Storia archivistica: L'intervento di ordinamento e d'inventariazione dell'archivio storico comunale di Sant'Anatolia di Narco ha avuto inizio il 3 giugno 1996 nell'ambito del progetto denominato Sistema Archivistico Valnerina (SAV), alla realizzazione del quale hanno partecipato, a vario titolo e in stretta collaborazione, più enti: Regione Umbria, Soprintendenza archivistica per l'Umbria, Webred, Comunità Montana Valnerina .
Le operazioni d'inventariazione si sono articolate in varie fasi, determinate sia dalla necessaria applicazione della dottrina archivistica sia da problemi contingenti dovuti alla situazione logistica.
Esito di tale intervento, effettuato da una funzionaria allora in servizio presso la Soprintendenza archivistica per l'Umbria e da un'operatrice della Comunità montana in servizio presso il Comune, è un inventario cartaceo realizzato a partire dal 1996 e successivamente riversato nel programma Sesamo 4.1.
La documentazione si trovava, inizialmente, in due sedi diverse: parte nel locale, al piano terra del palazzo comunale e parte in due stanze nell'edificio della ex scuola media.
Nel primo deposito erano conservati circa 160 pezzi (tra registri e buste), la maggior parte dei quali apparteneva alla serie dei "Registri del Vicario, mentre il resto della documentazione era costituito dal carteggio amministrativo, dai documenti del Monte frumentario o dell'Abbondanza e da poche carte appartenenti ai comuni di Castel San Felice e di Grotti, un tempo comuni autonomi divenuti poi, intorno al 1880, frazioni di Santa Anatolia di Narco. La parte più consistente della documentazione si trovava, come già detto, presso l'ex scuola media ed era per lo più accatastata a terra e confusa con l'archivio di deposito. Inizialmente si è provveduto all'individuazione della documentazione facente parte dell'archivio storico, utilizzando una schedatura preesistente, prodotta da un precedente intervento ad opera della Cooperativa sellanese, e consistente di circa cinquecento schede, non ordinate né cronologicamente, né per serie.
Ultimata la revisione e l'approfondimento del materiale schedato, si è notato che la documentazione presentava enormi lacune, non solo per il periodo più antico ma anche per il secolo XIX e per la prima metà del '900. La causa, fu detto, era da ricercare in un saccheggio, con relativo incendio, avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale. Nonostante questa motivazione plausibile, ma non del tutto convincente, e visto il totale disordine in cui versava l'archivio di deposito, si è ritenuta necessaria una revisione complessiva e sistematica di tutta la documentazione dell'archivio di deposito. Al termine di quest'operazione, che ha comportato lo spostamento e la verifica di tutto il materiale, sono stati trovati, per un totale di circa quattro metri cubi, documenti a partire dal sec. XVII fino al 1956, riguardanti serie e fondi diversi, più precisamente: registri delle deliberazioni, protocolli, atti contabili, carteggio amministrativo, carte dell'Opera pia Medei, dell'ECA e dell'Ufficio di conciliazione. A questo punto si è suddiviso il materiale in base alle serie e ai fondi d'appartenenza per poterlo trasferire nella sede definitiva, dove è stato poi inventariato. Si segnala che il fondo ha subito notevoli manomissioni causate da una serie di eventi sfavorevoli, tuttavia la causa principale, come per molti altri archivi comunali e non solo, è da ricercare in decenni di incuria e disinteresse. Molti documenti, infatti, sono stati danneggiati dall'umidità, parte di questi, come alcuni registri del vicario, conservati in una cassa, sono ormai irrecuperabili.
Le lacune più consistenti riguardano il periodo preunitario del quale restano solo poche tracce di tutta la documentazione prodotta in almeno settecento anni di storia. Mancano, infatti, quasi del tutto gli atti contabili, il carteggio amministrativo, i registri del Monte frumentario. Nel fondo non è conservato alcun esemplare degli statuti prodotti dal XIV al XVI secolo. L'originale dello statuto più recente, emanato il 5 luglio 1551, si trova presso l'Archivio di Stato di Roma. Durante i pontificati di Pio VI (1775-1799) e di Pio IX (1846-1878), la Congregazione del Buon Governo iniziò infatti una raccolta sistematica delle copie degli statuti comunali sia dei territori soggetti allo Stato pontificio sia di altri Stati italiani. Purtroppo il Comune di Sant'Anatolia di Narco, non avendo provveduto a farne una copia, inviò l'originale (1). Le pergamene appartenenti all'archivio storico comunale di Sant'Anatolia di Narco furono trasferite per un breve periodo nell'Archivio di Stato di Perugia nel 1979 per essere sottoposte a un primo, indilazionabile, intervento di ripulitura, spianamento e regestazione. Sempre per le pergamene, si segnala, un intervento che ha portato nel 2007 alla riproduzione digitale delle stesse, analogamente a quelle conservate all'interno dei fondi dei comuni della Valnerina, nell'ambito del progetto SAV.
