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Carattoli, Perugia, sec. XVIII - sec. XX

  • Famiglia
  • Luogo: Perugia
  • Estremi cronologici: sec. XVIII - sec. XX
  • Intestazioni:
    Carattoli, Perugia, sec. XVIII - sec. XX
  • Nei secoli XVIII e XIX operò a Perugia la famiglia di artisti Carattoli. Capostipite della famiglia fu Pietro (1703-1766), architetto e decoratore al quale sono ascrivibili numerosi lavori eseguiti per le chiese di S. Domenico, di S. Spirito, di S. Francesco al Prato - con ricostruzione dell'interno - e di altre chiese perugine, nonché le decorazioni di alcuni palazzi nobiliari - tra i quali Donini-Ferretti, Antinori poi Gallenga Stuart - e un certo numero di disegni per ulteriori lavori, come ad esempio quelli relativi al teatro del Pavone.
    L'opera di Pietro Carattoli venne proseguita dal figlio Valentino, morto nel 1780, che decorò le chiese della cattedrale di S. Lorenzo, di S. Filippo Neri, di S. Pietro e di S. Maria di Monteluce, e da suo figlio Luigi, nato nel 1756, che eseguì le decorazioni della navata destra del duomo e, nel 1804, la mostra dell'orologio del palazzo comunale (1).
    Giuseppe Carattoli, figlio di Luigi (Perugia 1783 - Roma 1850), pittore, si formò in Perugia alla scuola di Vincenzo Camuccini e di Gaspare Landi. Dell'artista si conservano, nell'Accademia di belle arti di Perugia - istituto in cui il Carattoli fu docente di Pittura, nel 1841 (2) - alcuni disegni di buona qualità, una tela giovanile eseguita per la chiesa di S. Maria della Misericordia (1812), il piccolo dipinto di "Cristo che resuscita il figlio della vedova di Naim" (1818), un ritrattino di papa Pio VII (1814) e un altro ritratto incompiuto di Salvatore Betti. Al Carattoli sono attribuite 12 "vedute perugine", incise in gioventù, su disegno di Vincenzo Monotti (1811), un Crocifisso e un S. Andrea dipinti per la chiesa di S. Maria di Sorbello (1818) e alcune copie di un certo pregio, come ad esempio quella della tavola peruginesca con la Madonna e santi oggi collocata in S. Maria Nuova, a Perugia, al posto dell'originale conservato alla National Gallery di Londra.
    Gran parte dell'attività dell'artista, essendo il medesimo "pittore restauratore del Camerlengato", fu assorbita da interventi di restauro di opere d'arte esistenti in varie città e località dello Stato pontificio, nonché da ispezioni per la verifica dello stato di conservazione degli oggetti artistici o per l'esame dei lavori di restauro eseguiti da altri (3). Tra le altre pitture furono restaurate quelle di Benvenuto Tisi, detto Benvenuto Garofalo e quelle di Innocenzo Francucci, detto Innocenzo da Imola, conservate a Ferrara e ad Imola (1839), i quadri della Pinacoteca di Bologna, gli affreschi del Perugino nel Collegio del Cambio a Perugia (1834) e altre pitture ad Assisi e a Montefalco; infine, i dipinti del Cavalier d'Arpino in Campidoglio a Roma (1841). Il Carattoli era tenuto ad ottemperare alle direttive impartite dal Camerlengato in ordine alle visite e alle ispezioni e a redigerne apposite relazioni, a richiesta delle autorità superiori e degli enti proprietari o detentori delle opere d'arte, sui restauri effettuati o da effettuare e sullo stato di conservazione dei dipinti e degli affreschi: si segnalano, ad esempio, le pratiche per il restauro dei due quadri del Perugino e del Bonfigli conservati nella chiesa parrocchiale di S. Maria in Corciano (1838), di un altro quadro del Perugino conservato nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Senigaglia (1842) e le perizie sulle pitture del Campidoglio, in Roma (1842); infine, sono da menzionare le relazioni "sulle vetrate a colori esistenti nelle due basiliche di S. Francesco in Assisi" restaurate dal pittore Giovanni Bertini (1839).
    Giuseppe Carattoli ricoprì anche le cariche di "cassiere e bollatore degli ori e degli argenti" (1826) e di consigliere nella Commissione ausiliare di belle arti in Perugia (1843).
