L'origine dell'Ospedale maggiore, denominato in origine "di San Michele", risale probabilmente all’opera dei frati dell'Ordine degli Umiliati. Ubicato nel borgo di Sant'Agabio, ad est della città, era destinato a prestare soccorso ai poveri e ad offrire ospitalità ai pellegrini, ottenendo notevoli lasciti che ne aumentarono la ricchezza patrimoniale. Nel 1479 il duca Gian Galeazzo Maria Sforza e Bona di Savoia aggregarono all'Ospedale di San Michele gli altri sette ospedali cittadini, concentrazione confermata dalla bolla del papa Sisto IV del 12 novembre 1482, con la quale prese il nome di Ospedale maggiore della carità. Mantenne invece la sua autonomia l'Ospedale di S. Giuliano, retto dal Paratico dei calzolai. Nel 1486 il papa Innocenzo VIII emanò una bolla contenente indulgenza plenaria per i donatori in favore di bambini orfani e abbandonati, mentre nel 1508 il papa Giulio II unì all'Ospedale maggiore la Prepositura di Santa Maria di Sillavengo. Tra il 1625 e il 1643 venne costruita una nuova sede dentro le mura della città. Il nuovo edificio, sorto su progetto dell'architetto Soliva, contemplava un cortile centrale, tuttora esistente, intorno al quale si aprivano i più importanti locali adibiti a ricovero dei malati ed ai servizi. Tra i numerosi interventi di ampliamento delle strutture architettoniche, documentati a partire dal Seicento, vi furono quelli dell'architetto Francesco Martinez per i reparti delle inferme e la realizzazione della nuova chiesa ad opera dell'ingegnere Stefano Ignazio Melchioni nella seconda metà del Settecento, cui seguirono ulteriori progetti per il fronte principale dell'edificio durante la Restaurazione. L'Ospedale maggiore, insieme all'Ospedale di San Giuliano e ad altre opere pie, passò dal 1769 sotto l'amministrazione della Congregazione di carità. Durante il governo napoleonico fu ulteriormente concentrato sotto la Commissione centrale delle pie istituzioni. L'amministrazione degli esposti, incorporata fin dalle origini tra le funzioni dell'Ospedale, a seguito dell’emanazione delle regie patenti 15 ottobre 1822 venne posta sotto il controllo dell'amministrazione statale, pur rimanendo concretamente incardinata nel governo dell'Ospedale. Un nuovo regolamento del 1835 stabilì che nell'Ospedale dovessero esservi accolti pazienti psichiatrici e affetti da malattie veneree e contagiose. Nel 1839-1841 vennero ampliati i reparti interni per ospitare un maggior numero di infermi, mentre un grandioso progetto di ampliamento e riorganizzazione degli spazi venne previsto dall'architetto Antonelli nel 1849-1864. Un'ulteriore concentrazione sotto una sola amministrazione sanitaria avvenne nel 1929, quando furono annessi l'Ospedale di San Giuliano e l'Istituto De Pagave. A seguito della Legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale, con Delibera regionale dell'11 dicembre 1980 l'Ospedale venne inserito nella Unione Sanitaria Locale 51. Il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 17 dicembre 2007, n. 100, modificò infine lo status giuridico dell'Azienda ospedaliera "Maggiore della Carità" di Novara in "Azienda ospedaliero universitaria".
Condizione giuridica:
Pubblico
Tipologia:
ente di assistenza e beneficenza
Redazione e revisione:
Bibliografia:
L'Ospedale maggiore della Carità. Memorie storiche
Gli archivi dell'Ospedale maggiore della Carità. Alcuni appunti, in "Bollettino storico per la provincia di Novara", LXXIII, pp. 26-32
L'Archivio dell'Ospedale della Carità di Novara, in M.F. Baroni, L'Ospedale della Carità di Novara. Il Codice vetus: documenti dei secoli XII-XIV, pp. VII-XXXI
L'Ospedale maggiore della carità di Novara. Storia per immagini della più antica istituzione assistenziale novarese
L’Archivio dell’Ospedale maggiore della carità di Novara e l’Ospizio degli esposti: sedimentazioni archivistiche e vicende istituzionali sull’assistenza tra Sesia e Ticino, in "Assistance, protection et cotrôle sociale dans les états de Savoie et les états voisins" (giornata di studi, Nice, 27-29 novembre 2019)
La casa della carità di S. Michele e gli Esposti di Novara, in "Bollettino Storico per la Provincia di Novara", XIX, fasc. I, pp. 4-17
La ruota di Novara
L’Archivio dell’Ospizio degli esposti, in "Lo scrigno della memoria", Secondo volume, pp. 57-73