uno spazio disponibile per iniziative cittadine.
    Oltre a tale sede la Società è ancora proprietaria di due appartamenti dati in locazione e mantiene un legame con le attività commerciali, in qualità di proprietaria dei locali dell'ex Cooperativa di consumo, dati in affitto a privati per la gestione di una macelleria e generi alimentari. Di questa attività i soci trag-gono beneficio con l'applicazione di uno sconto per gli eventuali acquisti.

    Organizzazione amministrativa

    Purtroppo, come già detto, fino ad oggi non è stato pos-sibile trovare i primi statuti o regolamenti. Sappiamo dal resoconto del 1862 che, già in questo primo anno di amministrazio-ne, la Società stampò un regolamento per un numero di 260 copie . Inoltre, nel verbale dell'adunanza generale dei soci dell'11 marzo 1866 , si parla di un Regolamento generale andato in vigore dal 29 marzo 1863; non è chiaro se quest'ultimo era sempre lo stesso oppure ne fosse stato rifatto un altro. Del contenuto di questo, che probabilmente è stato il primo regolamento, si trovano testimonianze nel verbale suddetto. Le prime osservazioni riguardavano varie proposte di modifiche relativamente alle mo-dalità di elezione dei rappresentanti; poiché non tutti sapevano scrivere, non ci si riusciva a mettere d'accordo sulla formulazione delle schede; se scrivere i nomi, per la qual cosa ci sarebbe voluto troppo tempo, o imbussolare i nomi ed estrarli, modalità che avrebbe lasciato al puro caso l'elezione dei rappresentanti. Questo avrebbe fatto sì che gli eventuali eletti alle cariche sociali non avessero poi la necessaria capacità in quanto, come già detto, non tutti sapevano leggere e scrivere. Un'altra preoccupazione dei rappresentanti della Società era quella di accogliere nell'Associazione soltanto persone oneste che non avessero avuto a che fare con la giustizia o con l'alcool. Venne deliberato nella stessa adunanza di ristampare il regolamento con l'obbligo per i soci di acquistarne una copia ciascuno .
    Nell'Assemblea generale del 10 gennaio 1869 vennero approvate varie modifiche ad articoli dello statuto in vigore, che in particolare riguardarono l'esclusione dalla Società di soci che avevano subito condanne per furto, truffa o altro e le modalità sull'erogazione del sussidio di malattia .
    Dobbiamo arrivare al 1872 per trovare un regolamento, integralmente trascritto nel registro delle deliberazioni, approvato dall'Assemblea generale dei soci il 17 novembre dello stesso anno. Questo regolamento entrò in vigore il primo gennaio 1873 e venne stampato per un numero di 800 copie, di cui non se ne è trovata alcuna, presso il tipografo Zenone Foglietti, al costo di lire 381, e dal resoconto finanziario del 1873 risulta che ne furono venduti ai soci 622 esemplari per un incasso totale di 311 lire . Pertanto si inizierà da quest'ultimo ad analizzare l'organizzazione di questa Associazione.
    La Società, nella sua amministrazione è pressoché simile alle altre "consorelle" del periodo. Tutti i soci si riunivano in Assemblea generale nella seconda domenica di gennaio e nella seconda domenica di luglio di ogni anno, dove, dopo la "pubbli-cazione", ovvero approvazione, del resoconto semestrale, si discuteva sugli argomenti che erano posti all'ordine del giorno. Le modalità di votazione erano scelte di volta in volta, ma nel caso si dovesse decidere su persone, erano segrete. Le decisioni che vi venivano prese erano valide qualunque fosse il numero degli intervenuti; nel caso si fosse trattato di modifiche allo statuto o del conferimento di onorificenze, era necessaria la presenza di almeno un terzo dei soci. Si prevedeva, inoltre, che queste ulti-me due proposte dovessero essere firmate da almeno 10 soci elettori e consegnate alla direzioni due mesi prima dell'adunanza generale, essere visionate dal Consiglio generale e, nel caso in cui questo non vi ravvisasse la possibilità di alterazione agli scopi della Società o possibili implicazioni in cose riguardanti la politica o la religione, venivano ammesse alle deliberazioni dell'Assemblea. Questo venne ribadito sia nello statuto stampato nel 1886 sia in quello stampato nel 1898 ed entrato in vigore nel 1899. Si evidenzia pertanto il carattere apolitico e laico, al-meno per i primi tempi, della Società.
