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Congregazione di carità di Cupra Marittima

  • Ente
  • Sede: Cupra Marittima, Ascoli Piceno
  • Intestazioni:
    Congregazione di carità di Cupra Marittima
  • La Congregazione di carità di Cupra Maritttima amministrava, da quanto emerge dalla documentazione presente nel nostro archivio , più opere pie e, in particolare due Monti frumentari e il Dotalizio Caffarini che, istituito nel 1703 con testamento di Andronica Caffarini, elargiva una dotazione annua di L. 26,60 a quattro qitelle povere un vestito a 13 poveri fanciulli. a quaeste due opere pie si aggiungeva l'Asilo di infanzia Principe di Napoli, che venne eretto in ente morale con R.D. del 19 aprile 1896 ed era mantenuto con la trasformazione delle rendite pervenute alla Congregazione dalla trasformazione del patrimonio delle confraternite del SS. Sacramento e del Rosario.
    Il termine "Opera Pia" compare per la prima volta nella legislazione italiana nel 1862 (l. 3 agosto 1862, n.753 e suo regolamento del 27 novembre dello stesso anno) nel momento in cui si crearono - ad opera del nuovo Stato unitario - le Congregazioni di carità, enti comunali in cui dovevano essere concentrati gli istituti assistenziali presenti sul territorio, previo un intervento di ristrutturazione che ne comportò in più casi la soppressione. La normativa emanata in quella data dal parlamento italiano ricalcava il modello piemontese, che era confluito nel 1859 nella "legge Rattazzi" per la quale l'assistenza, pur inserita nelle nuove strutture comunali, seguitava ad essere articolata sulla base delle opere pie già esistenti - riconoscendone quindi la piena validità e rispondenza -, che conservavano autonomia statutaria e patrimoniale, ancorché sottoposta ad approvazione della Congregazione di carità del luogo.
    Nelle aree che all'inizio del XIX secolo erano state sottoposte al governo francese vi era già stato un precedente tentativo di razionalizzazione degli istituti destinati alla assistenza ed alla beneficenza, ivi compresi gli ospedali, all'epoca in gran parte gestiti da religiosi e destinati quasi esclusivamente al ricovero dei bisognosi. E' del 5 settembre 1807 il decreto vice-reale - seguito da analogo atto del 25 novembre 1808 - che istituisce nel Regno d'Italia le Congregazioni di carità. Dal 1809, a seguito della annessione delle Marche al Regno d'Italia, in seguito al decreto del Vicerè Eugenio del 2 Aprile 1808, si assiste anche nella nostra regione al passaggio in corso di realizzazione nei diversi dipartimenti del nuovo Regno, così ben descritto da Carlo Zaghi: "alla carità cristiana libera e spontanea, lasciata alla iniziativa di enti ed istituti privati e delle confraternite assistenziali subentra la beneficenza ufficiale laica, pubblica e generale, razionalizzata e controllata dallo Stato [...] alle dipendenze dirette del Ministero dell'interno e del culto [...] gli istituti di beneficenza "concentrati" nell'istituto delle Congregazioni di carità [..] sotto l'esclusivo controllo del Governo e dei suoi organi".
    In generale, in tutte le aree recuperate al governo pontificio successivamente al Congresso di Vienna, si tentò di ripristinare le precedenti amministrazioni.
    Il successivo passaggio istituzionalmente significativo sarà quello, già menzionato, operato dallo nuovo Stato unitario che, con la l. 3 agosto 1862, n. 753, tentò di razionalizzare la materia dell'assistenza pubblica la cui gestione era, fino ad allora, tradizionalmente demandata alla Chiesa cattolica. La competenza in materia di assistenza pubblica venne affidata alle Deputazioni provinciali che facevano capo al Prefetto; su queste lo Stato - con il Ministero dell'interno - esercitava la propria vigilanza, ma riconoscendo di fatto autonomia su base provinciale. Dove si fosse reso necessario erano istituite a livello comunale le Congregazioni di carità, con il compito di amministrare i beni destinati alla beneficenza, i cui membri erano eletti dal Consiglio comunale. Di fatto la legge del 1862 attuò il massimo decentramento, conservando alle singole opere pie piena autonomia nell'individuare le proprie finalità e nel dotarsi di una adeguata struttura gestionale, spesso ancora affidata a corporazioni religiose.
