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Rivendita del vino

  • Serie
  • Estremi cronologici: 1889 - 1895
  • Consistenza: 11
  • Storia archivistica:
    Tra le altre attività che la Società intraprese per poter aumentare gli introiti vi fu anche quella della rivendita del vino. Nell'adunanza straordinaria del Consiglio generale del 7 novembre 1889 si discusse sulla possibilità di acquistare "il vino delle Puglie da rivendersi quindi ai soci" . Nella stessa seduta venne deciso di far approvare l'iniziativa all'Assemblea generale dei soci e si diede l'incarico ad una Commissione, composta di 6 membri, di formulare un progetto esecutivo. Probabilmente, vista anche la poca fortuna delle attività commerciali già intraprese, si voleva l'approvazione totale dei soci. La scelta del vino da far venire dalle Puglie si deve forse a dei contatti avuti con la Società generale di Perugia, che aveva già effettuato un viaggio nell'Italia meridionale alla ricerca di vino a basso prezzo e alla corrispondenza con il sig. Paganelli, vice direttore del Regio oleificio di Bari . La Commissione incaricata redasse, e presentò al Consiglio generale del 20 dicembre 1889, un regolamento speciale per la rivendita all'ingrosso ed al minuto del vino delle Puglie. Tale regolamento, contrariamente a quanto era avvenuto per le altre attività, non è stato trascritto nel verbale, anche se due pagine bianche che seguono tale verbale fanno presupporre che vi dovesse essere incluso .
    Un regolamento per la rivendita del vino al minuto venne formulato nel 1890 dalla "Commissione speciale per l'acquisto e rivendita dei vini delle Puglie". In base ad esso la rivendita era affidata, come per il passato, al sig. Raffaele Ranchicchio, il quale era munito di una regolare patente. In 12 articoli venivano poi dettate le modalità di vendita, che veniva controllata da una Commissione: veniva, tra l'altro, stabilito che le chiavi di chiu-sura e apertura del locale di rivendita fossero due e tenute sia dal rivenditore che dalla Commissione. Il rivenditore si occupava della gestione della rivendita, era responsabile di ogni irregolari-tà e dall'attività riceveva un corrispettivo unico di 85 centesimi per ogni ettolitro. Nel locale adibito alla vendita del vino non si poteva effettuare nessun gioco o spaccio di cucina. La Commis-sione per la rivendita del vino si voleva dimettere, il 2 luglio 1890, poiché vi erano voci che tendevano a screditarla, ma il Consiglio pregò i suoi componenti di ripensarci e di portare co-munque tale decisione all'Assemblea generale . La proposta di dimissione portata all'Assemblea generale del 13 luglio 1890, venne respinta all'unanimità e la Commissione stessa acclamata come benemerita; evidentemente le critiche negative non erano venute dai soci, ma dall'esterno. Comunque nei verbali non è specificato a cosa si riferissero, parlando solo di malintesi ed of-fese . Tale rivendita sembrò essere gradita ai soci se nel set-tembre dello stesso anno ben 208 di loro presentarono al Consi-glio, che evidentemente aveva in animo di chiudere tale attività, un appello affinché si continuasse nello smercio .
    Si decise quindi di proseguire l'attività che sembrò dare notevoli utili alla Società tanto che alla Commissione che la gestiva venne conferito un nuovo attestato di fiducia . Nel re-soconto da questa presentato al consiglio generale il 21 dicem-bre 1891, fu corrisposto un utile netto a favore della Società di lire 1.593 e 17 centesimi per l'esercizio 1889-1890 e di lire 3.253 e 46 centesimi per il 1890-1891 .
