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Comune preunitario di Fossato di Vico, Fossato di Vico (Perugia), 1374 - 1863

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1374 - 1863
  • Intestazioni:
    Comune preunitario di Fossato di Vico, Fossato di Vico (Perugia), 1374 - 1863
  • Altre denominazioni: Comune preunitario di Fossato di Vico
  • Comune preunitario di Fossato di Vico
    Introduzione storico-istituzionale

    Il castello di Fossato di Vico (la romana Helvillum) ha, per lungo tratto di tempo, costituito l'avamposto più avanzato del dominio di Perugia verso le Marche, sulle direttrici per Gubbio e Fabriano.
    Già dominato, a partire dal sec XII, dai Bulgarelli la cui politica di alleanze, a seconda dei momenti, oscillò tra Gubbio e Perugia, fu sempre oggetto delle particolari attenzioni politico-strategiche di quest'ultima a causa della sua posizione di particolare importanza geografica, viaria e territoriale.
    La più antica notizia certa che del castello si conosca risale al 1187, anno in cui Bulgarellus Actonis Anselmi, signore del castello medesimo, fa atto di sottomissione alla città di Gubbio. Tuttavia il possesso definitivo di Fossato da parte di Perugia si può far risalire solamente al 1273 allorché i Bulgarelli la vendettero a questa per la somma di 1600 libbre. Da allora Fossato rimane sotto il dominio dei perugini, quasi senza soluzione di continuità, sino alla dominazione francese dei secc. XVIII-XIX.
    Il più antico assetto dell'organizzazione amministrativa del castello di Fossato di Vico lo si deduce principalmente dagli Statuti del 1386 (e successive riforme quattrocentesche) nei quali le cariche istituzionali sono definite in modo da delineare il profilo di una comunità rurale dipendente dal Comune di Perugia ed appartenente alla circoscrizione di Porta Sole di questa città, come emerge in particolare dalla documentazione catastale.
    La carica più importante è quella del Vicario (di norma un notaio) designato dalla città dominante concordemente con i rappresentanti della stessa comunità (e quindi non imposto) che si pronuncia in ciò attraverso un Consiglio generale (publica et generalis adunantia communis hominum et universitattis castri) e per essa città dominante preposto alle principali funzioni di amministrazione della giustizia e controllo della vita civile.
    Il Vicario, oltre a quella primaria di giudice civile, criminale e dei danni dati, esercita una molteplicità di funzioni collaterali: convoca le arenghe (asemblee) di concerto con il Sindaco generale; provvede a fare eleggere i Custodi dei monti, i Massari (preposti soprtattutto alle funzioni di controllo del pane e della carne), i Custodi della grascia (approvvigionamento alimentare). Emana bandi e li fa promulgare; si occupa di tutte le scritture pubbliche e talora di quelle private; esercita il controllo sulla tenuta dei conti della comunità; si occupa di edilizia. Alla fine del suo mandato, di norma semestrale, viene sottoposto, assieme alla sua famiglia a sindacato di tre giorni durante i quali deve, se richiesto, rendere ragione del suo operato.
    Affiancano il Vicario nelle sue funzioni:
    - Il già citato Consiglio generale composto da esponenti hominum et personarum universitatis castri et villarum che si riunisce per deliberare almeno una volta al mese. A causa delle lacune iniziali dello Statuto, in cui probabilmente erano delineate le funzioni ed il numero dei componenti del Consiglio stesso, non si conosce la originaria specificità della sua conformazione che invece si deduce più chiaramente dalle Riformanze. In analogia con istituti similari (ed in relazione alla riformanza del 17 febbraio del 1418 dello stesso Statuto) vigenti in altre analoghe comunità si può a ragione ritenere che esso fosse composto e convocato per capita domorum, ossia da un esponente per ogni fuoco o famiglia.
    -I Baiuli con il compito di banditori, ed esattori a diverso titolo.
    - il Camerlengo o Camerario con il compito di tenere la contabilità della comunità negli appositi registri delle entrate e delle uscite. Riscuote direttamente i proventi derivanti dalle pene pecuniarie inflitte per condanna dal Vicario nell'esercizio della giustizia.
