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Monte di Pietà di Norcia, Norcia (Perugia), 1490 - 1930

  • Ente
  • Estremi cronologici: 1490 febbraio 14 - 1936
  • Intestazioni:
    Monte di Pietà di Norcia, Norcia (Perugia), 1490 - 1930
  • Altre denominazioni: Monte di Pietà di Norcia
  • La testimonianza più antica della sua esistenza risale al giugno 1466: Benedetto di Meo di Passarone, nel testamento rogato il 27 giugno 1466 dal notaio Lazzaro di Battista di Antonio Fusconi da Norcia, lascia una somma di denaro al convento degli Osservanti e un fiorino al Monte di pietà (1). Tra i possibili ispiratori della sua nascita è stato indicato il francescano fra Fortunato da Perugia, fondatore di numerosi altri Istituti dei pegni a partire proprio dal 1466 (2).
    Riguardo alla sede, sappiamo che nel 1469 era nella guaita di S. Benedetto, nella zona centrale della città, sotto il Palazzo del capitano, presso la piazza principale. Successivamente, la sede fu quella nell'attuale Via Cesare Battisti.
    Nei primi anni '80 dello stesso secolo l'attività del Monte sembra essere molto diminuita: nel 1485 il Comune ne incamerò il capitale liquido.
    Nel testamento del 1488 di Giacomo di Antonio di Onofrio Vagnoli, del Monte si parla come nuovamente ordinato "per fratrem Andream de Faventia predicatorem in terra Nursie et per fratres Annunptiate" (3). Andrea da Faenza, una delle più rilevanti figure del francescanesimo dell'epoca, oltre a svolgere un'intensa attività di predicatore, fu fondatore di Monti frumentari, a partire da quello di Foligno, fondato agli inizi del 1488 e finora testimoniato come il più antico (4). A Norcia, in questo stesso anno, aveva la carica di guardiano del convento dei Minori Osservanti dell'Annunziata e tenne un corso di predicazione.
    Dopo la rifondazione ad opera di frate Andrea, se ne accollarono la gestione due congregazioni laicali di Norcia, la confraternita di S. Bernardino, retta da priori, consiglieri e camerlenghi, e quella di S. Maria degli Angeli, guidata da un rettore, da un camerlengo e dai "discreti"; entrambe le confraternite facevano riferimento costante ai Francescani Osservanti del convento dell'Annunziata, dal quale il Monte stesso prese la denominazione.
    È giunto a noi il testo dello statuto del Monte di pietà del 14 febbraio 1490, che contiene trentaquattro capitoli, ma un primo gruppo di ventuno capitoli, datati 25 novembre 1487, sono rintracciabili in un protocollo del notaio Sertorio di Mariano Quarantotto da Norcia, e confluirono poi, anche se modificati, in quelli del 1490; il 2 febbraio 1496 furono aggiunti altri quattordici nuovi capitoli, relativi ai camerlenghi, agli ufficiali venditori dei pegni e all'interesse (agio o guiderdone di tre denari il mese per ciascun fiorino) da destinarsi al pagamento degli ufficiali (5).
    Secondo lo statuto, a ciascuna delle due confraternite spettava il compito di eleggere con una votazione un camerlengo; all'elezione doveva presiedere il padre guardiano del convento dell'Annunziata, o un suo incaricato.
    L'ufficio dei camerlenghi durava sei mesi; essi avevano il compito di custodire i pegni, i denari, i beni mobili e immobili del Monte e quello di prestare denari a chi ne avesse bisogno tra i cittadini di Norcia e del distretto, nonché ai forestieri abitanti nella zona. La quantità massima di denaro in prestito era un fiorino per ciascuna famiglia, in cambio di un pegno di valore almeno doppio del prestito.
    Il camerlengato doveva essere accettato, per chi lo avesse rifiutato era prevista una pena in denaro. I pegni non potevano essere venduti prima di sei mesi dalla data in cui erano stati impegnati.
    Le scritture ufficiali del Monte avevano lo stesso valore degli istrumenti pubblici.
    Potevano essere presi in pegno oggetti d'oro, d'argento, di ferro, di rame, di piombo, di ottone, perle, panni di lana, di lino, di canapa, di seta, di velluto, "guarnelli" e "ciambellotto" (6), cinture d'argento e di broccato, mentre non dovevano essere accettate in pegno armi offensive o difensive, pettini da lana o da canapa, lana filata, biade.