    L'Associazione era rappresentata da un Consiglio generale e da un Consiglio più ristretto denominato Consiglio direttivo o di direzione, che la amministrava. E' da notare che per gli anni precedenti lo statuto del 1872, e fin dal 1866, gli organi amministrativi erano gli stessi, almeno per quanto risulta dall'analisi delle delibere degli organi collegiali.
    Il Consiglio di direzione era formato dal Presidente e da due vicepresidenti e cinque consiglieri, mentre il Consiglio ge-nerale era composto dal Presidente e dai due vicepresidenti sud-detti e da 24 consiglieri; un segretario assisteva a tutte le sedute ed aveva voto deliberativo. Il Presidente ed i vicepresidenti restavano in carica un anno, successivamente il Presidente rimarrà in carico per un triennio; i 24 consiglieri, che duravano in cari-ca 3 anni, venivano ogni anno rinnovati di un terzo, elemento che contribuiva senz'altro ad una gestione meno personalistica e più disinteressata della Società, ed inoltre poteva costituire un notevole ricambio di idee all'interno del Consiglio. Tale sistema permetteva, quindi, una continuità nell'innovazione, in quanto la Società non aveva mai una guida amministrativa completamente nuova.
    Per procedere alle nomine suddette, ovvero al rinnovo delle cariche sociali, venivano nella prima domenica di dicembre di ogni anno chiamati tutti i soci. Queste adunanze, denomi-nate "elettorali", erano presiedute da un socio onorario contri-buente. Le votazioni erano effettuate per mezzo di schede segre-te.
    Il Consiglio generale si riuniva ordinariamente ogni sei mesi; se necessario si poteva convocare anche straordinariamente su richiesta di 8 consiglieri, o del Consiglio di direzione o del Presidente. Secondo lo statuto, entrato in vigore nel 1905 e stampato nel 1906, le riunioni avvenivano per ordine del Consi-glio di direzione e in caso di urgenza su invito del Presidente . Questo Consiglio deliberava a maggioranza di voti ed aveva il compito di assegnare i fondi occorrenti per l'amministrazione, di discutere ed approvare i conti del cassiere, escludere coloro che si fossero macchiati di qualsiasi delitto infamante o che simulas-sero una malattia e prendere in considerazione tutte le istanze dei soci. Le sedute erano valide soltanto con l'intervento di tredici membri, per la prima convocazione e di sette per la seconda.
    La nuova presidenza ed il terzo dei neo consiglieri eleg-gevano, nel proprio seno, i cinque componenti il Consiglio di direzione, un segretario, un vice segretario, un cassiere responsabile, quattro visitatori per gli infermi e due sindacatori per verificare i conti, scelti dall'elenco degli eleggibili. Le riunioni del Consiglio di direzione si svolgevano ogni 15 giorni ed anche più di frequente, se ciò fosse stato ritenuto opportuno dal Presidente. Deliberava anch'esso a maggioranza di voti. Questo si occupava di fare delle proposizioni al Consiglio generale, di dare esecuzione alle deliberazioni di quest'ultimo, di amministrare gli interessi della Società e di tutte le incombenze, potremmo dire più giornaliere, come la cassa, il pagamento dei sussidi ecc. I membri di questo Consiglio avevano il voto deliberativo anche nei Consigli generali, questa norma è prevista almeno fino allo statuto del 1906.
    Il Presidente aveva l'obbligo di sovrintendere su tutto l'andamento della Società, firmava gli atti e i mandati, dirigeva le adunanze, mantenendo l'ordine nelle riunioni.
    Il segretario, che assisteva a tutte le adunanze, aveva l'obbligo di redigere i verbali delle deliberazioni, di tenere la corrispondenza, di conservare gli atti, spedire i mandati di pagamento e tenere, secondo la normativa, i registri; su tutto ciò veniva coadiuvato dal vicesegretario.
    Il cassiere gestiva la cassa sociale, per cui aveva l'incarico di riscuotere gli incassi fatti dai collettori, che erano nominati dalla Direzione, e di pagare secondo i mandati.