    Fondamentale, nella formazione e nella carriera di Giuseppe Carattoli, fu l'incontro con Jean Baptiste Wicar, pittore francese (Lille 1762 - Roma 1834) che ebbe l'incarico, in quanto conservatore del Museo centrale del Louvre, di selezionare le opere d'arte italiane che, com'è noto, furono requisite durante l'occupazione napoleonica. Nel corso del prolungato soggiorno del Wicar in Italia, che si protrasse a partire dagli anni dell'invasione delle truppe francesi, l'artista si dedicò non solo alla pittura e al disegno (4), ma anche al reperimento, al collezionismo e al commercio in particolare di disegni italiani antichi (si annoverano, tra gli altri, alcuni disegni autografi di Raffaello), dei quali ne raccolse un considerevole numero (5). Del Wicar Giuseppe Carattoli fu non solo allievo, ma anche erede fiduciario. Infatti, con atto del notaio Filippo Bacchetti di Roma rogato in data 28 gennaio 1834 e registrato il 17 marzo successivo, il Wicar dispose la costituzione di un'opera pia, che volle si denominasse "Opera pia Wicar", per la gestione di tutte le proprietà, designando quale erede fiduciario e amministratore il Carattoli stesso (6). Tra gli innumerevoli beni posseduti dal Wicar erano comprese varie proprietà immobiliari (per i quali il Carattoli era tenuto a compilarne l'attivo e il passivo della gestione) e un elevato numero di libri, di quadri e soprattutto di disegni. Il testatore dispose che l'Opera pia fosse amministrata a vita dal Carattoli e, alla di lui morte, passasse alla "Società dei regi stabilimenti francesi in Roma", seppure con gestione separata e distinta. Nella già richiamata "Spiegazione di fiducia per l'Eredità del fù Cav: Gio: Batta Wicar", risalente al 1834, furono date precise indicazioni relative alla destinazione dei singoli beni e soprattutto degli oggetti d'arte del Wicar.
    Giuseppe Carattoli, pertanto, ottemperò al legato testamentario di cui sopra consegnando parte del materiale artistico del pittore francese alla "Congregazione dei virtuosi al Pantheon" e all'Accademia di belle arti di S. Luca in Roma, all'Accademia di Firenze e soprattutto a quella di Perugia, contribuendo ad arricchirne in quantità e qualità le già pregevoli raccolte d'arte. Risalgono al 1835 alcuni cataloghi di oggetti artistici - quali disegni, quadri e statue - prodotti o posseduti dal Wicar, alcuni dei quali furono stimati e messi in vendita (7). Giuseppe Carattoli morì nel 1850 ma i figli Luigi e Raffaele, ciascuno con le proprie attitudini e con la propria individualità, lasciarono un contributo indubbiamente considerevole nel campo dell'arte.
    Luigi Carattoli (Perugia 1825-1894), pittore e cultore d'arte, frequentò l'Accademia di belle arti di Perugia seguendo, in particolare, i corsi del professor Silvestro Valeri dal cui insegnamento purista sviluppò uno spiccato interesse e una forte passione per l'antica arte umbra.
    Il primo incarico ufficiale di Luigi Carattoli fu la nomina nella Commissione artistica della Provincia dell'Umbria, istituita nel 1860, ed in quella del Mandamento di Assisi (1863), uffici preposti precipuamente alla inventariazione degli oggetti d'arte, con particolare riferimento a quelli già appartenuti ad istituzioni e corporazioni religiose e confiscati con le demaniazioni del 1860 e degli anni successivi; al suddetto incarico ne seguirono altri, quali la nomina a regio ispettore dell'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti delle Marche e dell'Umbria e di facente funzione di direttore dei musei antichi di Perugia (1882). Ricoprì, inoltre, l'ufficio di direttore dell'Accademia di belle arti in Perugia dal 1888 al 1891 (8) e di esattore dell'Opera pia Wicar in Perugia, per conto della "Administration des etablissements de la France à Rome et à Lorette" il cui amministratore generale era Deshorties de Beaulieu.
    Luigi Carattoli fu una delle personalità più interessanti e più dinamiche nella Perugia della seconda metà del XIX secolo, specialmente in ordine al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico dell'Umbria. Egli intrattenne una fitta corrispondenza con vari soggetti pubblici e privati (9), ebbe contatti con amministratori locali, nei confronti dei quali esercitò un'intensa opera di sensibilizzazione riguardo alla conservazione degli oggetti artistici, esaminò e stimò opere d'arte antiche e moderne conservate in collezioni private, come quelle di proprietà del conte Giuseppe Conestabile Della Staffa, della famiglia Oddi di Perugia (1867) e, dieci anni dopo, della famiglia Ranghiasci di Gubbio.