    - Berrovieri, ossia 10 funzionari con il compito di polizia giudiziaria (i birri) contro gli inadempienti e con il compito di effettuare anche citazioni e prescrizioni.
    -I Custodi del Monte ossia 25 persone con il compito di esercitare la vigilanza del Monte Comune ossia quella montana proprietà collettiva della comunità dalla quale la comunità stessa trae una delle principali fonti di sostentamento.
    -I Campanari ossia due vigili preposti al controllo dei campi (due per il castello e due per ogni villa). Durano in carica da marzo a settembre periodo migliore anche per l'esercizio della vigilanza notturna.
    -I Capitani e le guardie eletti dai Consiglieri del castello, da quelli delle parrocchie e da quelli delle ville con compiti controllo, vigilanza e difesa da ogni maleficio e con l'incombenza di catturare i malfattori e tradurli in carcere.
    - Il Sindaco Generale del castello scelto a sorte dai consiglieri e massari con il compito di far riunire il Consiglio una volta al mese nel palazzo e fuori del palazzo della comunità.
    - Il Sindaco per l'Ospedale del Trivio. Eletto dai Consiglieri e dal Sindaco generale dura in carica un anno con il compito di amministratore e con il compito di spendere a favore dell'ospedale medesimo tutte le entrate che al tempo del suo incarico siano pervenute nelle sue mani. In particolare questo ospedale, in cui iacere possint pauperes, e posto fuori della cinta muraria castellana, ospitava anche i mercanti che giungevano in Fossato ogni domenica per il mercato che si teneva ante ecclesiam sancti Benedicti.
    Le lacune che gli statuti presentano non ci consentono di ben circoscrivere la figura istituzionale del Consiglio speciale, operativamente presente nei verbali delle Riformanze e con compiti più esecutivi che deliberanti o, in ogni caso, come per le analoghe figure riscontrabili in comunità similari, con il compito di prendere provvedimenti in materie di specifica delicatezza ed importanza.
    Questo impianto istituzionale durò sostanzialmente immutato sino alla dominazione francese che, in due riprese (1789 - 1798: Repubblica Romana e 1809 - 1815: Regno d'Italia) inserì Fossato nel Dipartimento del Musone e del Tronto (capoluogo Macerata) con dipendenza dal Distretto e Cantone di Fabriano, sottraendo il castello alla dipendenza da Perugia e sottoponendolo ai sistemi istituzionali portati d'oltralpe.
    La documentazione relativa definisce, per il periodo del Regno d'Italia, la municipalità di Fossato, come Comune dipendente dal Podestà di Fabriano.
    Con il 1815, dopo il Congresso di Vienna, nell'ambito delle "recupere" dei territori fatte a favore dello Stato ecclesiastico Fossato, in virtù del Moto Proprio di Pio VII, promulgato il 6 luglio del 1816, che stabiliva un nuovo totale riassetto dell'amministrazione pubblica e territoriale dello Stato pontificio, venne a far parte della Delegazione di Perugia, retta da un Governatore e venne amministrata, come Appodiato (ossia come comunità soggetta) della stessa Perugia, da un Sindaco dipendente dalla comunità principale, essendo stato al capoluogo umbro restituito il territorio di antico regime grazie alla soppressione dei comuni autonomi istituiti nel suo ambito in epoca francese.
    Ciò fino al 26 novembre del 1817 allorché a seguito di numerosi reclami frapposti dagli appodiati e dalle frazioni che si sentivano penalizzate dal nuovo assetto, venne ridefinito il riparto territoriale. Nel nuovo sistema Fossato venne riconosciuto Comune autonomo, incluso nel governo distrettuale di Gualdo Tadino ed amministrato da un Consiglio, da un Gonfaloniere e dagli Anziani.
    Dopo la breve parentesi della seconda Repubblica Romana del 1849, e dopo la restaurazione dell'amministrazione pontificia, nel 1860 Fossato fu annesso al Regno d'Italia.
  • Redazione e revisione:
    Guarino Francesco, 01/11/2003, ordinamento ed inventariazione