    Nel 1905 furono espressamente nominati i sindacatori dei conti fra gli ufficiali, ovvero fra al presidente, il vice presidente, il segretario, il vice segretario, il cassiere, i visitatori e i collettori. La figura dei sindaci si trova però già in funzione nel primo registro degli organi sociali, cioè fin dal 1866. Questi ultimi dovevano esaminare i conti consuntivi e riferire all'Assemblea generale, avendo, inoltre, l'obbligo di analizzare tutti i libri di amministrazione, fare qualsiasi riscontro di cassa, riconoscere l'esistenza dei titoli che costituivano il patrimonio dell'Associazione, rivedere il bilancio, sorvegliare l'andamento della Società e l'operato dei suoi amministratori. Dovevano inoltre redigere i verbali delle loro adunanze .
    Nello statuto del 1912 venne prevista anche la figura del bidello che aveva l'incarico, con apposita retribuzione, di custo-dire i locali della residenza della Società, gli oggetti che vi si conservavano e curare la manutenzione e la pulizia degli stessi .
    Gli statuti che vengono redatti nel 1912 e nel 1920 non apportano sostanziali modifiche agli organi sociali. Nel 1922 vennero fatte nuove variazioni allo statuto, in alcuni dei suoi articoli, relative, tra l'altro, alla Cooperativa di consumo, di cui si dirà più avanti. Da notare che secondo le modifiche apportate l'Assemblea dei soci veniva riunita, d'ora in poi, una volta l'anno. Le modifiche vennero approvate dall'Assemblea genera-le dei soci nell'adunanza del 25 marzo 1922 .
    Con l'avvento del fascismo, la Società, sembrò non risentirne. Gli organi sociali continuarono a riunirsi e proseguirono le attività mutualistiche. In realtà, però, anche questa Associazione venne sottoposta al controllo governativo. Infatti, nel 1927, con il decreto prefettizio già citato, venne sciolto il Consi-glio di amministrazione. Con tale decreto si nominò un commissario prefettizio nella persona di Umberto Bianchi, già presidente della Società. Questi aveva l'incarico di provvedere a quanto poteva occorrere alla Società e prendeva possesso della sede, dell'archivio, della cassa e di ogni altro bene mobile o immobile . Iniziava così la gestione commissariale che portò, tra l'altro, alla redazione di un nuovo statuto del 1929 che, secondo quanto scritto nello stesso, sarebbe dovuto andare in vigore nel 1930 . Però, dopo essere stato già approvato dal Prefetto di Perugia, venne, nell'aprile del 1930, inviato ai soci per chiederne l'approvazione; questi risposero per lo più in maniera negativa, dicendo, fra l'altro, che non erano stati chiamati ad approvarlo preventivamente. Una Commissione si recò a protestare dal Commissario prefettizio del comune di Todi provocando la domanda di dimissioni del Commissario che continuò, comunque, ad operare fino all'aprile del 1931.
    Le proteste erano, molto probabilmente, dovute al fatto che, secondo le riforme effettuate, gli organi sociali erano direttamente controllati dal partito.
    Il 3 agosto 1930 venne convocata dal Commissario prefettizio l'Assemblea generale dei soci e questi ritornò sulla riforma sociale dicendo che aveva cercato per il bene della Società di apportare delle modifiche allo statuto vigente. Tali modifiche riguardavano sia la parte tributaria relativamente all'aumento dei contributi sociali e dei sussidi, sia la parte amministrativa che contemplava un ordinamento del tutto nuovo. Lo stesso Commissario richiamandosi alle proteste a tale statuto, già fatte dai soci, disse che si sarebbe limitato a chiedere l'approvazione per la parte retributiva. Ad una richiesta del socio Mazzini Mezzoprete che chiedeva se il Prefetto di Perugia, che aveva già approvato quello che doveva essere il nuovo statuto, avesse poi tenuto conto di quanto avrebbe approvato l'Assemblea, il Commissario rispose che la convocazione dell'Assemblea era voluta proprio dal Prefetto e che pertanto non avrebbe potuto non tenere conto di quanto fosse stato ap-provato. A questo punto l'Assemblea respinse la riforma tributaria all'unanimità. Allora il Commissario propose la riforma della parte amministrativa dicendo che la Società aveva, secondo lo statuto ancora in vigore, un Presidente, due vicepresidenti e 24 Consiglieri che erano un organismo assai numeroso. Pertanto propose la riduzione ad un Presidente e sei consiglieri eletti dall'Assemblea dei soci. Propose inoltre che il Presidente avrebbe potuto, in seno ai 6 consiglieri, nominare un vice Presidente in caso di sua assenza. Dispose infine che questo Consiglio, unico per deliberare su tutte le questioni che avrebbero riguardato il Sodalizio, durava in carica tre anni e veniva eletto a maggioranza. Questa parte della riforma statutaria venne approvata all'unanimità e andò in vigore dopo l'approvazione della superiore autorità.