    I camerlenghi, insieme con i rettori e i consiglieri delle due confraternite e con il padre guardiano del convento dell'Annunziata, avevano la facoltà di correggere, riformare e aggiungere nuovi capitoli, senza limite di numero o di tenore, per il bene e l'utilità del Monte.
    Al capitolo numero 24 si diceva che il prefetto della montagna, i consoli e il capitano di Norcia, i loro ufficiali, balivi e famigli, erano tenuti a far rispettare i capitoli, a dare aiuto in caso di bisogno, a intervenire nei confronti dei debitori.
    Il banco dei pegni poteva restare aperto, senza incorrere in pene, anche nei giorni festivi.
    Qualche anno dopo, il 2 febbraio 1496, lo statuto, come già detto sopra, fu modificato con l'aggiunta di alcuni capitoli: fu stabilita l'elezione di un unico camerlengo, appartenente alternativamente a una delle due confraternite, in carica per un anno con un compenso di trenta fiorini e quarantotto baiocchi, che doveva risiedere nella sede del Monte ed essere disponibile ad assolvere i doveri del suo ufficio tutti i giorni, tranne quelli delle feste comandate. Quando era in carica il camerlengo della compagnia di S. Bernardino, i rettori della compagnia di S. Maria degli Angeli erano tenuti a rivedere ogni due mesi i libri dei pegni; nel caso inverso, il controllo spettava ai priori di S. Bernardino.
    Al camerlengo furono affiancati altri due ufficiali, anch'essi con un incarico annuale, i quali una volta per settimana dovevano dedicarsi alla restituzione dei pegni riscattati e alla vendita di quelli decaduti.
    I procuratori del Monte erano due, uno per ciascuna compagnia; a loro spettava il compito di sorvegliare l'attività e di rivedere, almeno due volte l'anno, i conti dei camerlenghi e degli altri ufficiali, compresi i grascieri del Monte frumentario. Erano i garanti per le due confraternite, ai rettori delle quali dovevano presentare i rendiconti della propria amministrazione; in caso di morte o di uscita dalla compagnia, dovevano essere subito rimpiazzati, per non interrompere la continuità dell'ufficio. Duravano in carica tre anni, durante i quali non potevano essere eletti contemporaneamente camerlenghi.
    Al Monte di pietà dell'Annunziata fu annesso, tra il 1488 e il 1489, anche un Monte frumentario. Nei capitoli del 1487 non si fa menzione di prestiti di grano, mentre in quelli del 1490 si nominano espressamente i camerlenghi del grano; quindi la creazione del Monte frumentario è ipotizzabile tra il 1488 e il 1489, nell'ambito dell'opera di rifondazione del sopraddetto fra Andrea da Faenza. Già dal secolo precedente è comunque testimoniata l'esistenza di un'istituzione con finalità analoghe, ma di diretta emanazione comunale, la "camera grani", e l'ordinamento municipale prevedeva la carica di "notarius farine" e l'ufficio del "grasciariato" (7).
    I monti frumentari nacquero, negli ultimi decenni del secolo XV, come istituti di beneficenza promossi da religiosi a favore degli agricoltori indigenti, con lo scopo di permettere la semina del grano anche in situazioni di emergenza, come carestie o altre calamità, senza dover ricorrere ai prestiti onerosi degli speculatori. All'inizio furono istituiti prevalentemente nelle città, sulla scia della predicazione itinerante dei francescani, in particolare dei Minori osservanti, in seguito, dopo il Concilio di Trento, l'azione dei vescovi, coadiuvati dagli ordini religiosi e dalle compagnie laicali, ne favorì notevolmente la diffusione nei centri rurali.
    Secondo i capitoli dello statuto del Monte dell'Annunziata, i due camerlenghi erano eletti dalle due confraternite; il grano dato in prestito doveva essere restituito entro il mese di settembre, altrimenti i pegni dati potevano essere messi in vendita nel mese di ottobre fino alla festa di Ognissanti; con il ricavo della vendita i camerlenghi dovevano acquistare grano buono e di quantità equivalente a quella prestata.
    A metà del XVIII secolo, come si legge in uno dei registri del Monte di pietà, la regola dell'alternanza tra le due confraternite nella scelta dei "ministri" fu abolita con un decreto dall'autorità vescovile "in atto di Sagra Visita", in data 6 dicembre 1758. Allo scopo di evitare l'insorgere di "discrepanze, fazzioni, ed impegni nella elezzione de' Ministri", si ordinava ai confratelli della Madonna degli Angeli e di S. Bernardino di riunirsi in un'unica assemblea, nel giorno del Corpus Domini, e di procedere insieme all'elezione di tre ministri, vale a dire un cassiere, un conservatore dei pegni e uno stimatore (8).