    Nelle Marche le Congregazioni di Carità vennero costituite con il decreto del 24 ottobre 1860, n. 142 del regio commissario Lorenzo Valerio ed anche le Opere Pie già presenti in Marano assumeranno la nuova veste.
    Negli anni immediatamente successivi il dibattito in merito alla pubblica assistenza fu molto ricco e articolato e numerose furono le spinte ad una nuova riforma del modello così marcatamente decentrato adottato sulla falsariga della legislazione piemontese.
    Le principali critiche mosse allo Stato circa il modello creatosi erano di non aver intaccato l'ampia rete clientelare presente a livello locale e facente capo alle diverse opere pie, di non esercitare alcun controllo sulla gestione dei cospicui capitali, spesso oggetto di sprechi e cattiva amministrazione e di aver gravato Comuni e Province degli oneri relativi alla assistenza degli esposti e dei dementi, di consentire che i finanziamenti pubblici, versati alle Congregazioni di carità, andassero di fatto a rimpinguare le casse delle singole opere pie. Solo nel 1890, in seguito anche a numerose iniziative di rilevamento della realtà assistenziale, quali indagini, censimenti, ecc., con l'adozione della l. 17 luglio 1890, n. 6972 si iniziò a rivedere il modello dell'assistenza pubblica.
    In particolare, per la prima volta, troviamo la definizione di "ente pubblico" data alle opere pie, che vengono quindi assoggettate alle norme che regolano il diritto pubblico: nascono le IPB, le Istituzioni Pubbliche di Beneficenza. Queste, pur con una veste formale sostanzialmente simile a quella loro data con la legge del 1862, di fatto ricadono sotto un più stretto controllo dello Stato che lo esercita non più solo ex post ma anche in termini di indirizzo, dovendosi tra l'altro, da qui in poi, sottoporre ad approvazione della Deputazione provinciale anche i bilanci preventivi. Diventa inoltre più stringente, in materia di assegnazione dei contributi e di designazione degli amministratori, la competenza dello Stato che esercita anche un più rilevante ruolo ispettivo.
    Altro elemento di grande importanza e di sostanziale diversificazione tra la legge emanata nel 1890 e quella che l'aveva preceduta, nonché fonte di pesante conflittualità tra Stato e Chiesa, fu che, come nota Paola Carucci : "[nella legge del 1890] non rientrano più le opere pie con fini di culto, ma solo quelle che hanno per fine: a) di prestare assistenza ai poveri tanto in stato di sanità che di malattia, b) di procurarne l'educazione, l'istruzione, l'avviamento a qualche professione, arte o mestiere ed in qualsiasi altro modo il miglioramento morale ed economico": è evidente che, proprio per la natura che aveva fino a quel momento caratterizzato gli istituti destinati alla pubblica beneficenza, non fu semplice separare quelle che avevano come fine principale l'interesse sociale - che rimanevano suscettibili di sovvenzioni pubbliche ancorché di controllo da parte dello Stato - rispetto a quelle che operavano ai soli fini di culto.
  • Bibliografia:
    Paci Allegra, Allegra Paci, L'Archivio storico degli Istituti di assistenza e beneficenza di Ostra, Comune di Ostra, 2003, 2003
    Carucci Paola, Paola Carucci, Gli archivi ospedalieri: normativa, censimento, conservazione, PAS Saggi, 18, Studi in memoria di Giovanni Cassandro, Roma,1991, 1991
    Zaghi Carlo, Carlo Zaghi, L'Italia di Napoleone, Utet, Torino 1989, 1989
    Squadroni Mario, Mario Squadroni , Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza dell'Umbria, Ministero per i beni culturali e ambientali, pubblicazione degli Archivi di Stato, Strumenti CVIII, Roma, 1990, 1990
    Emanuelli Flavia, Palma Dora, Flavia Emanuelli, Maria Palma (a cura di), Censimento Archivi storici ospedalieri delle Marche, Regione Marche, Servizio tecnico alla cultura, Ancona 2003, 2003
    Merlini Giuseppe, Sciarresi Emanuela, Giuseppe Merlini, Emanuela Sciarresi, a cura di, Relazione sull'archivio comunale e fondi aggregati, Comune di Cupra Marittima, 2006, 2006