    Per conto dell'Accademia di belle arti di Perugia ebbe rapporti con varie istituzioni culturali, tra le quali il Museo Kensington di Londra.
    Formulò proposte sulla destinazione di monumenti, complessi architettonici (principalmente perugini), dipinti ed altro ancora, esprimendo talvolta anche parere negativo come ad esempio in ordine alle ipotesi per il cambio d'uso del monastero di S. Giuliana e del convento di S. Domenico in Perugia, oppure circa il trasferimento dell'organo dalla chiesa di S. Maria della Misericordia alla chiesa di S. Ercolano (1892).
    Produsse una notevole quantità di appunti, spesso rielaborati e confluiti in relazioni, sulla biografia di molti artisti e sulle relative opere, nonché sulla storia civile e religiosa di vari centri abitati tra i quali Bastia, Casacastalda, S. Terenziano e Valfabbrica; stese relazioni sulla storia e sulle opere d'arte conservate in pregevoli complessi architettonici, come ad esempio Palazzo Trinci a Foligno (1882) e le residenze municipali di Città di Castello e di Marsciano, per i quali fornì le misure nonché annotazioni sulle caratteristiche architettoniche e sui materiali di costruzione.
    Compilò note relative agli oggetti artistici sostituiti agli originali, con particolare riferimento a quelli, appartenuti ad istituzioni e a corporazioni religiose, che furono requisiti nel 1860 e negli anni successivi.
    Tenne conferenze di argomento storico-artistico, in particolare sull'archeologia cristiana, presso la locale università; acquistò una gran quantità di libri e di manoscritti, parte dei quali destinati alla biblioteca archeologica e ai gabinetti di archeologia e del medioevo presso l'Università. Si adoperò per incrementare le raccolte di oggetti artistici conservati nei Civici musei di Perugia, dai quali ebbero origine il Museo archeologico nazionale dell'Umbria e la Galleria nazionale dell'Umbria; Luigi Carattoli, infatti, fu anche vicedirettore onorario e viceconservatore dei musei antichi di Perugia. La documentazione pervenuta attesta in particolare i contatti avuti dal Carattoli e le spese sostenute per gli acquisti e per il trasporto di oggetti da destinare ai Civici musei e per l'ordinamento delle raccolte (1887). Si interessò inoltre alla selezione di opere d'arte da inviare alle esposizioni artistiche.
    Diede il proprio parere, su richiesta o di propria iniziativa, in merito allo stato di conservazione delle opere nonché ai restauri effettuati - quali ad esempio quelli relativi all'affresco di Raffaello nella chiesa di S. Severo - e al distacco di affreschi.
    Eseguì moltissimi disegni riproducenti le epigrafi, le iscrizioni di lapidi, i monumenti sepolcrali e, talvolta, gli stessi reperti, anche se, nella maggior parte dei casi, il Carattoli omise di riportare la data dell'esecuzione del disegno e la datazione degli oggetti raffigurati.
    Luigi Carattoli fu legato da profonda amicizia con il professor Mariano Guardabassi, anch'egli pittore e storico dell'arte, con il quale collaborò nelle ricerche sull'antica arte umbra (10).
    Le notizie su Raffaele Carattoli, fratello di Luigi, non sono molte. Di lui si sa che aprì con il collega Raffaele Omicini un importante studio di scultura e, dopo la chiusura di questo, eseguì con lo stesso Omicini il restauro delle parti decorative del Palazzo del Popolo. Attribuite a Raffaele Carattoli sono la lapide marmorea con bassorilievi, realizzata in memoria del professor Lorenzo Massini, e una scultura raffigurante "la piccola Buattini" in collaborazione con Omicini.
    La figura e l'opera di Alessandro Carattoli, allo stato attuale non è neppure parzialmente ricostruibile. Non si dispone di riferimenti concreti neppure per stabilire se questi abbia avuto una formazione e interessi artistici o si sia dedicato ad attività completamente diverse.
  • Redazione e revisione:
    Angeletti Vittorio, 22/08/2008, ordinamento ed inventariazione