    Nel 1844, in un decreto emanato il 16 gennaio, il vescovo di Norcia mons. Turchi prendeva atto che le "vicende de' tempi, ed il cambiamento sul monetario sistema", insieme alla pessima amministrazione "della quale alcuni pochi individui se ne erano fatta una privativa" avevano portato alla quasi estinzione del capitale del Monte, per cui riteneva indispensabile intervenire radicalmente. L'amministrazione fu sottratta alla confraternita della Madonna degli Angeli e passò sotto il controllo di mons. Turchi, attraverso una Deputazione di nomina vescovile, istituita a questo scopo già nel dicembre del 1843; l'attività di gestione dei pegni fu affidata ad un solo ministro, in carica per un anno con il compenso di settanta scudi (9).
    Meno di dieci anni dopo, il vescovo successivo, mons. Bachettoni, reintegrò pienamente nell'amministrazione la confraternita, invitandola ad apportare tutte le migliorie possibili per l'andamento dell'istituzione e riservandosi comunque la prerogativa dell'approvazione finale di ogni decisione presa (10).
    Nel "Memoriale 1863" si riaffermava la necessità di una riforma dell'amministrazione interna e quindi di un nuovo regolamento, che in effetti fu approvato nel 1867 e confermò, come fine istituzionale, quello di "somministrare denaro in prestanza contro pegno ai poveri".

    1) ARCHIVIO NOTARILE MANDAMENTALE DI NORCIA, notaio Lazzaro di Battista Fusconi da Norcia, prot. 62, c. 10r.
    2) Per la storia del Monte di pietà si veda R. CORDELLA, "Le origini e i capitoli del Monte di Pietà e del Monte Frumentario di Norcia" in "Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria", 84 (1987), pp. 109-190.
    3) Ibidem, pp. 121-122; si veda inoltre ARCHIVIO NOTARILE MANDAMENTALE DI NORCIA, notaio Lazzaro di Battista di Antonio Fusconi da Norcia, prot. 87, c. 194.
    4) Sulla biografia di fra Andrea da Faenza e sulla sua attività di promotore di Monti frumentari, Monti delle biade e Monti di pietà si veda il saggio di M. SENSI, "Fra Andrea da Faenza istitutore di monti frumentari" in M. SENSI, "Vita di pietà e vita civile di un altopiano tra Umbria e Marche (secc. XI-XVI)", Roma, Edizioni di storia e letterartura, 1984, pp. 87-177.
    5) ARCHIVIO NOTARILE MANDAMENTALE DI NORCIA, notaio Sertorio di Mariano Quarantotto da Norcia, prot. 174, cc. 273v-275; Archivio Congregazione di carità di Norcia (d'ora in poi ACCN), Sezione III-Monte di pietà, "Registri diversi dell'Opera pia e libri delle Confraternite", "Statuti", regg. 359, 360.
    6) Il "guarnello" era una stoffa di cotone di qualità modesta, utilizzato per vesti da casa. Il "ciambellotto" era un tessuto usatissimo fin dai tempi più antichi, in origine di pelo di cammello, poi anche di altro genere di pelo, in particolare di capra. Il più conosciuto era quello di Venezia, ma ne esisteva una qualità particolare, prodotta proprio nel territorio di Norcia. Cfr. M. L. Buseghin. "Storia e tipologia delle opere tessili in Umbria", in "La Fenice. Tradizione e innovazione nel tessile umbro", a cura di M. L. Buseghin E G. Nagni, Perugia, Tip. Piemme, 2001, pp. 15-37.
    7) Cfr. R. CORDELLA, "Le origini...", cit., p. 122 ss; F. PATRIZI FORTI, "Delle memorie storiche di Norcia", Bologna, Forni Editore, 1987, pp. 134 ss, rist. anast. dell'ed.: Norcia, Tip. Micocci, 1869.
    8) ACCN, Sez. III-Monte di Pietà, "Registri diversi dell'Opera pia e libri delle Confraternite", Ministri del Sacro Monte", reg. 365, cc. 36v-43.
    9) Ibidem, "Corrispondenza", b. 381, fasc. 2, decreto del 16 gennaio 1844. Il 22 dicembre 1845 il Monte fu dotato di un nuovo Regolamento.
    10) Ibidem, "Lettera del Vescovo Bacchettoni" del 10 febbraio 1852.
  • Redazione e revisione:
    Rossetti Carlo, 15/06/1996, ordinamento ed inventariazione