(1) Le norme, entrate in vigore il 1° novembre 1551, furono redatte da Roberto Rainaldi, Tommaso Cristophori e Pieragostino Antonii, statutari, e dal notaio esemplante Piergiuliano Antonii del castello di Paterno della valle di Narco. Il registro, costituito da 116 carte, è in parte membranaceo e in parte cartaceo e contiene, nelle prime trentasei carte, i capitoli dello statuto, mentre nelle restanti sono registrate le riforme alle norme statutarie a partire dal 1562 fino al 1689. Di questo registro esiste una riproduzione fotostatica, non molto leggibile, delle sole prime trentasei carte, quelle cioè relative allo statuto. Esiste poi, presso la Sezione di Archivio di Stato di Spoleto, un frammento membranaceo dello statuto redatto nel sec. XV e dodici carte che lo compongono, in particolare le cc. 1r e 2v non sono sempre leggibili, non è quindi databile con esattezza anche se, dalle approvazioni e dalle riforme apportate dai priori di Spoleto, si può affermare che fu redatto anteriormente al 28 ottobre 1420 (indizione tredicesima). In quel giorno, infatti, i priori di Spoleto riformarono il capitolo riguardante il divieto di pascolo degli animali porcini. Testimonianza della redazione di uno statuto antecedente a quello del XV secolo si ha dal carteggio amministrativo comunale, dove è conservato un fascicoletto avente per oggetto "Inventari dell'Archivio - Antiche pergamene". Queste carte documentano i rapporti intercorsi tra il sindaco di Sant'Anatolia di Narco, il direttore dell'Archivio di Stato di Roma e il sotto prefetto del circondario di Spoleto in merito al fondo pergamenaceo, conservato presso il Comune di Sant'Anatolia, e alle pergamene dell'ex Comune di Gavelli. Nel 1906, infatti, il sindaco di Sant'Anatolia di Narco inviò al direttore dell'Archivio di Stato di Roma, affinché fossero studiate, trentasette pergamene, tra le quali si trovava anche un libro in pergamena contenente gli statuti originali del Trecento. Il direttore dell'Archivio di Stato di Roma restituì parte delle pergamene un anno dopo, trattenendo presso di sé lo statuto trecentesco ed altri tre documenti pergamenacei, contenenti disposizioni statutarie, per poterli studiare con più attenzione, facendo anche un riscontro con lo statuto del 1551 che, come è stato già detto, si trovava presso l'Archivio di Roma. Sempre in quegli anni il sindaco di Santa Anatolia di Narco riuscì ad entrare in possesso, non senza difficoltà, di alcune pergamene di Gavelli, ex comune divenuto ormai frazione, che appartenevano al Comune di Sant'Anatolia di Narco. Anche questi documenti vennero inviati a Roma e il direttore dell' Archivio di Stato di Roma dichiarò, in una altra lettera del 18 aprile 1908, di aver ricevuto quattro pergamene e due fascicoli in pergamena degli statuti dei comuni di Gavelli e Monteleone. Questo carteggio termina nel 1907 con la richiesta del sindaco che gli vengano restituite le pergamene che ancora si trovano a Roma. Da quella data in poi non si hanno più notizie. Le pergamene della serie "DIplomantico", attualmente possedute dal Comune, è senza dubbio una parte della documentazione inviata, circa un secolo fa, a Roma; purtroppo, tra queste pergamene non vi è alcuna traccia dello statuto trecentesco di Sant'Anatolia di Narco né di quelli di Gavelli e di Monteleone. Sicuramente perdute sono anche le pergamene con argomenti di carattere statutario e le quattro riguardanti Gavelli. Per quanto riguarda la documentazione inviata all'Archivio di Stato di Roma, sarebbe interessante sapere se presso questo Istituto è possibile rintracciare dati utili per conoscere come si sia concluso il carteggio tra il Comune di Sant'Anatolia e lo stesso Archivio di Stato. Infine, è auspicabile che vengano restituite alla comunità che le produsse, anche se sotto forma di microfilm, le riformanze registrate in calce allo statuto cinquecentesco.
Contenuto: Il fondo si compone di 262 unità, di cui 43 pergamene, 211 registri e 8 buste, comprese negli anni 1315-1860. Comprende documetnazione prodotta dal Comune preunitario nello svolgimento della propria attività istituzionale, amministrativa e contabile: nello specifico, pergamene, registri del vicario e dei consigli, carteggio amministativo e contabile, tabelle, documentazione di natura contabile, registri riferiti al riparto del pasaggio delle truppe e alla fabbrica del ponte di Sant'Anatolia, registri redatti dai notai cancellieri. Si segnala inoltre la presenza di materiale prodotto dal Monte frumentario di Sant'Anatolia di Narco, attivo, sulla base della documentazione pervenuta, tra il 1638 e il 1761.
Criteri di ordinamento:
Individuazione di 12 serie sulla base della tipologia documentaria e dei livelli di attività dell'Ente. Ordine cronologico delle unità. Numerazione chiusa delle unità da 1 a 262.
Redazione e revisione:
Tedeschi Paola, 10/10/1996, ordinamento e inventariazione / Fibraroli Antonella, 10/10/1996, ordinamento e inventariazione