    Nell'agosto nel 1893 si tornò a parlare dell'acquisto del vino, sempre dalle Puglie, per una proposta di 23 soci e preci-samente l'istanza fu motivata con l'impossibilità di approvigio-narsi localmente, in quanto nelle campagne vi era una non me-glio precisata malattia. Fu deciso di portare tale proposta all'Assemblea generale, dove venne accolta, non senza le rac-comandazioni di effettuare l'acquisto "qualora convenga nei prezzi" e dando al Consiglio generale il mandato di nominare la Commissione relativa e di eseguire le pratiche opportune. . La Commissione venne nominata, ma alcuni componenti si dimise-ro adducendo come motivazione i vari impegni che già avevano. Comunque il vino fu acquistato e nel novembre del 1893 si cer-cò anche di regolamentarne la vendita, vista l'impossibilità di approvvigionarsi di nuove quantità di vino, si diede così un fre-no alla vendita al minuto, che doveva essere effettuata ai soli so-ci su tessera di riconoscimento e secondo la quantità giornaliera che stabiliva la Commissione. Si decisero, inoltre, delle restri-zioni anche per la vendita all'ingrosso concedendo la sola quan-tità necessaria per la famiglia . L'acquisto e la rivendita del vi-no continuò, e spesso furono i soci a richiederlo agli amministra-tori; evidentemente il prezzo rispetto a quello del mercato cor-rente doveva essere assai favorevole, tanto che nel 1894 venne deciso l'acquisto oltre che del vino anche di 15 botti di rovere della tenuta ciascuna di 100 ettolitri. . L'andamento di questa attività impegnò direttamente il Consiglio generale e il Consi-glio direttivo, tanto che per la prosecuzione dell'acquisto e ri-vendita del vino, dal gennaio 1894, vennero redatte ulteriori norme secondo le quali, si incaricò il vice presidente dell'amministrazione speciale di tale attività e della tenuta del bollettario per la rivendita del vino al minuto; l'altro vice presi-dente era invece responsabile della tenuta del bollettario per la vendita all'ingrosso del vino ai soci. La rivendita suddetta si ef-fettuava la domenica, soltanto nelle ore pomeridiane, secondo quanto deciso dalla presidenza, e questa si riservava di stabilire l'esclusione della rivendita al minuto nei giorni di mercato. Le chiavi della cantina venivano tenute a turno dai consiglieri della direzione .
    Nel 1894, la rivendita, che era stata affidata alla sig. ra Antonina Ferracchiato , venne sospesa per ragioni di ordine e di convenienza, e venne di nuovo regolamentata: "si delibera che nella riapertura dello spaccio venga eseguita la vendita al minuto soltanto ai soci mediante tessera ed il prelevamento del genere da esportarsi dallo spaccio non sia superiore a litri 3 per ciascuno al giorno" . Nell'adunanza generale del 3 febbraio 1895 venne di nuovo nominata una Commissione speciale, composta da 4 membri, per regolamentare l'azienda, che doveva operare sotto la sorveglianza della Direzione amministrativa del-la Società che dirigeva l'azienda del vino ed insieme a quest'ultima provvedere al buon andamento dell'attività .
    Uno dei primi atti del Consiglio di direzione, congiunta-mente alla Commissione speciale, fu quello di redigere uno spe-ciale regolamento per la gestione della rivendita. Il regolamento, approvato nella seduta del Consiglio generale dell'8 febbraio 1895, si componeva di 7 articoli e dettava, come al solito, le norme per la gestione dell'acquisto e della vendita del vino .
    Il vino non venne più acquistato soltanto in Puglia, ma dal 1896, presso le cantine dell'alta Umbria . Nello stesso an-no si cominciò comunque a mettere in discussione la rivendita, anche perché nell'adunanza generale del 14 febbraio 1897 non venne presentato dal Presidente il resoconto del 1896 ; alla ri-chiesta di spiegazioni, durante la seduta del Consiglio generale del 1° marzo 1897, il Presidente disse che siccome mancavano ancora vari incassi, si sarebbe proceduto alla formazione del re-soconto quanto prima. Comunque, in questa stessa riunione si decise di nominare una Commissione composta da 6 consiglieri, con lo scopo di ispezionare lo stato amministrativo della Società stessa per gli esercizi che avrebbe ritenuto opportuno . La Commissione presentò la sua relazione, datata 22 marzo 1897, al Consiglio generale dove, tra l'altro, spiegò che la rivendita del vino era in perdita anche perché erano state caricate sulla stessa spese che appartenevano invece all'amministrazione generale, come le spese per la festa sociale, l'acquisto di un armadio per l'ufficio della Società, ed altro. Nella stessa relazione si espresse poi la volontà di interrompere questo tipo di attività che, se negli esercizi 1890-1895 aveva portato ad aumentare il fondo sociale, aveva anche creato disagi. Pertanto la commissione auspicò co-me necessarie delle riforme e seri provvedimenti per poter in fu-turo raggiungere gli scopi che la Società si prefissava . La ri-vendita del vino durò ancora fino al 1897 e si concluse nel 1898 con la messa in vendita di botti e utensili ormai non occorren-ti .
  • Contenuto:
    La serie raccoglie la documentazione della Rivendita del vino pugliese, in funzione presso la Società dal 1890 al 1897. Anche in questo caso le carte sono suddivise in due sottoserie: Regolamenti e Carteggio contabile.