    Nel luglio del 1932, in base a disposizioni impartite con circolari della Prefettura di Perugia dello stesso anno, vennero apportate e approvate ulteriori modifiche statutarie secondo le quali il Consiglio amministrativo rappresentava la Società ed era il potere esecutivo. Tale Consiglio si componeva di un Presidente assistito da un Comitato di quattro consultori. I consultori venivano nominati dal Prefetto su terne di nomi designate dall'Assemblea dei soci, duravano in carica due anni e potevano essere riconfermati. Il Presidente, scelto fra i soci, veniva nominato dal Prefetto, durava in carica due anni e poteva essere riconfermato; in caso di assenza ne faceva le veci uno dei consultori, da eleggersi dal Presidente stesso, con l'approvazione del Prefetto. Il Presidente rappresentava il Sodalizio e deliberava, in genere su tutti gli affari che interessavano la Società. Inoltre, sentito il Comitato dei consultori, deliberava sui bilanci preventivo e consuntivo, sui contratti, acquisti, vendite, affitti, rinuncia di crediti ed assunzione di oneri reali, impiego di capitali a qualunque titolo e azioni da intestare e sostenere in giudizio.
    In queste modifiche statutarie vennero previsti anche i Probiviri, che sarebbero stati nominati ogni anno dalla Assemblea generale e dovevano decidere sulle eventuali controversie fra i soci e la Società. Nei casi più gravi sia il Consiglio amministrativo che l'altra parte potevano nominare due arbitri ciascuno. I quattro eletti, in unione con il Comitato dei probiviri, deliberavano inappellabilmente . Nell'agosto del 1932 tali modifiche vennero approvate dall'Assemblea generale dei soci. Nella stessa seduta si elessero anche le terne degli eleggibili al posto di consultori, da presentare al Prefetto. I quattro consultori vennero scelti e nominati con un decreto del novembre 1932 .
    Dal 1934 il Presidente e i consiglieri vennero di nuovo eletti dall'Assemblea generale dei soci. Tale modifica fu sollecitata dalla Società, e resa possibile da una risposta, anche se verbale, di un consigliere di prefettura che ammetteva di nuova la possibilità suddetta .
    Dall'analisi delle carte non emerge la redazione di altri statuti fino al 1962, anno dell'ultimo redatto e ancora in vigo-re . Pertanto, secondo questo statuto approvato dall'Assemblea dei soci nell'adunanza del 1° aprile del 1962, ora la Società è regolata in questo modo: vi è una Assemblea generale che ha il compito di nominare il Presidente e i membri del Consiglio amministrativo, di approvare i conti consuntivi e le variazioni allo statuto sociale. Il Consiglio amministrativo si compone di un Presidente e di sei membri, dura in carica tre anni e viene eletto a maggioranza di voti. Si riunisce ogni volta che il Presidente lo crede opportuno e deve deliberare su tutte le questioni del Sodalizio. Il Presidente, che dura in carica tre anni e può essere riconfermato, sentito il parere del Consiglio di amministrazione, delibera sul bilancio preventivo e consuntivo, sui contratti di acquisti, vendite e affitti, rinuncia di crediti e assunzione di oneri reali, impiego dei capitali a qualunque titolo e azioni da intestare e da sostenere in giudizio. Continua ad esservi la figura del Vicepresidente .
    Sono, sempre nel suddetto statuto, ancora previsti il segretario, il cassiere, il collettore, il comitato dei sindaci e revisori dei conti, i probiviri, i visitatori dei soci malati e il portabandiera.
  • Redazione e revisione:
    Fabiani Anna Angelica, 10/05/1999, riordinamento ed inventariazione / Santolamazza Rossella, 10/05/1999, riordinamento ed inventariazione / Iodice Michele, 31/05/2010, Riversamento in Sesamo 4.1.